di Dafne Graziano

Che effetto fa quando ti rendi conto di essere diventato ciò che hai sempre odiato? Quando ti ritrovi a vivere una vita che non ti appartiene, e ti accorgi che i panni che vesti iniziano a starti stretti? Le opzioni sono due: ti arrendi, trascinandoti in un’esistenza in cui fingi di essere ciò che non sei, oppure ti ribelli, gettando a terra la maschera che ti si era incollata addosso, e torni a essere te stesso. Travolgendo chiunque ti capiti a tiro, pronto a difendere a tutti i costi la tua identità. Per i kuTso, ovviamente, la sola scelta possibile è la seconda.

Ce lo hanno mostrato chiaramente nel video che accompagna il nuovo singolo Che effetto fa?, accolto con grande entusiasmo a Largo Venue a Roma lo scorso 11 maggio, nell’ambito del contest musicale It’s up to you!. L’album omonimo uscirà a settembre, e, per chi ha già familiarità con la band originaria di Marino, questo terzo lavoro in studio rappresenta senza ombra di dubbio un ritorno molto atteso.

I kuTso si sono guadagnati l’attenzione nazionale relativamente pochi anni fa, nel 2015, grazie a quell’incredibile (e controverso) trampolino di lancio che è Sanremo. Ma la loro storia inizia molto prima: anni di gavetta tra sale prove, contest musicali e cambi di formazione, nonché aperture a band di spicco della scena alternativa come Nobraino, Linea 77, Marta Sui Tubi; un tirocinio musicale culminato nel 2011 con l’uscita dell’EP Aiutatemi e poi nel 2013 con il primo album, Decadendo (su un materasso sporco), prodotto da 22R, Cose Comuni e Metatron.

Infine, la partecipazione al festival più famoso della musica nostrana, su suggerimento di nientepopodimeno che Alex Britti, che già negli anni precedenti aveva collaborato con la band. Occasione, questa, che i kuTso non si sono lasciati sfuggire, e che ha permesso loro di emergere da quella nicchia indie dalla quale provenivano, con tutto lo strascico di polemiche che una scelta del genere, inevitabilmente, può sollevare. Una sfida affrontata con successo, dalla quale sono usciti a testa alta aggiudicandosi il secondo posto nella sezione Nuove proposte grazie al brano Elisa e a esibizioni decisamente fuori dagli schemi, tra travestimenti eccentrici e scherzi “del kuTso” a Carlo Conti.

Sobrietà sanremese. Fonte: http://www.lettera43.it/

Con soli due album all’attivo, il loro stile risulta già ben riconoscibile, grazie soprattutto al carisma e alla voce pazzesca del cantante Matteo Gabbianelli, che oltre a essere l’autore di testi e musica è anche l’ideatore del nome della band, la cui pronuncia è lasciata al gusto del singolo (a Sanremo, inutile dirlo, si optò per la pronuncia con la “u”). Sia in Decadendo che in Musica per persone sensibili (2015), successivo all’esperienza sanremese e co-prodotto da Britti, si ritrovano continui contrasti tra musica e parole, in cui testi decisamente pessimisti e a tratti depressi sono accompagnati da melodie allegre e frizzanti.

Nei brani dei kuTso si ritrova un microcosmo travolgente e frenetico, dove non mancano autoironia e satira, che si fa particolarmente accesa in brani come Questa società e Via dal mondo, in cui esplode tutta la verve dissacrante di una band che sicuramente non le manda a dire a nessuno. Immergersi in questo universo variopinto è come viaggiare nella mente di un adolescente troppo maturo per la sua età, già stanco della vita, oppure di un adulto che non è mai voluto crescere fino in fondo. C’è spazio per l’amore, esasperato (Marzia) e cieco (Call Center), e omaggi di un certo livello a colossi della musica italiana (La canzone dell’amore perduto) e internazionale (Why don’t we do it on the road). Per non parlare dei video, piccoli capolavori che sono uno più spassoso dell’altro. Uno fra i tanti, quello di Lo sanno tutti, che vede la collaborazione dei The Pills.

Esagerati ma senza mai cadere nel caricaturale, i kuTso sembrano determinati come non mai a portare avanti la propria missione: conquistare la scena nazionale rimanendo sempre fedeli a sé stessi. Ci riusciranno? Sarà il tempo a dirlo. Del resto, da una band che tra il 2012 e il 2014 si è imbarcata nel Perpetuo Tour, collezionando più di 120 date in tutta Italia, c’è da aspettarsi davvero di tutto. Insomma, sentitevi liberi di chiamarli con la “u” o con la “a”, il risultato non cambia.

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