La storia di Neil Young è una storia semplice, come quella di tanti e tante in giro per il mondo. Parte dell’ampia scena artistica musicale canadese, Young nasce e cresce in quella Toronto influenzata fortemente dagli States per via della vicinanza geografica. Pur da sempre restio a possedere la cittadinanza statunitense, Young cominciò a suonare con Bruce Palmer a Los Angeles, in una California certamente più stimolante del Canada. Nel ‘66, assieme a Stephen Stills e altri due musicisti, forma i Buffalo Springfield, esperienza che lo lancia nel mondo della musica americana in un periodo, gli anni ‘60, particolarmente vivace. Traccia simbolica del progetto musicale è For What It’s Worth

Dal 1968 in poi la carriera di Young si caratterizza per una solitudine artistica voluta e cercata con forza. Sembrerà un controsenso, ma questo percorso si farà particolarmente significativo nel 1970 con la collaborazione nel gruppo formato da Crosby, Stills e Nash. Non fu un percorso facile per la personalità nascente del cantante e la collaborazione, che durò quasi due anni, fu spesso contornata da incomprensioni e personalismi da parte di Young. 

Il 4 maggio 1970 quattro studenti rimasero uccisi a seguito dell’intervento della Guardia Nazionale degli Stati Uniti durante una protesta in un’università dell’Ohio contro la Guerra in Vietnam. Il giorno dopo, 5 maggio del 1970, Young, sconvolto dai fatti della Kent State University avvenuti il giorno prima, decise di mettersi seduto e, imbracciando la chitarra, compose un brano per denunciare quanto avvenuto. In quel momento, nasce il Neil Young di protesta e ribellione.
Con una forza ancora non dimostrata nei pezzi composti negli anni precedenti, Young regala al movimento pacifista un pezzo potente, che urla tutta la rabbia per un’ingiustizia così grande. 

Young dimostra al mondo della musica che può scrivere pezzi leggeri quanto pezzi fortemente impegnati. Una dualità che gli consentirà, anni dopo, di essere contemporaneamente esponente del country/folk e padrino del Grunge negli anni ‘90. Una poliedricità unica nella storia della musica recente, che lo rende un artista completo e apprezzabile da una fascia di pubblico molto ampia. 

La ribellione di Young nei confronti delle ingiustizie ha attraversato i decenni. Gli anni ‘70 e ‘80 non si discostano molto da questa attitudine, ma è nel 2015, a settant’anni, che compone un pezzo coraggioso che sfida direttamente il colosso delle tecnologie agricole: in aperta sfida alla Monsanto, Young compone Monsanto Years, un intero album incentrato sulla critica alla multinazionale. 

Ci si potrebbe chiedere, anche dopo tutto questo, perché mai dovremmo ripercorrere l’esistenza di Neil Young se non esclusivamente per gli album che ci ha regalato. Forse qualcuno lo conoscerà per la citazione di Ligabue in Certe Notti, o magari per uno dei tanti pezzi impegnati, o forse perché, ancora, Young è divenuto negli scorsi decenni così celebre da essere citato praticamente ovunque: una sua citazione compare più volte in IT di Stephen King; viene menzionato in alcuni episodi della nota serie tv How I Met Your Mother; i Verdena hanno prodotto una loro cover della famosa Harvest. Potremmo continuare a citare momenti, luoghi e personaggi che hanno utilizzato Neil Young nella propria carriera artistica, ma ci limitiamo a sottolineare con i pochi esempi fatti quanto l’artista canadese sia riuscito, sostanzialmente dal nulla, a diventare una figura influente nella società.  

Young all’inizio degli anni ’70. Fonte: pagina Fb dell’artista.

Questo non è accaduto unicamente per l’indiscusso talento che il musicista canadese possiede, ma per l’impegno costante che Young ha dimostrato – e che gli è univocamente riconosciuto – nelle tematiche sociali. Non è l’unico negli States, certo, lo hanno anticipato Bob Dylan e Woodry Guthrie, lo hanno succeduto e accompagnato Bruce Springsteen e tanti altri. Eppure Young, col suo talento solitario e tormentato, con la sua vita unica nella banalità, ha lasciato il segno. Domani festeggeremo i suoi settantaquattro anni sapendo che di artisti impegnati come lui, forse, non ne avremo poi tanti altri. 

Fonte Immagini Copertina: pagina Fb dell’artista.
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