«Un cantico per tutte le creature, per la molteplicità, per la frattura tra le specie e tra uomo e natura». Vinicio Capossela racconta così la sua undicesima fatica, Ballata per Uomini e Bestie, uscita il 17 maggio scorso. L’artista, come sempre, non lascia niente al caso, scegliendo di presentare l’album in una location resa celebre dall’epidemia di peste e da Manzoni. Il luogo, di fatto, è la chiesa milanese di San Carlo al Lazzaretto a Milano, nonché l’unica parte rimasta del ricovero che ospitò migliaia di persone durante la pestilenza, della quale si fa riferimento anche ne I promessi sposi. Di peste, infatti, si parla nell’album del cantautore nato ad Hannover, ma amante di quell’Irpinia da egli stesso tanto cantata. Nel caso specifico, la peste che affligge la società moderna non è quella descritta negli ultimi capitoli dell’opera di Alessandro Manzoni, ma è un qualcosa che ci riguarda più da vicino: e la vera malattia che attanaglia la nostra società non sono i social network, ma l’uso che se ne fa. Facebook e Twitter – con i suoi “let’s tweet again” – e Instagram, sono solo i veicoli di quell’odio e di quel voyeurismo tipico, purtroppo, dei nostri tempi. E quale caso più eclatante se non quello di Tiziana Cantone? La storia di questa ragazza era iniziata sul web, quando il suo ex aveva diffuso, senza il suo permesso, un video hard di cui ne erano protagonisti. Il nome di Tiziana Cantone è tornato alla ribalta nei telegiornali e in quelle stesse pagine che erano state complici della diffusione di quel video, qualche mese dopo, in circostanze decisamente non felici. Infatti, per le continue offese e per l’etichetta che la società ormai le aveva affibbiato, Tiziana Cantone si è tolta la vita. La peste, la canzone dedicata alla ragazza napoletana suicidatasi per un caso evidente di revenge porn, è un brano che arriva dritto come una freccia a chi, in quel periodo, ha deciso di condividere quel video e che, in qualche modo, può essere ritenuto complice di quel gesto.

In Ballate per Uomini e Bestie troviamo così la storia di personaggi contemporanei, ma anche di quelli che appartengono al passato, alla religione e alla letteratura. Dopo aver evocato Omero e i suoi personaggi in Marinai, profeti e balene e San Vito, nell’omonimo ballo Capossela scomoda perfino Sant’Antonio, il Vangelo e Oscar Wilde. In Nuove tentazioni di Sant’Antonio, infatti, l’artista immagina da cosa potrebbe essere tentato il santo, che secondo i racconti scese all’inferno per rubare il fuoco al diavolo. E nella canzone che ha anticipato l’album, Il povero Cristo, ci sono – appunto – i poveri cristi ignorati da tutti, ma non solo: ci sono anche gli uomini e tutta la loro incapacità di salvarsi, pur seguendo il precetto simbolo della Buona Novella: ama il prossimo tuo come te stesso. La “guerra come signora della Terra” ha portato il povero Cristo a scendere dalla croce e a vedere da vicino cosa stesse succedendo, inducendo lo stesso, alla fine della canzone, a sentirsi sconfitto, a rinunciare all’uomo. Il videoclip di questo brano è stato girato in una città che è diventata simbolo di integrazione e di buoni propositi: Riace. La città calabrese, secondo il cantautore, può essere ritenuta l’emblema di quella buona novella a cui l’uomo non è più abituato, e che è diventata, in alcuni casi, addirittura un “mostro” contro il quale combattere. Tra gli attori che hanno partecipato a questo video, troviamo nomi di rilievo che vanno da Marcello Fonte, vincitore del Nastro d’argento come miglior attore protagonista in Dogman, fino ad Enrique Irazoqui, che aveva interpretato Gesù Cristo nel capolavoro di Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo.

Dalla religione si arriva, con un balzo in avanti di qualche millennio, alla letteratura. Capossela si ispira ai versi scritti da Oscar Wilde, dopo la sua scarcerazione nel 1897, per la sua Ballata del carcere di Reading. Attraverso questo brano, che nella versione di Oscar Wilde denunciava la pena di morte e il sistema carcerario del tempo, Capossela vuole descrivere un delicato senso di inquietudine. “Ma ogni uomo uccide quello che ama” è forse la frase che racchiude al meglio i sei minuti di questa canzone. Non solo uomini, però: anche le bestie, come si evince dal titolo dell’album, non sono dimenticate. Si elogia la lentezza della lumaca, ma anche la voglia dei quattro animali protagonisti dell’omonima fiaba I musicanti di Brema di fare finalmente qualcosa di inutile, dopo un’intera vita passata a lavorare per poi morire: troviamo un maiale che fa testamento, e lo fa con le sue parti del corpo, donandole a una sfilza di uomini che va dal curato della chiesa ai delusi d’amore. Per cantare questa varietà di temi, Capossela sceglie la ballata, che è anche il modo attraverso il quale il cantautore riesce ad esprimersi al meglio in questo album. In realtà, i quattordici brani di questo disco non appartengono, probabilmente, a nessun genere che si conosca, e lo stesso Vinicio descrive i suoi pezzi come discendenti da un punk medievale. Un “punk” dove, accanto al flauto e la viella, si trovano strumenti più moderni e con un suono decisamente più forte. Questo nuovo genere di musica, insieme a quelli che Capossela in ventinove anni di carriera ci ha fatto conoscere, ci conduce, come in un viaggio, attraverso i brani di quest’album. Partendo dall’Uro delle grotte di Lescaux, si arriva alla rivoluzionaria idea di povertà di San Francesco in Perfetta letizia, passando per Danza macabra, che sembra pronta per essere inserita nella colonna sonora di un film di Tim Burton.

Fonte: profilo Facebook ufficiale di Vinicio Capossela

Possiamo dire che il cantautore o, per meglio dire, il cantastorie, negli anni ci ha abituati al suo essere imprevedibile, al suo istrionismo e a dei dischi che sono dei veri e propri capolavori da sentire, ma anche da leggere. Abbiamo conosciuto il Capossela scrittore di un bellissimo Non si muore tutte le mattine ma, anche e soprattutto, il Capossela cantante di Che coss’è l’amor. Abbiamo sentito brani trasudare passione e amore, come nel caso di Ovunque proteggi e di Scivola vai via. I suoi concerti non si fermano a dei semplici live con un cantante, una band e qualche gioco di luci, ma sono delle vere e proprie messe in scena teatrali. In undici album abbiamo scoperto e riscoperto personaggi di ogni genere, dalla mitologia classica ai personaggi di Coleridge, fino a quelli delle fiabe dei fratelli Grimm. Possiamo dire ad alta voce che l’artista non ci ha mai annoiato e anche questo disco, col suo essere politico e con tutto l’uso dell’allegoria di cui egli stesso è capace, ne è la riprova tangibile.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Immagine di copertina: Fonte: foter Photo by Bloody Nick on Foter.com / CC BY-ND
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