Screenshot dal video di Sad Day
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Come si racconta il dolore senza che risulti ridondante o esagerato? Se c’è qualcuno che ha provato di saper rispondere a tale domanda, quella è FKA Twigs. Il suo ritorno alle scene con Magdalene, secondo album in studio a seguito di LP1 (ormai una reliquia del lontano 2014), sarà anche avvenuto in sordina, ma la bellezza di uno di quei lavori che si incontrano una volta nella vita merita una celebrazione ben più abbondante e un maggiore riconoscimento. Non più una novelty nel panorama musicale, con relazioni pubbliche molto seguite con personaggi del calibro di Robert Pattinson e Shia LaBoeuf, e con un fanbase devoto in attesa di altro materiale dalla loro reginetta, Tahliah Debrett Barnett ritorna sulla scena con un concept album in piena regola, e trionfa su tutta la linea in nove ottime tracce.

Innanzitutto, chi è la “Magdalene” del titolo? Altri non è che un esempio della cura ai dettagli che ha caratterizzato la realizzazione di questo album. Si tratta di Maria Maddalena, la controversa compagna di peregrinazioni di Gesù Cristo, definita dalla cantante inglese in un’intervista come “donna incasellabile”. “Volgare meretrice” per alcuni, icona protofemminista e intellettuale per altri (Dan Brown, in Il Codice Da Vinci, menziona un suo Vangelo bollato come apocrifo), il cui nome deriva inoltre da migdal, termine aramaico che vuol dire torre. Solidità, quindi, e resistenza alle intemperie e agli attacchi: questa è la donna di cui parla Magdalene, non un archetipo da studiare e classificare ma una persona fragile e umanissima, che racconta una parabola dolorosa e travagliata comprendente, tra le altre cose, sei fibromi all’utero.

Copertina di magdalene
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FKA Twigs è polimorfa come la copertina del suo stesso album e gli abiti bizzarri che indossa e ha indossato durante la sua sottovalutata, ma notevole carriera. Magdalene è un album ricco di sfumature, di emozioni e di umori, che a volte si susseguono uno appresso all’altro senza preavviso. Un attimo prima stai ascoltando i soavi, cristallini gorgheggi in mary magdalene, e un attimo dopo ti ritrovi travolto nel crescendo di chitarre elettriche, sintetizzatori e rabbia che fanno da chiusura a fallen alien. E quando sono passate e ci ripensi ti rendi conto che ti piacciono tutte e due. Ti rendi conto che FKA Twigs ha padroneggiato in piena regola la musica elettronica e atmosferica, e che riesce a servirsene quasi come pittura, modellandola con la sua voce e creando veri e propri astrattismi. Accompagnati però da un testo evocativo e metaforico, che a volte fa male.

Il singolo di punta dell’album, cellophane, è forse la cosa più vicina a un’opera d’arte pura e semplice che il grande pop di quest’anno ci ha offerto. A cominciare da un video immacolato e geniale, che è per metà un esercizio sexy raffinato e dalla splendida coreografia da parte di Twigs, e per l’altra metà un viaggio onirico in cui, in quei brevi minuti, provi un coinvolgimento non inadatto a un lungometraggio. E la performance vocale di Twigs, che racconta a toni vividi la parabola dell’amore delle celebrità e dei segreti che sono costretti a portare alla luce del sole, è la punta di diamante dell’album – non privo, nemmeno in precedenza, di performance encomiabili. La crescita artistica di Twigs in questi lunghi e difficili cinque anni è infatti completa, e la sua voce sottile e delicata ne è solo un assaggio. Magdalene è un piccolo universo, un racconto di rabbia, ma senza nulla di irrazionale, con una carica emotiva a dir poco dirompente. Un universo che merita almeno una sbirciatina, perché anche chi non conosce FKA Twigs potrà immergersene completamente.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊

Tracce migliori: Cellophane, Fallen Alien, Mary Magdalene, Sad Day

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