Klaus Nomi è stato un performer e cantante tedesco, un grande mente creativa che arricchiva la sua musica con una forte teatralità e mimica. I suoi spettacoli riuscivano ipnotizzare lo spettatore con la bellezza delle arie e la scenografia di ispirazione futuristica degli anni ‘20. Anche perché, i primi successi li ha vissuti nei locali punk-rock di Berlino e New York, nei quali nascevano nuovi generi musicali e artistici dalle future ceneri della disco. La sua voce lirica si trasformava, e da tenore diventava soprano con il falsetto, unendo la musica classica con la musica elettronica.

Un personaggio unico nel suo genere: Klaus Nomi è una stella spentasi troppo in fretta, a 39 anni, poco prima che il successo lo mostrasse agli occhi del mondo.

Un tedesco a New York

Klaus Nomi nasce il 24 gennaio 1944 in un paesino di Baviera, in Germania, chiamato Immenstadt. Da ragazzo inizia a lavorare come usciere al teatro dell’Opera di Berlino e decide che il canto e la performance dovevano essere il suo destino. Stanco delle scarse opportunità che Berlino gli offriva, nel 1973 si trasferisce a New York dove comincia a farsi conoscere nella scena artistica dell’East Village.

L’inizio di una breve carriera

Dopo una serata al Max’s Kansas City, night club fulcro degli incontri culturali dell’epoca, nel 1978 Ann Magnuson conobbe Klaus, e ne rimase folgorata dopo che il cantante intonò un pezzo lirico per le strade di New York, in mezzo alla neve. Lei racconta dell’emozione indescrivibile che provò, e decise di farlo esibire in uno spettacolo vaudeville new wave all’Irving Plaza. Questi spettacoli non si ponevano limiti all’immaginazione e creatività: un ambiente che aiutò Klaus a conoscere tutti i futuri membri del suo team.

Per il suo primo debutto Klaus, vestito in una tuta spaziale, cantò l’aria Mon cœur s’ouvre à ta voix dell’opera Sansone e Dalila di Camille Saint-Saëns. Fu un grande successo, perché la sua voce non era registrata, e il brano scelto cozzava così tanto con il vestito, i fumogeni, le luci stroboscopiche e gli effetti sonori che il pubblico ne fu scioccato. A fine esibizione, nel silenzio che ha accompagnato la sua entrata, Klaus esce di scena entrando in una navicella e ritornando nello spazio.

L’arte nasce da se stessa: il suo personaggio

Il personaggio di Klaus Nomi si presentava sempre con il volto dipinto di bianco e la mimica sottolineata dal make-up nero di ispirazione kabuki. I costumi di scena e le coreografie traevano origine dall’espressionismo tedesco, dai cubisti del teatro e dalla corrente fantascientifica del primo Novecento.

David Bowie lo nota nel 1978, perché la matrice teatrale e la combinazione di opera e New Wave sono parzialmente parte dello stile di Bowie, e lo stesso ne trarrà ispirazione successivamente. Bowie infatti, invita Klaus ad accompagnarlo come performer in una puntata del Saturday Night Live di fine 1979.

Nel negozio dal quale Bowie si riforniva per i costumi e le scenografie, il Brooks Van Horn, Klaus realizzò un tuxedo stilizzato, ispirato a quello di Tristan Tzara nelle performance degli anni ‘30 che Bowie indossa al Saturday Night: se ne fa confezionare uno più economico, in plastica, meno dada e più retrofuturista.

Klaus Nomi: un artista, sopra e fuori dal palcoscenico

Come Bowie, Klaus impara a fare del look un marchio, della riduzione a personaggio: una strategia promozionale. Lo pseudonimo stesso di Klaus Nomi, nasce da “nomi”, l’anagramma della parola latina omni(s) (tutto).

Aveva un potente ego e si sentiva responsabile di ciò che faceva: voleva trarre in massimo dal personaggio, lui e il suo team erano costantemente concentrati e focalizzati su quello che si stava facendo, pensando ai dettagli che riuscissero a tirare fuori l’essenza di Klaus.

Tutti, e anche lui stesso pensavano che Klaus Nomi venisse da un altro pianeta e forse lo era veramente. La sua uscita di scena innesca una graduale fama che sfiorirà col tempo, ma tutti coloro che hanno vissuti gli anni ’80 si ricordano di questo grande artista, che riuscì a dare nuova vita alla sua amata musica classica.

Per chi volesse approfondire, su You Tube potete trovare un bellissimo documentario sulla sua vita, The Cold Song.

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