Un ritorno più che atteso quello dell’istrionica Gainsbourg. La fuoriclasse del grande schermo si concede ancora una volta al panorama musicale internazionale con Rest, gioiellino alternative costellato di elettronica, uscito lo scorso 17 novembre per la Because. La franco-britannica Charlotte, figlia d’arte di due fra i simboli più monolitici degli anni ’60 europei, quali la modella britannica ed icona di stile Jane Birkin ed il cantautore francese Serge Gainsbourg, non è affatto una new entry nel mondo discografico. Infatti si afferma come una parte integrante della scena francese, sebbene a fasi talmente alterne da definirsi incostanti. Risale al 1986 il suo acerbo esordio, all’età di appena 15 anni, quando Charlotte fa capolino nelle classifiche d’Oltralpe con l’album Charlotte for Ever. L’omonimia tra l’LP ed il controverso film dello stesso anno di papà Serge è più che lampante, ad evidenziarne peraltro il suo zampino (magistrale) nei testi e negli arrangiamenti, nonché la sua magnifica quanto vincolante presenza (basti pensare al loro duetto in apertura nel brano Charlotte For Ever).

Impostasi nella cinematografia d’autore come una delle personificazioni dell’estro più eclettico e dinamico, celebre per la sua attitudine sullo schermo puramente passive-aggressive (per parlarne alla Placebo maniera), la Gainsbourg attende una ventina d’anni dal suo primissimo debutto per affacciarsi nuovamente nella giungla discografica, sebbene ancora solo in veste di interprete, con 5:55 del 2006. Un ritorno in grande stile, contornato da collaborazioni illustri con artisti del calibro di Jarvis Cocker, leader dei britannici Pulp, esponenti cardine del britpop della prima ora, dei francesissimi paladini dell’elettronica d’autore, gli Air, e di Godrich e Hannon, padri fondatori dei nordirlandesi Divine Comedy.

Artwork (con vinile annesso) di Rest. Fonte: Twitter

Da quell’anno in poi la carriera puramente musicale dell’artista decolla con disarmante rapidità, arrivando a scalare indomita le classifiche francesi con una temeraria successione di due (ottimi) album quali IRM (2009), prodotto da Beck, ed il doppio Stage Whisper (2011), in cui troviamo la traccia Got to Let Go in featuring con Charlie Fink dei Noah and the Whale.

E non fallisce mai un colpo. Ben sei anni sono passati dalla sua ultima fatica in studio, anni tuttavia colmati da delle interpretazioni cinematografiche più che magistrali, partendo da Melancholia di Lars von Trier (2001), passando per i criticatissimi due volumi di Nymphomaniac e Ritorno alla vita di Wim Wenders (2015), solo per citarne alcuni. La curiosità generatasi però attorno alla sua carriera da chanteuse non si è mai placata o arrestata, rimanendo invece sempre viva e costante. Il perché è facile: Charlotte non smette mai di stupire, avvolta com’è nel suo status innato di poliedrico Re Mida.

Arriviamo quindi a Rest, che si afferma alle nostre orecchie come la vera e propria sfida compositiva della Gainsbourg, nella quale la vediamo, e soprattutto ascoltiamo, in una per noi insolita mise da cantautrice fatta e finita. Apre così alla nostra percezione e libera interpretazione non solo la sua idea stessa di composizione, ma lo scrigno della sua interiorità, prodotto della sua formazione inusuale ed anticonformista. Vi mette dentro finalmente, con una tenacia pressoché inattesa, tutto ciò che fino a questo momento era rimasto celato in questa personalità così stratificata e complessa, imprigionato per anni nella sua scomoda condizione di figlia di, permeando infine di vita vissuta e ricordi tutte le tracce di quest’ultimo, per lei rivoluzionario, album.

Charlotte Gainsbourg. Fonte: The Last Mixtape

Rivoluzionario perché impone il suo estro compositivo senza timori e timidezze, cercando con forza e riuscendo vittoriosa nell’impresa di farci mettere da parte durante l’ascolto l’imponente ombra di papà Serge. Nonostante l’evidente cambio di rotta della Gainsbourg un filo conduttore c’è e si sente forte e chiaro. Il cordone ombelicale con la sua produzione precedente è infatti più che palpabile, a partire dalla chiara percezione di sonorità e influenze puramente beckiane ed altre essenzialmente elettroniche, come nel caso della splendida traccia di sei minuti costellata di strings Deadly Valentine, singolo d’anteprima all’album stesso, considerabile come un tributo d’amore al nostrano Giorgio Moroder. La componente sperimentale sul versante elettronico è inoltre una delle basi di questo lavoro, essendone il produttore SebastiAn, collaboratore di band cardine dell’elettronica francese come i Daft Punk e i Justice.

Lo zampino dei Daft Punk, infatti, non manca all’appello: Guy-Manuel de Homem-Christo è presente in veste di produttore della title track, e non mancano altri ospiti illustri.

A far da contraltare al groove diffuso presente all’interno di Rest in brani come la splendida Songbird in a Cage (firmata da Sir Paul McCartney) ci sono le linee vocali sussurrate, sensuali e avvolgenti di Charlotte, talmente camaleontiche da riuscire ad interpretare e canalizzare alla perfezione tematiche oscure, dolorose, e profondamente intime, come quella della morte, nella fattispecie quella del padre Serge (in Lying with you), datata 1991, e quella più recente e tragica della sorellastra, la fotografa Kate Barry (in Kate).

Insomma, per i cinefili più incalliti non c’è niente di meglio che inoltrarsi con questo album nell’intimità più recondita di un’artista dalla versatilità più complessa e perfetta come quella della Gainsbourg. L’ascolto vale più di mille parole.

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