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Knocturne è un colpo notturno (“knock”, “nocturne”), è l’oscurità che bussa alla porta”: con queste parole si presenta l’ultima fatica discografica dei Be Forest, italianissimo (precisamente da Pesaro) gruppo indie militante nell’immortale genere dell’elettronica indie, pressoché sconosciuti alle classifiche del nostro paese, ma celebrati internazionalmente nel loro campo, in Europa come negli USA, e ospiti di festival come  The Great Escape e SXSW. Knockturne è il loro terzo impegno discografico, prodotto dalla loro formazione di sempre: Costanza Delle Rose alla voce e al basso, Erica Terenzi alla voce e alle batterie, oltre al sintetizzatore Eminent, e Nicola Lampredi alla chitarra. È a quest’ultimo che possiamo anche dare credito per il gioco di parole alla base del titolo. La K è muta, peraltro, ed è proprio l’effettiva “N” iniziale ad essere anche l’iniziale del nome di Nicola – come lo è stata la “C” di “Costanza” per l’album di debutto, Cold, e la “E” di “Erica” per il secondo, Earthbeat. Sono proprio questi piccoli dettagli a consacrare prima di tutto il talento, sottovalutato e raffinato, della band, che si può sentire in Knockturne al pieno della sua forma.

La particolarità di Knockturne, che può piacere o non piacere, sta nell’unitarietà di fondo del progetto. Le canzoni non sono separate l’una dall’altra, ma risultano fuse tra di loro, formando una sorta di unica, lunghissima traccia. È estremamente difficile, ascoltando l’album di fila, capire dove finisce la canzone che si sta ascoltando e dove continua l’altra: sono i sottili elementi, come i cambi di ritmica e l’apparizione di un nuovo strumento, a fare la differenza. L’unico momento di separazione è quello che precede Atto II, non a caso a metà dell’album. Una scelta senza dubbio ambiziosa, che riceve senso di esistere a partire dalla semplice bellezza delle tracce in questione, ma che può anche portare alla noia dopo i primi brani, affibbiando un senso di pesantezza a canzoni singolarmente molto belle. Si ricordi innanzitutto che Knockturne non è affatto un album che si consuma facilmente. La parte vocale è molto ridotta, in alcune tracce addirittura assente, e la struttura delle tracce stesse è imperniata su una serie di brevi frammenti vocali intervallati dalla base pressoché sempre uguale. E parliamo per l’appunto della base, prodotta dal loro (e nostro) connazionale Steve Scanu e masterizzata da Josh Bonati. Un album che ha “nocturne” nel titolo promette musica cupa e destabilizzante sin dal primo momento, e proprio così si presenta il disco in questione, tra bassi martellanti e tonanti rulli di batteria.

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Dopotutto l’elettronica migliore, quella che sperimenta, non può che essere così: atmosferica, fuori dalle righe, con tutta la forza espressiva di un bel dipinto. Ce lo hanno insegnato figure come Jamie xx e ce lo insegnano anche i Be Forest, forse influenzati dall’opera di quest’ultimo. Non è difficile sentire influenze del celebre Intro, dell’album xx del lontano 2009, nei ritmi ipnotici e cadenzati delle basi dei Be Forest, specialmente nella traccia d’apertura Atto I. Eppure, nonostante il “colpo” implicato nel titolo, non c’è nulla di violento o aggressivo nei Be Forest e nella loro opera. Come la foresta a cui la band deve il nome, la musica di Knockturne è maestosa e ricca di energia. Il modo con cui le percussioni, frenetiche e velocissime, cadenzano il ritmo in Gemini, fa della traccia uno dei momenti più alti, irresistibili e trascinanti, tanto che quasi dispiace quando il ritmo si allenta per la traccia seguente, dal sintetico titolo di K. Un altro problema è la voce della cantante e bassista Costanza Delle Rose. Non affatto sgradevole, dal timbro sottile e vellutato – che ricorda la Lana del Rey degli esordi – perfetta per il genere dream pop da cui trae larga ispirazione il sound di Knockturne, Costanza è tuttavia completamente soverchiata dalla musica, rendendo incomprensibile capire cosa stia dicendo.

Quello che si scopre esaminando il testo nel dettaglio sono immagini pittoresche, naturali e meravigliose, che si dispiegano come una scenografia all’ascoltatore, come se le mani che sulla copertina di Knockturne tengono aperto lo spartito nero lo avessero, finalmente, aperto per il mondo. Non un album facile, non orecchiabile e non piacevole di primo acchito, Knockturne è una testimonianza al potenziale illimitato dell’elettronica contemporanea e dei talenti che operano in sordina al suo interno. I Be Forest ce l’hanno fatta un’altra volta – giovani, spavaldi e allo stesso tempo maturi, con un’opera dal tono marziale ma mai cupo e, con immagini sottili e contemporaneamente imponenti, trionfano senza riserve nel loro campo.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Tracce Migliori: Atto I, K, Sigfrido, You, Nothing

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Immagine di copertina: profilo Facebook ufficiale dei Be Forest
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