L’avevamo lasciata cinguettare sguaiatamente in giapponese maccheronico, vestita con una gonna decorata con cupcake sintetici. La ritroviamo onesta e vocalmente impeccabile, con un album degno di una vera diva. Che l’ultimo album di Avril Lavigne, Head Above Water, sarebbe stato un progetto intimo e personale si era capito già dall’anno scorso, quando le bocche di tutti i critici di musica sono rimaste spalancate all’ascolto della title track.

È difficile ricordare quando è stata l’ultima volta che una ballata al pianoforte incentrata su tematiche personali nella vita della cantante ha avuto tanto successo e tante attenzioni da parte dei media e del pubblico. Purtroppo non abbastanza per ottenere risultati favorevoli dal punto di vista commerciale: la canzone si è classificata 64esima sulla Billboard Hot 100 e non è riuscita ad entrare nella classifica di fine anno – ma la qualità della canzone, come di tutto l’album, resta innegabile.

Photoshoot di Avril Lavigne per Head Above Water Fonte: Billboard

Nel 2003, l’allora debuttante Christina Aguilera lasciò un segno eterno nella storia del pop con il suo secondo lavoro discografico, il concept album Stripped. L’album proponeva una reinvenzione della giovane cantante, la crescita da ragazza a donna, e la messa in mostra definitiva delle sue doti vocali attraverso ballate potenti e tutt’oggi celebrate. L’album di Avril Lavigne è senza dubbio meno spettacolare e provocante, e ha molte meno possibilità di restare nella storia, ma l’intento della cantante di raccontare sé stessa e le tematiche di self-empowerment trattate in molte delle tracce sono aspetti condivisi da tutti e due gli album. E, come Stripped, Head Above Water si presenta come uno dei lavori più raffinati e notevoli dell’anno: ciascuna delle dodici tracce è interpretata da Avril Lavigne in modo impeccabile, con vocals cristalline e la giusta dose di teatralità. Conseguimento ancora più notevole, considerando che Avril Lavigne non è mai stata ricordata per le sue doti vocali.

Ma la cantante canadese non si è dimenticata della sua identità, e assieme a Nicki Minaj compie un simpatico omaggio alle sue radici da giovane pop-punk ribelle con Dumb Blonde, coscritta dalla sottovalutata Bonnie McKee. La canzone ricorda i successi dell’era The Best Damn Thing, con tanto di breakdown per sole percussioni, in cui le cantanti celebrano le proprie capacità e i loro conseguimenti come donne nello showbiz. Canzone anche acclamata – a onor del vero, non proprio a merito – come nuovo anthem femminista da testate come Rolling Stone e Consequence Of Sound.

Il fulcro dell’album, nonché tema principale dal punto di vista sonoro, rimangono tuttavia le ballate, e il disco ne contiene tante e ottime. Head Above Water apre l’album omonimo con dolcezza e profondità: è la cronaca di un terribile periodo della vita della cantante, durante la quale era convinta di stare per morire. La canzone – come altre che la seguono, a cominciare dalla traccia seguente Birdie – si regge su una metafora non originalissima, ma la sua bellezza proviene esclusivamente dall’impatto emotivo del testo, che si piazza nel perfetto equilibrio tra vulnerabile e disinvolto, ammettendo tutte le paure e le contraddizioni della cantante, ma non chiudendo mai del tutto la porta a una via d’uscita alla sua condizione di disagio. E la perizia vocale di Avril Lavigne, la cui voce acuta ma potente conduce l’album fino alla fine, non viene mai meno nemmeno per un istante.

Clip da Head Above Water.
Fonte: cellcode.us

Ascoltando Warrior, chiusura del disco, non possiamo fare a meno di elencare mentalmente tutti gli artisti che hanno già scritto un brano con quel titolo: già Demi Lovato, AURORA, gli Imagine Dragons, Kesha, e chissà quanti altri ancora. Inoltre non si può non fare un paragone con il sottovalutato album di Avril Lavigne del 2011, Goodbye Lullaby, che prima ancora di questo provava a reinventare la cantante come balladeer tenera e affettuosa: con risultati senza dubbio più altalenanti, ma maggiore varietà e coinvolgimento nei contenuti vari. Eccetto Dumb Blonde, l’intero album è improntato esclusivamente sulle atmosfere intime e dolci della title track, che tendono ad essere ripetitive a lungo andare, rischiando di far cadere il coinvolgimento del pubblico stesso.

Ma questo ultimo appunto non dovrebbe scoraggiare nessuno dal tentare di ascoltare questo nuovo lavoro: senz’altro prodotto dell’amore, curato nei minimi dettagli, e privo dell’abbandono alle mode correnti che ha caratterizzato altri lavori dei tempi recenti. Non una pietra miliare della musica, ma un lavoro autentico e un’altra gradita aggiunta al catalogo di tutto rispetto di Avril Lavigne.  Alla quale, ora più che mai, auguriamo ogni fortuna.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Tracce consigliate: Head Above Water, I Fell In Love With The Devil, Dumb Blonde, Love Me Insane

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