Siamo nel fiore del secondo millennio e quando si parla di Bob Marley si pensa ancora all’artista nero con i dreadlocks che fumava erba. O peggio, si pensa a “colui che ha disseminato il reggae“, come se il reggae non fosse nulla a cui prestar attenzione più di quanto richiedano moda e società, o come se fosse considerato uno “stiletto” musicale che si muove sempre sugli stessi accordi.

Bob Marley va ben oltre ciò che si pensa

C’è un motivo infatti se è diventato il giamaicano più conosciuto al mondo, e non saranno certo gli spinelli o un’acconciatura antisociale ad averlo reso così famoso.

Bob Marley è morto esattamente 39 anni fa, mentre tentava di ritornare nella sua terra natale, la Giamaica, che gli ha tolto e dato tanto.

La sua vita comincia con un’assenza: un padre che non lo ha cresciuto e che ha visto molto poco. Oltretutto, essendo questi britannico, e quindi bianco, e la madre giamaicana, quindi nera, Bob è stato fin dalla nascita etichettato come meticcio, a volte considerato perfino un reietto da quell’angolo di società in cui è cresciuto.

Sembrano tutti i presupposti per diventare una vera rock star in lotta contro il mondo, eppure quando in lui si delineavano già le colonne portanti della sua filosofia, del rock’n’roll, che iniziava a radunare folle ribelli, non ne aveva sentito molto parlare.

L’abbraccio paterno di una nuova cultura

È così che la sua identità trova forma in una religione che, tra tante cose, nei suoi precetti vede la marijuana come erba meditativa

Bob Marley conobbe il rastafarianesimo che è una vera e propria cultura religiosa, e non un semplice stile di vita come superficialmente si pensa, bensì è una religione erede del cristianesimo e monoteista. Il che vuol dire che il nostro amato giamaicano era un grande seguace di Dio: credeva fermamente nella Bibbia allo stesso modo in cui credeva nella coltivazione del valore personale dell’uomo. Come si vede nella sua Redemption Song:

«Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo liberare la nostra mente»

Curiosamente la religione rastafariana, il cui nome nasce da Ras Tafari – ove “Ras” significa ‘Capo’ e “Tafari” sta per ‘terribile – ha dato vita anche ai cosiddetti rasta perché non prevede di pettinare né tagliare i capelli.

Quando Bob Marley si ammalò di melanoma, motivo per cui morì, i suoi lunghi dreadlocks iniziavano a pesare e i capelli ad indebolirsi, al punto che Marley fu costretto a tagliarli. In quell’esatto istante leggeva dei passi della Bibbia in virtù di un momento davvero molto delicato della propria vita. I dreadlocks erano infatti un fondamentale segno di devozione e appartenenza religiosa: un distintivo rastafariano, una conferma di identità.

Un’identità che ha sempre cercato, specialmente durante la sua gioventù, quando soffriva per un padre che non lo aveva riconosciuto. E in un testo di un suo brano, “Corner Stone“, sembra alludere proprio a questo, definendosi come “la pietra che il costruttore ha scartato”, che è anche un verso dell’Antico Testamento.

«the things people refuse
Are the things they should use»

Il reggae, in questa aura spirituale, si inseriva meglio di qualsiasi altro stile musicale.

Nasce dal funk, dall’R&B, dal blues e dal jazz. Le sue origini non sono così povere, anzi viene visto come un’illusione, un luogo in cui sentire, nel mero significato del termine, è indispensabile per creare e ascoltare musica. Nel reggae le battute sono tre, e non quattro, il che vuol dire che la quarta bisogna immaginarla. E in quest’attimo, affidato al sensoriale, tutto ciò che è sempre stato visto semplicemente come uno stile che gira attorno a un paio di accordi, si annulla e si trasforma in un rapporto interattivo e spirituale, tra musicista e fruitore: ecco cos’è il reggae.

Bob Marley dava la giusta attenzione alla cura del corpo, che è un tutt’uno con l’anima, oltre ad essere un imprescindibile passaggio per dedicarsi alla scrittura. Meditazione e alimentazione, fumare erba e poi giocare a calcetto: tutto ciò era parte della sua quotidianità, tutto ciò era il motore per produrre testi come i suoi che potrebbero rappresentare una cura per il mondo intero.

«nell’oscurità deve rivelarsi la luce»

Bob Marley non amava il concetto occidentale di società, come molti di noi tutt’ora fanno, ma non vi si ribellava con fuoco e fiamme. Nella più totale tranquillità e pace con sé stesso, la evitava, molto più semplicemente.

Quando gli venne chiesto se fosse sposato, considerato il suo stile da donnaiolo inarrestabile, egli rispose: «Non mi piace lo stile di vita occidentale, l’unico che può stabilire le mie leggi è Dio». 

In lui ci sono molte risposte che per tempo abbiamo cercato e cerchiamo altrove. La sua è una rivolta spirituale, le sue armi sono benefiche e colpiscono lentamente, dritte all’anima per una pace interiore.

Ha tramandato un concetto di spiritualità che prescinde dalla religione che si sceglie. E in questo, è stato ed è tutt’ora l’unico.

Immagine di copertina © Wikipedia

 

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