Che sia durante la full immersion in vista della prossima sessione d’esame o per godere della tranquillità agognata al termine di una dura giornata di lavoro, avrai sempre bisogno di una pausa. Lo sappiamo bene, caro ascoltatore dalla lecita indole esigente: dovrà trattarsi di tempo di qualità, un tragitto succulento verso quella destinazione paradiso chiamata relax. E proprio perchè abbiamo a cuore l’integrità delle tue facoltà psico-fisiche, Artwave ha pensato bene di regalarti un accattivante momento in cui verrà ristorato non uno, ma tutti e cinque i sensi. Alla vista concediamo la cromia mozzafiato dei pezzi proposti, al tatto la smoothness delle vibes docili, accarezzate; l’olfatto si sentirà appagato dal profumo del benessere, mentre le papille gustative otterranno un piacere estremo gustando le sonorità più variegate passando dall’elettronica alla chill e non solo, fino a soddisfarti completamente. E l’olfatto? Beh, ne sarà già uscito vincitore dopo aver premuto play. Che ne dici, sei pronto per un breve ma intenso makeover dell’anima? Coffee & Beats ti aspetta. Tu, d’altronde, eri qui a cercarlo.

 

Koralle – Collecting, Vol. 1

La copertina di “Collecting, Vol. 1”, l’EP di Koralle uscito il 29 marzo 2019

Data di uscita: 29 marzo 2019

Label: Melting Pot Music

Durata: 13 minuti

Che Dio benedica le rivoluzioni industriali. E le macchine tutte. Circuiti e processori, i cristalli liquidi, l’arte eccelsa di digitare. Che Dio benedica a gran voce i computer in uno slancio che passa per i Kraftwerk, il terzo capolavoro dei Radiohead e Technologic dei Daft Punk. Iniziamo con una semplice ed immediata domanda: chi è Koralle? Sotto questo nome siamo soliti definire il nuovo progetto di Godblesscomputers, conosciutissimo pseudonimo di Lorenzo Nada. Originario di Ravenna, nasce nel 1984 ed inizia a vagare con la mente ed il cuore per le sterminate lande musicali. C’è chi dice che i marinai sostino di porto in porto senza metter radici, eppure si racconta che una volta finì addirittura per innamorarsi; l’hip hop gli aveva lanciato uno sguardo così languido che fu estremamente difficile resistere a quel sortilegio pericoloso. Dalla vecchia scuola, poi, passò all’ardente fiamma dell’elettronica in grado di consacrare il suo nome prima tra il pubblico tedesco e poi al successo globale. La sua discografia fa venire l’acquolina in bocca: è partito con l’auto produzione di The Last Swan (2012), seguito da Swanism (Fresh Yo! Label, 2012), per poi arrivare alle rielaborazioni dei brani dei Beastie Boys contenute in Lost in Downtown (Fresh Yo! Label) e Freedom is O.K (Equinox Records). Ma non è finita qui. L’elenco si arricchisce con Veleno (Fresh YO!, 2014) e Plush and Safe (La Tempesta International/Fresh YO!, 2015), Solchi ( La tempesta international, 2017). Lorenzo è un collezionista di suoni concreti. Esplora, cataloga, li analizza per, eventualmente, ricomporli in suoni sintetici, proprio come nel caso di Collecting, Vol. 1, l’ultimo lavoro pubblicato per la Melting Pot Music con la firma di Koralle; grazie al suo Akai MPC ha potuto sperimentare nuovi orizzonti e spulciare dischi per campionarli senza un vero e proprio scopo, a sua detta. Il riassunto di questa ricerca, invece, sta proprio nella bellezza racchiusa ma non stritolata nei tredici minuti di questo EP. La grafica è ad opera dell’illustratore Andrea de Franco e richiama gli ex libris, quelle etichette, solitamente ornate di un motto e di uno stemma, che in passato veniva applicata su un libro per indicarne il proprietario. Ma veniamo al clou. Steward ed apripista delle sei tracce è Lost, pezzo che riesce ad accarezzare e giocherellare con i pensieri più restii e reconditi. Il viaggio sonoro inizia a prendere vera e propria quota grazie all’atmosfera quasi nebulosa di Smoke e raggiunge il suo apice con la panacea Everyday (I Miss U); quello che stiamo per dire sarà realmente poco professionale, ma risulterebbe ipocrita non dire quanto sia un gran bel pezzo, forse il migliore dell’intero lavoro. Torre di controllo richiama l’attenzione in cabina di comando: è arrivata la perturbazione godereccia di Friends e dei suoi fiati ipnotici. We Lose è soffice, calda, irresistibile, usa gli stessi poteri di Pijama, la bomba rivoluzionaria. E perchè mai – direte voi? Semplice. Le tracce di chiusura, così com’è esplicito nella definizione, dovrebbero segnare un end point, un termine finale. Pijama invece fa di testa sua: non serra la comunicazione, anzi, incarna uno step passeggero di un viaggio che non si arresta ma continua, continua, continua…

 

Tracklist:

Lost – 1:54

Smoke – 2:11

Everyday (I Miss You) – 2:35

Friends – 2:09

We Lose – 1:59

Pijiama – 2:22

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Everyday (I Miss U), Pijiama

 

 

damaa.beats – Dust

 

 

Data di uscita: 25 gennaio 2019

Label: VinDig

Durata: 15 minuti

Caro signore o signora Fletcher, dispiace moltissimo annunciare quanto segue: googlando il nome di quest’artista le informazioni a disposizione si riusciranno a contare sulle dita di una mano. Arriverai a scoprire che damaa.beats è un producer ed Mc proveniente da Freiburg, Germania, ma che i suoi dati anagrafici sembrano essere un’incognita gigantesca. Beh, a pensarci bene poteva andarci peggio. La lista dei lavori in studio è breve, concentrata quasi nell’arco di un anno e mezzo e si rivela come una piacevole scoperta decisamente da non sottovalutare; solo nel 2018 ha pubblicato con la VinDig, etichetta indipendente tedesca fondata nel 2011, sia Dormancy (9 marzo) che Coloured Roots (17 agosto). L’ultima uscita è stata battezza con l’appellativo di Dust e risale al 25 gennaio scorso. Al via con gli interrogativi. Come definirla? E chi dice che in un quarto d’ora la qualità possa aver trovato la propria comfort zone?

Andiamo per gradi. Prima cosa: è richiesta la dimestichezza col nuoto. Dust accoglie l’ascoltatore con una sonorità hip hop che, tenetelo bene a mente, vi trascinerà nelle acque incontrollabili e travolgenti del flow. Viki, la enter track, passa all’attacco con una cosa cattivissima chiamata seduzione e da brava femme fatale gioca abilmente le giuste carte. Segue poi la magia, l’accordatura dell’anima di Schepps; è forte, intrigante, voluta, sospirata, desiderata, perfetta ed allineata con la necessità di prendersi una pausa dal mondo esterno. The Drunken Band entra in punta di piedi nella tracklist e, nonostante il titolo fuorviante, una dolcezza incredibile le fa fare capolino nelle cuffie a passi di danza. Broken Dub, altro pezzo soft, prepara il pubblico a cavalcare un’onda simile a quella descritta da Viki: dapprima con Dirty Brass, poi con la splendida e luminosa Joni si tocca la vetta dell’Olimpo del piacere, precipitando in una dimensione in cui spazio e tempo sono totalmente azzerati e la convenzione numerica di quei miseri, ingiustificabili quindici minuti somiglia ad un’eresia da debellare. Così rispondiamo ad una delle due domande: va considerata plausibile la natura d’eccellenza, se pur concentrata in un lasso di tempo così esiguo? Sembra proprio di sì. E un po’ di cose ci fanno pensare che potresti concordare con noi.

 

Tracklist:

Viki – 02:48

Schepps – 02:46

The Drunken Band – 02:40

Broken Dub – 02:33

Dirty Brass – 02:53

Joni (Live) [feat. Zijon] – 01:51

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Schepps, Joni

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