L’ascolto di Fabrizio Piepoli è un’esperienza strana: si sente quasi il bisogno di toccare il suo cd o di scorrere le tracce su Spotify per avere conferma che quella musica elegante sia reale, e non immaginata. Fabrizio Piepoli, cantante, polistrumentista e compositore pugliese da più di vent’anni sulla scena musicale italiana, con la sua voce insegna a non vedere più confini con rara potenza e virtuosismo, raccontando il dialogo e le differenze del Mediterraneo che sono le uniche garanzie di pace e sviluppo sostenibile a cui non possiamo più sottrarci.

Dopo gli ultimi progetti con La Cantiga de la Serena e Nabil Bey, voce dei Radiodervish con cui ha portato in scena il lavoro inedito “Ghibli Suoni ed echi dal Mediterraneo”, Fabrizio Piepoli ha iniziato il suo nuovo tour con l’album autoprodotto “Il cedro e la rosa” uscito nel gennaio 2019. Nove tracce di folk-popmediterraneo che permettono di scivolare nel pattern vocale di Piepoli, che risulta la sintesi di piccoli miracoli capaci di dire chi siamo, con la vocazione di un interprete del nostro mare.
In scena è da solo, circondato dagli strumenti musicali che suona in un risultato ipnotico, nella alchimia di acustica ed elettronica. Per “Il cedro e la rosa” ha scelto santur, shruti box, chitarre, live electronics e la sua voce, ora baritonale ora di contro-tenore, che è duttile e generosa perché capace di diventare tutto ciò che vuole, assottigliandosi fino a diventare quasi femminile in un esercizio di tecnica che fa credere a chi ascolta di assistere a un prodigio alieno.

Questo concept album recupera le melodie sefardite, greche, libanesi, le antiche preghiere in aramaico elatino, i canti rituali sufi e ortodossi, le struggenti fado portoghesi intrecciate a tarantelle e canti d’amore dal Gargano e dal Salento. Si tratta di un lavoro che non si dà limiti di substrati culturali, o geografici, perché quella che è tradizione millenaria sa parlare ancora oggi, con il sound moderno aggiunto da Piepoli, del nomadismo dell’uomo del Mediterraneo, che è allo stesso tempo attaccamento alle radici e allontanamento da casa varcando il mare.


La contaminazione tra rock new-wave e musica antica rende Fabrizio Piepoli, che ha collaborato con Raiz, Almamegretta, Teresa De Sio e Jamal Ouassini, per citarne alcuni, uno degli artisti più interessanti del panorama italiano, nonché punto di riferimento della world music con le sue nuances timbriche che, con la tecnica del looping vocale, sono completamente al servizio di un’espressività pulsante ed estatica.

Le tracce di “Il cedro e la rosa” sono espressione dell’eclettismo nato da una ricerca culturale e per certi versi sociologica: è come se Piepoli in questo lavoro si sia espresso anche da studioso che ha indagato una tradizione musicale costruita sulla semplicità dei canti popolari, ma che è la piena rappresentazione della libertà di andare e di amare, in una pluralità di storie restituite con gentilezza e raffinata rivisitazione.

Se proprio cerchi dimora vai al centro del cuore. Ogni gioia ha il suo corrispettivo in dolore e il canto è insieme delirio dell’ebbrezza e medicina della pazienza”: questo è un estratto della presentazione dell’album che con parole morbide ne fa intuire le atmosfere che esplodono in un canto dolce, melos, che è rito di sensualità e misticismo, capace di sganciarsi completamente dalle esperienze artistiche di altri, troppo terrene.


Il cedro e la rosa” si apre con la proposta di La sposa di Giuni Russo, canzone del 1994 eseguita con il coro delle carmelitane Scalze con un testo ispirato all’Elogio della Sapienza contenuto nel libro del Siracide, in una versione con tocchi di elettronica che la rende ancora più maestosa e aerea, creando spazi emotivi vastissimi che ci consegnano a una prospettiva verticale di vera spiritualità.

Troviamo poi “Tu bella” di Pino De Vittorio, il tenore di Leporano che ha valorizzato i canti popolari del Sud Italia, che unisce il vernacolo al greco in una serenata sofisticata con un’atmosfera esotica arrangiata da Piepoli.
Scrive il testo del raffinato brano Favonio a cui segue la traccia “Agora”, un fado scritto in portoghese dallo stesso Piepoli e da Lorena Carbonara che è immersione totale nelle armonie dell’album, che va controvento con garbo. E le scelte ricercate di Fabrizio Piepoli non sono un azzardo, quanto piuttosto la forza di un artista che si presenta al pubblico in maniera autentica, perché la sua musica non è chiusa ma parla una lingua unica nata dalle componenti comuni del mediterraneo che tengono insieme le nostre storie.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Tracklist