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Un’artista come King Princess non si sa da che lato guardarla. Ha un’espressione di assente compiacimento mentre posa nuda sulla copertina del suo album di debutto Cheap Queen. Allo stesso tempo il trucco ai suoi occhi, le tre righe di eye-liner nero, uno strato di ombretto bordeaux sopra uno bianco, è un pattern ben studiato e ormai prettamente suo, identificabile con la sua persona artistica come il neo a forma di cuore sulla guancia di Marina And The Diamonds e il fulmine sotto l’occhio della prima Lady Gaga. Mikaela Mullauney Strauss è, per ragioni d’età, una nuova leva nell’ambiente pop e alternative del momento; eccetto che non si direbbe, non ascoltando il suo album di debutto ed immergendosi nel personaggio che ha creato per sé stessa e per l’olimpo del nuovo pop.

Non si può dire che “regina a poco prezzo” non sia un appellativo che si addice alla debuttante, che si riveste di orgoglio e di fascino senza farsene un costume e senza bisogno di fronzoli. La sua musica conserva gli stessi colori tenui e il pallore della copertina del suo album, spesso imperniata in un minimalismo quasi esasperato, ma in cui allo stesso tempo si percepisce una ricerca atmosferica che non può non essere, per lo meno, encomiata. Il termine stesso “cheap queen” proviene dal mondo del drag e fa riferimento a una performer piena di risorse, capace di realizzare una bella esibizione con mezzi ridotti e un budget limitato. Di “limitato” in Cheap Queen l’album non c’è tanto la qualità sonora e i mezzi di realizzazione, ma piuttosto la scala del suono, spesso ridotto a un solo strumento o percussione.

Copertina di Cheap Queen
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King Princess è dichiaratamente lesbica e genderqueer (la scelta del pronome femminile per questo articolo è motivata dalla mancanza di un pronome neutro nella lingua italiana) e dichiara fermamente la sua appartenenza al mondo LGBT+ senza alcun imbarazzo. Il suo stesso singolo più famoso, 1950 (non presente in Cheap Queen, ma nel suo EP Make My Bed, che ha preceduto l’uscita dell’album) è un tributo al romanzo del 1952 The Price Of Salt (“Il Prezzo Del Sale”, tradotto in italiano come “Carol” nella prima edizione censurata) di Patricia Highsmith, controversa storia d’amore tra due donne pubblicata inizialmente sotto pseudonimo proprio per quello. Questo particolare denota una profonda immersione nella cultura della comunità di cui fa parte e che rappresenta, e una cura per i dettagli e i riferimenti che sarà, eventualmente, trasferita nella realizzazione di Cheap Queen. L’album è raffinato, seppur poco coinvolgente dal punto di vista strettamente musicale – ma non deve esserlo.

In Cheap Queen, la forza della strumentazione cede infatti il passo a quella dell’emozione. Strauss descrive il suo stato d’animo durante la scrittura dell’album, in un’intervista rilasciata per Billboard, come “l’anno più vulnerabile della mia vita”. E senza dubbio, la vulnerabilità si manifesta con varie sfumature nell’album: da una parte si può avere qualcosa come Useless Phrases o Do You Wanna See Me Crying, in cui il dolore subito la fa da padrone nel raccontare una rottura particolarmente fredda. Dall’altra parte emerge un lato fragile anche in Hit The Back, una sex jam dal ritmo sostenuto (per lo standard di Cheap Queen) in cui, nonostante l’atmosfera rilassata e di tenerezza, Strauss va in cerca frenetica dell’approvazione della sua partner e dei suoi complimenti. Gli strati e le chiavi di lettura di Cheap Queen meritano quasi di essere esaminati a parte, e non sembra possibile conoscerli a fondo senza un contatto diretto con la vita e le storie personali di Strauss. Non è un album per tutti, non è un album per bambini, ma c’è in esso un tipo di profondità personale che non può dirsi che invidiabile. Si dispiega, si lascia fruire e racconta di sé con aneddoti allegorici, ma facilmente identificabili. Va ascoltato con una certa attenzione, ma lascerà soddisfatto chi lo farà.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊.5/10

Tracce consigliate: Do You Wanna See Me Crying, Homegirl, If You Think It’s Love

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Fonte immagine di copertina: projectu.tv
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