25 anni fa se ne andava Freddie Mercury, leader (o come amava definirsi “la persona più importante”) dei Queen, lasciandoci in eredità una produzione musicale varia e infinitamente vasta. I Queen sono stati uno dei pochi gruppi a tinteggiare la loro gloriosa carriera, attingendo da un’immensa tavolozza di colori musicali: dal (quasi) progressive degli esordi, al synth pop del ‘periodo di mezzo’, passando per il rock glam e pomposo del secondo e dell’ultimo periodo del gruppo.
Probabilmente la carriera di Mercury andò ben oltre quelli che erano i suoi intenti e fu proprio la malattia (l’AIDS) a convincerlo a spingersi oltre i suoi limiti psicofisici, contando che le sue capacità vocali andarono, per quanto possibile, in crescendo fino alla fine.

Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me, la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere.

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Tutta l’esistenza di Freddie Mercury è stata caratterizzata da grande teatralità, accompagnata da prove di estrema naturalezza, solitamente non comuni ad altri artisti. Era sua abitudine dichiarare di non indossare alcun travestimento sul palco perché lui era così, proprio come lo vedeva il suo pubblico, esuberante e grandioso, in quella calzamaglia che gli permetteva di muoversi con notevole facilità. E’ stato uno dei pochi performer in grado di illuminare uno stadio con la sua sola presenza e catturare l’attenzione di migliaia di spettatori con un solo gesto. Tutti i concerti dei Queen (707 in tutto il ventennale) sono stati assolutamente spettacolari ed indimenticabili, proprio grazie alle doti sceniche di Mercury.

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Brian MayRoger Taylor negli anni hanno portato in tour (prima con Paul Rodgers, poi con Adam Lambert) i più grandi successi della band, insieme a qualche ologramma di Freddie, sempre in prossimità dei brani che nessuno, se non lui stesso, era in grado di interpretare, specie dal vivo. Come a voler sottolineare il grande vuoto lasciato dal loro leader.
La lezione più grande è da ricercare proprio nell’assenza, nella mancanza di una delle figure più genuine e trasparenti che il mondo della musica ci ha mai regalato; che non ha mai nascosto la sua omosessualità, che si sforzava di rimanere in piedi, aggrappato ad un fermo dietro la sua schiena, nel video di These Are The Days Of Our Lives, a causa di un piede finito ormai in cancrena. Vero e nudo davanti ad una malattia che non gli permise di portare a termine le parti vocali del brano Mother Love (l’ultimo mai registrato), suggerendoci forse che la fine dei Queen era e sarebbe dovuta rimanere un cerchio ancora aperto.

But touch my tears with your lips
Touch my world with your fingertips
And we can have forever
And we can love forever
Forever is our today

Who wants to live forever
Who wants to live forever
Forever is our today
Who waits forever anyway?

Vivrai per sempre nella tua musica, Freddie.

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