di Simona del Re

Ligabue, dopo tre anni di assenza, torna sulle scene e lo fa con un album dal nome emblematico “Start”. La parola inglese, che in una gara indica il punto di partenza e che nel linguaggio cinematografico ha il significato di fotogramma iniziale di un film, per il rocker di Correggio significa un ritorno alle origini e un nuovo inizio.

L’album è uscito l’8 marzo accompagnato da una canzone Certe donne brillano, che omaggia le donne nel giorno in cui vengono celebrate. Il singolo non è il primo estratto da Start, che era stato anticipato dal radiofonico “Luci d’America”, rimasto in vetta alle classifiche per diverse settimane. Per in fan della vecchia guardia del rocker, è un disco che strizza l’occhio a quell’urgenza di raccontare tipica dei primi album. Nella dodicesima “fatica” del Liga, come al solito c’è tutto: l’amore, la famiglia, le amicizie e il tempo che passa. Sul viso di Ligabue, che questa volta finisce in copertina del disco, il tempo sembra passare solo per colpa dei capelli bianchi e per qualche ruga che fa capolino. La voglia di cantare e far cantare, di raccontare e raccontarsi c’è ancora tutta.

L’album arriva dopo tre anni dall’uscita del suo ultimo lavoro discografico “Made in Italy”, anni in cui Ligabue ha deliziato il pubblico con un nuovo libro e un’altra chicca cinematografica, che ha riscosso un enorme successo. Se Made in Italy, primo concept album dell’artista, raccontava la storia di Riko, un uomo che si districava tra le mille difficoltà della provincia, del matrimonio e del lavoro, “Start” ha tutt’altra veste. Le tracce sono poche e l’album è il più breve di sempre con i suoi 38 minuti, ma se ciò che conta è la qualità e non la quantità, l’album non delude le aspettative. Le dieci tracce raccontano l’intimità del cantante e lo fanno in maniera diretta, così come ci ha abituati il Liga. L’esperienza, il vissuto, i momenti belli e brutti sono sempre entrati prepotentemente nei suoi testi. Lo dimostrano canzoni come L’Amore conta, dedicata alla fine del rapporto con la sua ex moglie o Lettera a G, in cui attraverso una simbolica lettera, Ligabue racconta la morte di un cugino considerato come un fratello. Il cantante, quindi, in questo album torna a parlare di sé e lo fa soprattutto attraverso i testi di Mai dire mai, Il tempo davantie Ancora noi.

Mai dire maiè una delicatissima dedica all’attuale moglie e la narrazione delle tipiche fasi di un amore: dal primo incontro, passando per le prime cene insieme, fino ad arrivare ai piccoli litigi quotidiani. Il tempo davanti è invece un brano che riesce a regalare diapositive della famiglia del cantautore e ad affrontare un tema a lui molto caro: il tempo.  L’amicizia, per intenderci quella raccontata nella pellicola del 2002 “Da zero a dieci”, entra senza troppi giri di parole e in maniera più che diretta nel testo di Ancora noi. Il legame raccontato è quello del cantautore con gli amici di una vita, quello delle “paure che facevano vergognare” o dei bicchieri che si toccano ancora dopo 30 anni di amicizia e dove “non c’è posto per rimpianti o sospiri neanche un po’”. I testi sono intimi, ma sono anche diretti ed essenziali. Proprio questi termini sembrano essere le parole d’ordine dell’album, anche dal punto di vista tecnico, che ha beneficiato dell’aiuto decisamente “giovane” di Federico Nardelli. A proporre questo nome, quando l’album era ancora in fase di costruzione e quando ancora c’erano dei dubbi sulla strada da percorrere, è stato Marco Ligabue. Nardelli, polistrumentista e diplomato al conservatorio, aveva già prodotto band come Gazzelle e Galeffi, quanto di più lontano ci possa essere da Ligabue. Le idee proposte sono piaciute e il risultato è stato quello di rendere l’album più essenziale, attento al passato, ma anche fruibile per i nuovi ascoltatori. Il “nuovo arrivato” non ha solo contribuito agli arrangiamenti del disco e alla sua produzione, che per l’album precedente era affidata a Luciano Luisi, ma è anche entrato a far parte della band che in studio si presenta rinnovata.

Nei credits dell’album possiamo trovare i nomi di vecchie glorie come Capitan Fede Poggipollini, Max Cottafavi e Niccolò Bossini alle chitarre, ma anche qualche chicca. Questa chicca si chiama Lenny Ligabue ed è il primogenito del rocker. Il ventunenne, che a soli undici anni aveva suonato la batteria in Taca Banda, canzone di “Arrivederci mostro”, in quest’album riprende le bacchette in mano ne La cattiva compagnia e partecipa ai cori addizionali di Ancora noi e Io in questo mondo. Per il resto la sezione ritmica è affidata a Giordano Colombo alla batteria e Federico Nardelli che si destreggia tra basso, chitarre, pianoforte e sintetizzatori. Se in studio si alternano questi musicisti, dal vivo troveremo i nomi che da anni accompagnano Ligabue.

Il tour partirà dallo stadio San Nicola di Bari il 14 giugno e toccherà nove stadi d’Italia, tra cui San Siro e l’Olimpico. Dopo un’assenza forzata, a causa di un intervento alle corde vocali e un tour, inizialmente rimandato ma poi eseguito in grande stile, il rocker non vede l’ora di tornare in quello che è il suo habitat naturale. Come più volte dichiarato da Ligabue, i palchi degli stadi regalano al cantante un’energia che si alimenta con gli sguardi, le lacrime, i sorrisi e i cori del pubblico. E se Start è un disco intimo, questa energia non poteva che essere raccontata dal suo punto di vista in una canzone. Nel brano Io in questo mondo il Liga descrive cosa succede quando si trova davanti a uno stadio o a un palazzetto gremito di gente che canta le sue canzoni e lo fa a modo suo:

Poi si accende tutto
un cuore che trabocca
e l’onda che nessuno può fermare
lo show ce l’ho di fronte
se solo vi vedeste
un mondo dentro un mondo che è già un po’ migliore

Quando queste luci si accenderanno, Start prenderà vita anche negli stadi e l’energia si trasformerà nei cori di Urlando contro il cielo, Balliamo sul mondo e sicuramente anche in quelli dei brani del suo ultimo lavoro.

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Tracklist