Sono sospese le attività di pub, scuole da ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione“.
Il Dpmc, firmato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è arrivato domenica 8 marzo, per il contenimento e il contrasto del diffondersi del Coronavirus (Covid-19)  sull’intero territorio nazionale.
Noi di Artwave abbiamo scelto 7 dischi, per i 7 giorni della settimana, da poter ascoltare in casa in totale relax: quando non possiamo muoverci, la musica riesce comunque ad essere vicino a noi, ovunque ci troviamo.

#IORESTOACASA

Manuel Saad ha scelto:

Bon Iver – For Emma, Forever Ago

© Copertina dell’album “For Emma, Forever Ago”

Il primo album del gruppo statunitense Bon Iver, capitanato dal musicista Justin Vernon, può sicuramente essere considerato un album “casalingo”, da poter ascoltare in qualsiasi momento.
Uscito nel 2007 autonomamente, per essere poi distribuito ufficialmente nel 2008, il disco ha ottenuto fin da subito un ottimo successo sia da parte del pubblico che da parte della critica.
Un indie pop e folk che riesce ad accompagnare i momenti di relax a momenti pieni di stress, preoccupazioni, e se vogliamo anche quelli più bui che capita di avere in quanto esseri umani.
La fragilità e le insicurezze non devono spaventare: sono proprio loro, in realtà, a renderci vivi e pronti a trovare una soluzione a tutto.
Il gruppo di Justin Vernon ci fa capire, tra le tante cose, anche questo.

Cristiana Dicembre ha scelto:

Alt J – An Awesome Wave

© Copertina dell’album “An Awesome Wave”

An Awesome Wave, album di debutto della band inglese ed indie rock Alt-J. Il loro nome deriva dall’unione del tasto “alt” più la lettera “J” sulla tastiera di un Apple Mac, che da vita al simbolo greco del delta “Δ“, ed infatti la copertina dell’album in questione è l’immagine satellitare del delta del fiume Gange in Bangladesh. L’album rilasciato nel 2012 e classificatosi subito alla tredicesima posizione dell’Official Album Charts,  contiene alcuni dei loro singoli più famosi, tra cui Breezeblocks, il pezzo forte in assoluto dell’album, in cui il canto avanzando diventa una dolce richiesta di ascolto.Tessellate, in cui dichiarando che “il triangolo è la mia forma preferita: tre punti dove due linee si inconrano” parlano un po’ della band stessa, ma anche di un amore che vuol combaciare. Ed infine Taro, un pezzo dalla potenza comunicativa e musicale dirompente, racconta la storia di due fotogiornalisti di guerra morti entrambi facendo ciò che più amavano fare. L’album è evocativo, variegato, con una musicalità docile ma allo stesso tempo forte: non punta al cuore, quanto più all’anima di noi ascoltatori, che ammaliati ci lasciamo trasportare in un trip di sensazioni fantastiche. In sunto, ascoltarlo immedesimandosi, è meglio dell’effetto di una droga.

Mauro Bonomo ha scelto:

Agnes Obel – Myopia

© Copertina dell’album “Myopia”

Lo scorso 21 febbraio è uscito Myopia‘ di Agnes Obel. Il disco – il quarto per la danese – è impregnato di un minimalismo sopraffino, curato dalla Obel nell’isolamento del suo appartamento-studio di Berlino. Già: isolamento. Una parola che, per forza di cose, sentiamo più che mai attuale e un concetto con il quale siamo chiamati a fare i conti in questi giorni eccezionali. Nonostante il titolo faccia pensare a delle visioni sfumate, i dieci brani sono curatissimi, insieme eterei e cupi come nuvole notturne. ‘Broken Sleep‘ è un modo di affrontare l’insonnia, ‘Island of Doom’ – il primo singolo estratto – gioca con ipnotiche distorsioni vocali e melodie piene di contrappunti quasi impercettibili. Tutto il disco si mantiene su un livello di qualità pressoché costante, anche quando si dirada in intermezzi strumentali (‘Roscian’, ‘Drosera’, Parliament Of Owls’). Sono brani intimi e personali, nei quali abbandonarsi ma senza indulgenza. La musica di Agnes Obel è potente sotto la voce dolce, scura ma necessaria. La sua bellezza sta proprio nel suo riuscire a essere così inesorabile: ‘Myopia’ è un disco ipnotico e coinvolgente, affascinante in ogni sfumatura.

Gerardo Iannacci ha scelto:

Pinguini Tattici Nucleari – Fuori dall’Hype – Ringo Starr

© Copertina dell’album “Fuori dall’hyde – Ringo Starr”

Esce il 7 febbraio scorso Fuori dall’Hype – Ringo Starr, aggiornando il precedente album della band bergamasca Pinguini Tattici Nucleari. Il cd contiene oltre a tutte le tracce dell’album “Fuori dall’Hype” di aprile 2019, il brano “Ringo Starr” che ha fatto furore a Sanremo 2020 e i 2 inediti “Ridere” e “Bergamo”, più altri 2 pezzi dalle sonorità rivisitate, “Irene” acoustic version e “Cancelleria” live studio.

I testi delle canzoni di quest’album arrivano dritti al cuore dell’ascoltatore, infatti le canzoni parlano spesso di amori travagliati, interrotti, ricordati. Sono infarcite di citazioni politico-culturali le quali possono essere colte solamente grazie ad un ascolto attento. Frasi come “In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr“, “Tu per me sei come Bergamo…” o ancora “Quando manca da mangiare solo l’odio si può ingerireesprimono tutta la profondità e genuinità intellettuale del front-man ed autore dei testi Riccardo Zanotti.

Il cantante, infatti, con la hit sanremese vuole comunicarci di preferire un “più normale” Ringo Starr a stelle maggiori come John Lennon e Paul McCartney. Chi nella propria vita non si è mai sentito un po’ sfigato rapportandosi a persone che rispetto a loro riuscivano in tutto? E se ci sono momenti delicati dove uscire di casa è sconsigliato, è invece consigliatissimo far entrare in casa propria la gioiosa e al contempo struggente musica indie rock dei Pinguini Tattici Nucleari.

Claudia Pasquini ha scelto:

Marracash – Persona

Cover “Persona” – Marracash

La forzata reclusione alla quale ci sta costringendo il Coronavirus permette di avere più tempo per noi stessi e ci incentiva ad essere più concentrati sulla nostra persona.

L’album che propongo di ascoltare in questa settimana, durante la quale possiamo permetterci di fermarci e riflettere su di noi e quello che ci circonda, è Persona di Marracash, pubblicato il 31 ottobre per Island Records.

Persona è un concept album in cui ciascuna delle quindici tracce rappresenta una parte del corpo e l’insieme di esse va a formare per l’appunto la “persona”. Ascoltarlo significa fare un viaggio all’interno del nostro corpo insieme al rapper. Si tratta di un album estremamente riflessivo, ascoltando il quale impareremo a conoscerci meglio e ci sentiremo meno soli.

L’ultimo album di Marracash non è di facile ascolto. Bisogna essere concentrati e ascoltare più volte ogni brano per comprendere totalmente quello che l’artista vuole comunicare. Di tempo ne abbiamo, aprite subito Spotify e premete play su Persona di Marracash!

Giorgio Maria Duminuco ha scelto:

Stevie Wonder – Songs in the Key of Life

Cover “Songs in the Key of Love” – Stevie Wonder

Sono giorni difficili quelli che stiamo vivendo, giorni in cui la paura spesso e volentieri prende il sopravvento facendoci dimenticare che il valore della vita va difeso in uno spirito d’unione vicendevole e non di separazione. La paura della malattia ci spinge a separarci, schierandoci gli uni contro gli altri al grido di “mors tua, vita mea”. Prima il nemico era lo straniero, adesso siamo frammentati tra nord e sud Italia ed i messaggi carichi di odio sui social sono a dir poco agghiaccianti per un contesto così difficile.

In questi giorni di quarantena sono tante le cose da poter fare, e certamente tra queste ascoltare della buona musica è un’ottima alternativa. La mia proposta di oggi è Songs in the Key of Life di Stevie Wonder, ben 105 minuti di registrazione che hanno probabilmente segnato un punto di svolta nella musica contemporanea.

Si tratta di un doppio LP con un EP bonus rilasciato nel 1976 sotto Motown: è un lavoro estremamente complesso (per non dire epico) e di grandissimo spessore, dove la grande commistione tra generi – soul, funk, R&B, jazz e pop – crea sonorità e strutture le cui influenze sono arrivate direttamente fino ai giorni nostri. Come facilmente comprensibile dal titolo, l’intero disco ruota attorno al valore della vita, ed i testi sono densi di integrazione sociale ed amore universale e sincero che permea tutto ciò che ci circonda.

Potremmo approfittare di questo tempo vuoto a disposizione per accanirci gli uni contro gli altri e cercare di incolpare il nostro vicino per la situazione complessa che stiamo affrontando. Oppure potremmo ascoltare della musica di valore, cercando di lasciare svanire almeno per un po’ il rancore e la paura e dar spazio all’unica cosa che può farci andare avanti.

“L’amore ha bisogno d’amore proprio oggi” – dice Stevie in Love’s in need of love today, brano di apertura al disco – “non tardare e diffondi subito il tuo […] prima che sia troppo tardi”.

Flaminia Zacchilli ha scelto:

Lana Del Rey – Born To Die: Paradise Edition

Cover “Born To Die: Paradise Edition” – Lana Del Rey

Oggi la conosciamo per uno degli album più belli e acclamati del 2019, NFR, culmine di un percorso artistico che l’ha trasformata da ragazzina alternative pop dai testi melanconici al limite dell’emo in signora della musica contemporanea capace di analizzare sé stessa e il proprio ruolo nella società in modo onesto, efficace e maturo. Non può quindi fare male un breve ritorno a quell’epoca lontana, nel 2012, e guardare di nuovo negli occhi la rossa sdegnosa che sporge le labbra sulla luminescente copertina di Born To Die: Paradise Edition.

Il primo Born To Die era un debutto di tutto rispetto, dalle atmosfere ricche e barocche senza risultare artificiose e una melanconia altrettanto riuscita, spontanea. La riedizione aggiunge sette nuove tracce che riprendono il percorso iniziato con il predecessore e aggiungono la sicurezza, la sensualità e la forza caratteriale di una popstar completa. Un personaggio capace di pronunciare in maniera seria le parole “my pussy tastes like Pepsi Cola” e realizzare, a partire da esse, non un’uscita autoconsapevole, ma un inno alla libertà (anche) sessuale e ai vizi e virtù della cultura americana.

Una Lana del Rey che comincia a sapere cosa vuole e sperimenta con tutto quello che trova – a cominciare da “Body Electric“, che come il titolo lasciava a intuire, aggiunge un elemento elettronico a un album solitamente vicino al rock. Nonostante il titolo melanconico, si adora e celebra come dovrebbe fare una vera diva.

 

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