Francesco Guccini, quell’artista assoluto che non ha bisogno di grandi presentazioni, spegne oggi le sue prime ottanta candeline. In realtà, il Guccio, ha deciso di festeggiare addirittura in anticipo l’epocale evento, beffandosene delle avversità fisiche e spaziali alle quale ci ha costretto questa disgraziata pandemia, e decidendo così di liberarsi, nel suo stile inconfondibile, di ogni qualsivoglia superstizione: è in questo modo che ci ha dedicato una curiosa ed emozionante diretta social la scorsa settimana, all’interno della quale il pilastro emiliano ha ripercorso la sua intensa e lunga carriera artistica in collegamento dalla sua amatissima Pavana.

La sua ottantesima “Canzone di Giugno”

Una festa quanto mai anomala quella di Guccini, specialmente considerando il fatto che il personaggio in questione non sia storicamente avvezzo né alle celebrazioni quanto alle ruggenti diavolerie tecnologiche: il punto è che questo evento sui generis è stato per sua stessa natura prezioso, perché vi stiamo parlando di una figura talmente eclettica, così intrinsecamente complessa e di un calibro tale che la divulgazione di una simile carriera, alle orecchie dei più giovani, può solo essere stata fonte di profonda riflessione ed immensa ammirazione. Insomma, questo è quello che possiamo augurarci in tempi come quelli attuali, in cui le menti appaiono inesorabilmente barricate da ignoranze sparse e molteplici.

Guccini insieme al suo immancabile bicchiere di vino. Wikipedia

Giugno, che sei maturità dell’anno, di te ringrazio Dio:
In un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io.
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
Con le tue spighe doni all’uomo il pane, alle femmine l’oro, alle femmine l’oro.

Francesco Guccini, un uomo libero

Guccini si sa, è stato grande e continua ad esserlo anche oggi per diretta conseguenza. Come mai, vi starete chiedendo. Quindi, domandiamoci ora che cosa abbia reso Francesco Guccini una persona meritevole di esclusive parole d’elogio e di genuina, assoluta considerazione. Il nostro soggetto è un uomo che è stato in grado di rendere la sua Bologna (sebbene sia modenese di nascita) molto più che un semplice capoluogo di regione, arrivando ad incoronarla con le sue parole alla stregua di un vero e proprio stato mentale in cui il concetto di libertà intellettuale regna sovrano fin dal suo primissimo esordio.

Guccio è un preparato linguista che, smessi i panni del professore, si è reso padre della più alta scena cantautorale italiana, quella più impegnata e raffinata per intenderci, che ancora insegna a chi ha la volontà di farlo ad ampliare i propri orizzonti mentali e ad avere costanti spunti di intensa riflessione ad ogni ascolto.

Una poesia lunga una vita

È anche per questo che il pubblico lo adora e lo venera, ma c’è dell’altro. Il punto centrale del successo artistico di un Guccini risiede da sempre nel suo porsi, in maniera totalizzante, come uomo integralmente libero, privo di filtri, preconcetti o maschere di sorta: una persona, insomma, che ci ha reso partecipi del suo pensare e del suo vivere, permettendoci di entrare nei singoli istanti della sua esistenza attraverso un carico poetico possente. Ne conosciamo le compagne, le esperienze, le disgrazie, gli indirizzi di residenza (ricordate il suo LP Via Paolo Fabbri 43?), abbracciando addirittura la sua stessa genealogia, fino ad arrivare a Culodritto, ovvero l’amata figlia Teresa.

Insomma, Guccini per noi non ha segreti, e la straordinarietà del fatto risiede nella sua schietta intenzionalità: Guccio, quindi, come un vero e proprio menestrello dei tempi che furono, ha preso la sua vita personale per plasmarla ad arte, e con disarmante volontà, in poesie dalle metriche complesse, ricamandole di quella sincerità mai ostentata, e mai forzata, che ancora oggi ci attira con trasporto magnetico alla sua produzione.

Guccini con Paolo Conte al Club Tenco negli anni ’70. Wikipedia

Guccini, l’anima irriducibile dell’Emilia

Decriverlo, quindi, come accennavamo in apertura, non è solo piuttosto difficile, ma forse risulta addirittura superfluo. Guccini è, per stato di fatto, un monolite del nostro cantautorato, e resta per tutti colui che non si è mai fatto scalfire da esigenze di mercato o d’immagine: le sue canzoni parlano per lui e di lui in quel modo familiare e complice mai traditosi nel tempo, facendo leva in particolare su quella sua identificativa attitudine libertaria, e puramente anarchica, che ancora oggi, alla veneranda età di ottant’anni, ancor non l’abbandona.

In ogni suo testo c’è un romanzo, un quantitativo inimmaginabile di innegabile e pura poesia. Questo è ciò che rende Guccio, personificazione perfetta dell’idea di quell’emilianità scevra dal suo proverbiale provincialismo, una delle penne più straordinarie della nostra contemporaneità, creatore di una produzione che, per l’intensità dei valori che incarna e trasmette, sarà doveroso difendere, proteggere e divulgare a discapito del tempo che passa.

L’importanza di essere Francesco Guccini

Insomma, sarà per il suo innato spirito indomito e mai arrendevole, per quella sua proverbiale lucidità onnipresente in ogni sua parola scritta e orale, ma crediamo fermamente che il nostro Guccio, per tutto quanto è stato finora detto, in realtà non sia mai invecchiato realmente dal suo debutto discografico datato 1967 con il suo Folk Beat n. 1.
Quest’uomo che delle osterie ha fatto palestra di vita, come se fossero matrice primaria di quell’inesauribile fonte creativa dalla quale attingere per dar voce e forma al senso della stessa esistenza, per noi, fondamentalmente, non conosce età, crescita e invecchiamento, trascendendo per sua propria e unica natura tutte le stagioni possibili, sia passate che future.
Per molti resta invece un’icona imperitura di quella sinistra ormai perduta, un’emblema di una coscienza politica e di classe da ammirare con nostalgia e sintomatico rispetto. In realtà, una simile e quasi forzata categorizzazione può farci sfuggire il senso profondo del modo del tutto singolare e gucciniano di essere artista: Francesco Guccini, non è solo sinistra, non è solo anarchia, ma piuttosto universalità nel suo senso più ampio. Bisogna, quindi, oggi ricordare Guccini come un esempio totale di genuinità intellettuale, da interpretare in un’ottica principalmente sociale: Guccini è di tutti e per tutti e per questo è così importante ascoltare ancora Francesco Guccini.
Ma s’io avessi previsto tutto questo
Dati causa e pretesto, forse farei lo stesso
Mi piace far canzoni e bere vino
Mi piace far casino, poi sono nato fesso
E quindi tiro avanti e non mi svesto
Dei panni che son solito portare
Ho tante cose ancora da raccontare
Per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto.
Auguri Guccio.

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