Johnny Marr colpisce ancora, ed il terzo LP della sua carriera solista di certo colpirà ancor più forte. A distanza di ben cinque anni dal suo primissimo esordio in solitaria con The Messenger, seguito poi immediatamente dal successivo Playland del 2014, è attesa per il prossimo 15 giugno l’uscita dell’ultimo lavoro in studio del chitarrista di Manchester, l’altra metà della mela di quel fantasmagorico e iconico gruppo chiamato The Smiths. Stiamo parlando dell’ormai attesissimo Call The Comet, prodotto dalla New Voodoo Records e registrato presso i Crazy Face Studios, all’interno del quale vedremo l’artista britannico mettersi in gioco come non mai, tentando senza timore anche quello che a prima vista può sembrare l’azzardo più rischioso.

Johnny Marr e la sua Jaguar. Fonte: Guitar Interactive

Possiamo parlare d’azzardo quando le tematiche di un progetto di tale portata appaiono troppo complesse alle orecchie dei più, quindi in apparenza poco addomesticabili e versatili rispetto alla canonicità del gusto comune. E con Call The Comet Marr prende questo rischio consapevolmente di petto, uscendo da questo scontro ideale a testa alta come ci testimonia il singolo di anteprima The Tracers, che non tradisce per i più nostalgici le tipiche sonorità marriane a cui siamo da sempre fiduciosamente ancorati. Proprio così, perché il substrato generatore proprio di questo album affonda le sue radici nella sfera politica contemporanea e perciò nel più puramente caotico contesto internazionale. Sarà quindi un album dalle forti tinte politiche quello che ci si prospetta davanti, nato dalla criticità dei giorni nostri, all’interno di quel precario e funambolico disequilibrio scandito da tragedie, rischiose manovre diplomatiche e possibili guerre nucleari.

Anteprima della cover di “Call The Comet”. Fonte: Impatto Sonoro

Due tra le principali forze motrici dell’ispirazione di Marr per la nascita di Call The Comet sono state proprio il Presidente statunitense Donald Trump e l’imminente Brexit, due fattori altamente disorganici e destabilizzanti nella personale visione del compositore d’Oltremanica.

È forse proprio per queste due componenti che il prodotto finale del genio marriano si delinea di fronte ai nostri occhi come una distopia in piena regola, che si concretizza traccia per traccia tramite l’affermarsi, in un futuro non troppo remoto, di una società alternativa così diversa da quella attuale, che appare per una sua natura ormai intrinseca forse molto più distorta e distopica rispetto a quella “redenta” ritratta da Marr. Sarà quindi un album velatamente drammatico, ma meno concettuale del previsto nonostante delle punte di idealismo, come annunciato nella traccia di chiusura Different Gun, garantisce il caro Johnny.

“I wouldn’t call it a concept record, but it’s got a unifying theme going through it about the Earth welcoming a different intelligence from the cosmos to save us from our own plight. The title Call The Comet is sort of a conscious plea for a new way.”

Per dirla quindi con le parole di Marr stesso, “It’s about imagining a new type of society” e noi la immagineremo con lui il prossimo 15 giugno.

Di seguito la track-list di Call The Comet:

1. The Tracers
2. Hey Angel
3. Hi Hello
4. New Dominions
5. Day In Day Out
6. Walk Into The Sea
7. Bug
8. Actor Attractor
9. Spiral Cities
10. My Eternal
11. A Different Gun

 

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