di Nicolò Picchioni

“Bright Night Flowers” è il secondo lavoro da solista di Jon Fratelli, uscito il 15 febbraio 2019, a meno di un anno dalla pubblicazione dell’ultimo disco della band da cui ha preso il nome d’arte, i The Fratellis, e a ben 8 anni dal suo primo disco solista, “Psycho Jukebox”.

La copertina del nuovo album di Jon Fratelli

Negli anni Jon ci ha abituati a melodie micidiali, di quelle che ti entrano in testa e poi chi le toglie più, spalleggiate in questo lavoro di persuasione degno dell’FBI da riff di chitarra granitici e ritmi sostenuti e ballabili che vietano di rimanere fermi: se il titolo “Chelsea Dagger” non vi dice niente, cercatelo su Spotify, premete play e ascoltate i primi 10 secondi, sarà sufficiente per rinfrescarvi la memoria e capire di cosa stiamo parlando.

Se in “Bright Night Flowers” cercate questi elementi rimarrete profondamente delusi: non c’è niente di tutto ciò. In questo disco, come un superman dell’indie rock, Jon fratelli si toglie il mantello della superstar autrice di hit mondiali e torna ad essere Clark Kent, mostrandoci il suo lato più semplice, umano e fragile, ed è proprio questo a rendere il suo ultimo lavoro così interessante. Invece di seguire una strada già tracciata, che ha mostrato più volte di poter percorrere ad occhi chiusi, Jon ha deciso di osare, di uscire dal tracciato per avventurarsi in territori da lui inesplorati, ai quali ha saputo adattarsi alla perfezione. Scopriamo quindi un Jon Fratelli inedito, elegante e notturno, che non lascia spazio ai brani up-tempo e alla musica da party, ma si destreggia tra country e blues, ricordando certi lavori di Bob Dylan e di Nick Cave, e che in alcuni momenti veste con credibilità i panni del crooner.

I brani che compongono “Bright Night Flowers” sono stati scritti al pianoforte, una grande novità per l’artista di Glasgow, che siamo abituati a vedere armato di chitarra, e sono prodotti e arrangiati con attenzione da amanuense, dando ad ogni strumento lo spazio di cui necessita e l’importanza che merita, creando un disco estremamente pulito, educato ed ordinato dal punto di vista sonoro. Jon Fratelli mette subito le cose in chiaro affidando l’apertura del disco ad un overture di violini, che lancia “Serenade In Vain”, delicato brano dalle sonorità country in cui trovano largo spazio parti strumentali, in un crescendo d’intensità emotiva. Il disco si tinge subito di tinte noir grazie alla sognante title track, nonché primo singolo estratto dal disco, seguita da “After a While”, brano affidato interamente a strumenti melodici in cui il piano e la voce ci trasportano in un’atmosfera amara che rispecchia perfettamente l’addio che viene raccontato dall’autore. Le influenze country riaffiorano chiare nella melodia vocale e nell’arrangiamento di “Evangeline”, terzo singolo scelto per anticipare l’uscita del disco, e di “Crazy Lovers Song”, i brani più ritmati che troveremo in questo lavoro. “Rolling By” e “In From The Cold” sono invece ballate intime e dai toni malinconici, in cui pianoforte e violini prendono per mano la voce di Jon Fratelli accompagnandola in territori ruvidi, scuri e drammatici. “Dreams Don’t Remember Your Name” è invece stata descritta dallo stesso Jon come una ninna nanna, non “del tipo che canti ai tuoi figli per mandarli a dormire, ma il tipo con cui potresti dare serenità al mondo”. A chiudere questo lavoro è “Somewhere”, una serenata notturna priva di ritornello che mantiene i colori dark e il tono profondamente introspettivo che attraversano tutti i brani.

“Bright Night Flowers” ci mostra un lato dell’artista che non conoscevamo: non c’è spazio per le canzoni da party band in grado di incendiare il parterre di qualsiasi festival, per le voci sguaiate, le chitarre arroganti o le hit immediate. È quello che non ci saremmo mai aspettati da Jon Fratelli: un disco intimo e dai toni cupi, che trova la sua forza nell’introspezione, nelle atmosfere che crea e nelle ombre che riesce perfettamente a raccontare. Un piccolo gioiello nella discografia di questo artista.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Tracklist

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