Cèline Dion live a Montreal per il Courage World Tour
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Perché Courage, il dodicesimo album della dea della musica Céline Dion sta vendendo così tanto? Le previsioni di vendita che lo riguardano sono ottime, soprattutto per una cantante non di punta nella giovane generazione. Tra vendite e streaming, il disco potrebbe arrivare a un debutto di 127.000 copie tra streaming e vendite pure, destinato al primo posto nella Billboard 200. Un disco senza dubbio atteso dai fan del grande pop, che sentono la mancanza delle grandi icone e delle ballad in un’era dominata da generi più minimali, ma non privo di controversia per la direzione presa dalla cantante. Loved Me Back To Life, ultimo album in inglese della cantante, e anche l’ultimo in assoluto Encore Une Soire (in francese) mostravano un lieve avvicinamento al genere pop mainstream, ma restavano fondamentalmente fedeli alle ballad che hanno da sempre caratterizzato il loro stile. Quello che succede in questo album ha lasciato più di una bocca aperta.

Courage è infatti un album insolito per la grandissima vocalist canadese, forse il suo primo album veramente “commerciale” sia nella musicalità che nello staff che ha alle spalle. I produttori includono DallasK (Imperfection), gli Stargate (For The Lover That I Lost) e Steve Aoki (Perfect Goodbye); gli scrittori Sam Smith (For The Lover That I Lost), LP (Change My Mind), Skylar Grey (Falling In Love Again) e persino David Guetta e Sia (Lying Down): non il tipo di “artisti” che ci si aspetterebbe da una dama di alto rango. E quando una grande stella di rispetto si arrende alle mode correnti e rilascia un prodotto mediocre cercando di attirare un target più basso si capisce. Accadde ai Linkin Park con l’insipido One More Light, purtroppo ultimo album prima della dipartita di Chester Bennington, e non ne sono state immuni Christina Aguilera, Mariah Carey e Madonna con Liberation, Caution e Madame X – album comunque rispettabili e nient’affatto brutti, ma privi del mordente e del carisma dei loro antichi successi. Ogni tanto, tuttavia, c’è chi riesce ad adeguarsi ai tempi senza rinunciare al proprio carattere: ne è stata capace Mary J. Blige, con il sublime e sottovalutato Strength Of A Woman di due anni fa, e ne è capace adesso Céline Dion, grazie a qualche semplice ma fondamentale ingrediente.

Copertina di Courage © Facebook

Imperfection è una collezione di empowerment anthems, e anche questa può essere una bestia difficile da gestire anche da mani esperte. Ci provò Leona Lewis con I Am, purtroppo ultimo album di un’altra vocalist dotata e promettente, realizzando invece l’opera più dimenticabile e insulsa della sua carriera. Ma Courage non è I Am, perché Celine Dion è ben consapevole che non basta una voce potente a sorreggere e convalidare una collezione di ballate vuote e colme di luoghi comuni, fiamme e ali spiegate, sabbie mobili e tigri che ruggiscono.

Courage appartiene a Céline Dion e lo si capisce non solo dalle performance vocali, come sempre magnifiche e potenti, ma dall’assenza di quella fastidiosa vaghezza che aveva caratterizzato il disco della collega inglese. Anche quando la cantante allontana la telecamera e trasforma l’I in We, come in Change My Mind – sorretta anche da un’appiccicosa produzione elettropop che dà a una midtempo altrimenti dimenticabile quella necessaria scintilla di vita – l’autorità e la grazia emanata dalla sua persona è sufficiente a non farlo sembrare un esercizio, o pretenzioso. Persino il controverso David Guetta, ormai lontano dalla rilevanza del club boom, offre alla sua Lying Down una base elegante e profonda, piena di corpo e ben combinata con la sempre ottima voce della cantante.

Infelice è la scelta di parole in Nobody’s Watching, in cui la Dion esordisce dichiarandosi stanca del “politically correct”: intendeva le buone maniere e le convenienze sociali, si sa, ma le circostanze in cui tale frase viene utilizzata comunemente sono ben diverse e spesso colme di pregiudizi. Non manca un tributo al defunto René Angelil, suo marito da una vita venuto a mancare il 14 gennaio 2016 a causa di un cancro. For The Lover That I Lost è minimalista, semplice, e riassume nella sua brevità tutto l’amore che si può creare tra due persone che si amano per decenni. A descriverlo in una sola parola, la più adatta sarebbe “solido”. Un lavoro forse meno destinato all’iconicità, ma che riesce ad adattarsi alle mode correnti senza rovinare il fascino senza tempo di una cantante ormai immortale.

Céline Dion non aveva nulla da perdere, conducendo la propria carriera verso una strada un po’ più mainstream, e non si può che essere grati del risultato.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊.5/10

Tracce Migliori: Change My Mind, For The Lover That I Lost, Lovers Never Die, Lying Down, Perfect Goodbye

Céline Dion live a Cincinnati per il Courage World Tour
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