È il ragazzo dai capelli rossi e la faccia da bravo ragazzo che ha fatto innamorare e ballare tutti con le sue hit, da Thinking out loud a Perfect. È il ragazzo che con i suoi album e i suoi singoli ha battuto qualsiasi record si potesse battere. Ma dopo tredici anni di successi, ha deciso di cambiare le carte in tavola e magari, chissà, sconvolgere anche i suoi fan.  Il 12 luglio è uscito infatti l’ultimo album di Ed Sheeran, No. 6 Collaborations Project, un album da un’anima e una musicalità decisamente diversa dai lavori precedenti. Per scoprire l’origine di questo progetto, arrivato dopo i grandi successi ottenuti con i precedenti dischi, bisogna tornare indietro di ben otto anni. Nel 2011, il cantautore aveva pubblicato un extended play di un genere appartenente all’electronic dance music, emersa a Londra nei primi anni del duemila. Anche in questo album, che suona come un prequel ideale del suo ultimo disco, il cantante duettava con diversi artisti dell’underground londinese. Il titolo dell’Ep era No. 5 Collaborations Project, e tra i duetti possiamo trovare quello con Devlin e Wiley e altri nomi che aspettavano il salto di qualità in quel momento. Il lavoro aveva ottenuto un discreto successo, che ovviamente era stato superato dai milioni di copie vendute dagli album successivi, ed è rimasto nel cassetto per parecchio tempo. «Prima di ottenere un contratto discografico nel 2011, ho realizzato un EP chiamato No. 5 Collaborations Project. Da quel momento ho sempre voluto fare un altro progetto, pertanto ho iniziato No. 6 sul mio portatile mentre ero in tour lo scorso anno. Sono un grande fan di tutti gli artisti con cui ho collaborato ed è stato molto divertente farlo.» Così Ed Sheeran racconta la sua volontà di riprendere in mano il progetto e di averlo fatto chiamando a raccolta nomi di un certo calibro e soprattutto di diversi generi, che vanno dal rap al pop, passando per l’elettronico e l’hip hop. I credits dell’album sono impressionanti: da Eminem a 50cent, fino ad arrivare a Bruno Mars, Justin Bieber, Camila Cabello e Cardi B. Tra questi anche Travis Scott, con cui il cantautore ha firmato Antisocial, uscito il 5 luglio e accompagnato da un video in cui i due si divertono a interpretare personaggi come Edward mani di forbice e Carrot Top.

Il risultato è decisamente diverso da quello di +, X e ÷, dove a grandi ballate che strappavano diverse lacrime e che sono state dedicate a milioni di fidanzate e fidanzati, si alternavano canzoni decisamente più movimentate. È un disco che esce dalla sua comfort zone e con cui Ed si diverte a sperimentare non un genere di musica, ma diversi generi. È un bambino in un negozio di giocattoli, dove i giocattoli sono l’hip hop, il rap e il rock, che il cantautore può sperimentare in questo disco, e i suoi “compagni di merende” sono tutti gli artisti a cui ha chiesto di collaborare. L’album si allontana molto da quelli precedenti e proprio per questo Ed ha voluto divertirsi. Come su una montagna russa, si passa dall’autotune al rap, dalle ballate elettroniche all’hip hop, facendo un piccolo salto anche nel rock con l’ultimo brano del disco Blow, cantata con Bruno Mars e Chris Slapeton.

Tracklist No 6 Collaborations Project
Fonte: sito ufficiale Ed Sheeran

Il risultato potrebbe sembrare un fritto misto senza una direzione precisa? La risposta è sì, ma c’è un però. Quel “però” è il camaleontismo del cantante. Ed, infatti, si destreggia tra vari strumenti, musicalità e personalità con cui duetta e in alcuni casi, soprattutto quando non si allontana dalla sua comfort zone, il risultato è decisamente positivo. È questo il caso di Best part of me, in cui la voce di Yebba e quella di Sheeran si sposano perfettamente in un duetto che ci riporta un pizzico delle canzoni grazie alle quali egli stesso è diventato famoso. Purtroppo, sperimentare non significa riuscire per forza in quel che si fa al 100% e questo disco, in un certo senso, ne è la prova. Quando il cantante supera i suoi tradizionali limiti, il risultato probabilmente non è quello sperato. Il pop latino con cui si destreggia il nostro cantante dalla folta chioma rossa non lo fa sembrare credibile, ed è questo il caso di South of border, la canzone cantata con Camila Cabello e Cardi B. Il brano suona come qualcosa di molto lontano dallo Sheeran a cui siamo abituati, ma soprattutto come qualcosa di già sentito e di piatto. Stesso discorso per Nothing on you, che suona come una canzone su cui muovere qualche passo, ma niente di più. Un esperimento più riuscito, ma che in realtà non era una vera e propria novità per il cantante, è quello con il rap. Non è una sorpresa che Sheeran si sia avvicinato più volte a questo genere, e in questo disco Ed non ha perso occasione per far valere queste sue doti. Di tracce appartenenti a questo genere ne possiamo trovare in grande quantità in No 6 Collaboration Project e forse è meglio così. La prima è quella per cui Ed ha chiamato in “aiuto” Eminem e 50cent. In Remember the Name a una strofa in cui rappa il famoso protagonista di “8mile”, se ne alterna un’altra in cui il secondo canta un ritornello facile da ricordare. Ma questa canzone non è l’unica in cui la propensione di Ed Sheeran verso il rap si fa sentire a gran voce. Rappando rappando, da Antisocial sino a Take me back to London con Stormzy, in cui i due raccontano della nostalgia di casa, si arriva a 1000 nights con Meek Mill in cui invece Ed elenca una serie di vantaggi dell’essere famoso. Ed Sheeran sarà riuscito nel suo intento di divertirsi e di sperimentare? Sicuramente il cantante si è divertito, ha sperimentato e ha provato vari generi. Il risultato sarà lo stesso ottenuto dagli altri dischi? Probabilmente sì, vista l’impronta commerciale del disco; ma chissà, a qualcuno, non sarà sfuggita la poca originalità del progetto. Ai posteri l’ardua sentenza.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

 

Immagine di copertina: Foter Photo by Walt Disney Television on Foter.com / CC BY-ND
© riproduzione riservata