È considerato come la rivelazione dell’alternative-classic, ovvero il mondo classico che strizza l’occhio alla musica moderna, è chiamato “il nuovo Pink Floyd”, ha lavorato con i migliori del cinema: questo è Stefano Lentini, ma non solo. Il 7 maggio, a pochi mesi dalla messa in onda de La Porta rossa 2, è uscito il box set con le sei puntate della serie, tre DVD, diversi extra, ma soprattutto con il cd della colonna sonora creata dal compositore romano.  Stefano Lentini, classe 1974, è una di quelle eccellenze che il mondo intero ci invidia e continuerà a invidiarci, vista la sua carriera in continua ascesa. È passato un po’ di tempo da quando, per la prima volta, il compositore ha avuto il suo primo contatto con la musica. Era piccolino e suo nonno, che di mestiere faceva il falegname, creò per lui una chitarra classica con il legno ricavato dalle ante di un vecchio armadio. Dopo questo contatto, l’artista non ha più smesso, assaporando i vari aspetti della musica: ha varcato le porte del conservatorio di Santa Cecilia di Roma, ha imparato a suonare pianoforte, basso, batteria e flauto, ha studiato Etnomusicologia a Londra e si è laureato con lode in Antropologia culturale. Di strada, da quella chitarra fatta in casa da suo nonno, ne ha percorsa tanta.

Stefano Lentini. Fonte: sito ufficiale di Stefano Lentini

Il suo penultimo lavoro, Fury, che il compositore aveva descritto come un album che giunge a soluzioni musicali rivoluzionarie, partendo da un’esperienza personale ed esplorando il territorio della rabbia umana, ha ottenuto consensi da tutti. Prodotto in collaborazione con il pluripremiato ingegnere del suono Geoff Foster, Fury è un disco che si destreggia perfettamente tra arrangiamenti classici e un’anima decisamente rock, se non addirittura heavy metal. Les Fleurs Du Mal, unico brano che in questo album si intreccia con le parole, può essere definito anche come la chicca del progetto. È la vera essenza dell’album e, più che un omaggio a Baudelaire, Lentini ha definito il brano così: “una rivisitazione dei suoi Fiori del Male. Per Baudelaire i Fiori del Male erano gli oggetti scabrosi dell’amore. Io ho voluto prendere quanto di più scabroso ci sia oggi al mondo ed usare lo stesso titolo di una censura di 150 anni fa. Cos’è scabroso oggi? La Memoria”. Se l’incontro con la letteratura ha portato alla composizione di questo bellissimo brano, il confronto con la “settima arte” è stato ancora più fortunato. E, se è vero che il compito della colonna sonora di un film è quello di aggiungere valore alla pellicola, possiamo affermare che Stefano Lentini, nelle sue collaborazioni con il cinema e la tv, ci è riuscito benissimo, dimostrando la sua bravura non solo in Italia, ma anche all’estero. Oltre ad essere l’unico compositore italiano, insieme ad Ennio Morricone, rappresentato dall’agenzia hollywoodiana The Gorfaine/Schwartz Agency, nel 2013 Stefano ha collaborato con l’iconico regista Wong Kar Wai per il film The Grandmaster. Per questo lungometraggio ha composto una Stabat Mater, la famosa preghiera la cui nascita è attribuita a Jacopone da Todi, che aggiunge bellezza al già riuscitissimo film candidato a due Oscar. Ma l’incontro del compositore con il grande e il piccolo schermo non finisce qui. Per il cinema ha collaborato con Steven Pullen per il film The ballerina e con il regista Salvatore Allocca per l’emozionante road movie Taranta on the road, ma non solo. Per il piccolo schermo, Stefano Lentini sta infatti diventando sinonimo di sicurezza, grazie a grandi colonne sonore firmate per serie di successo, come Braccialetti rossi e La porta rossa, le quali negli ultimi anni hanno tenuto incollate alla tv milioni di persone. E se, grazie a Braccialetti rossi, il compositore aveva raggiunto i più giovani, grazie alle due stagioni della serie tv scritta da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi, ha conquistato il grande pubblico e lo ha fatto innamorare. La porta rossa, arrivata alla sua seconda stagione, è una di quelle serie che sembrano uscite dalle grandi menti cinematografiche americane. Nulla è lasciato al caso: la colonna sonora non poteva essere da meno ed è stata sicuramente uno degli aspetti che ha contribuito alla buona riuscita di questo prodotto. Nella prima serie, Stefano Lentini aveva firmato la soundtrack con delle canzoni che ci avevano accompagnato per mano nella storia di Leonardo Cagliostro. Il poliziotto, dopo essere stato assassinato in uno scontro a fuoco, rimane incastrato nel mondo terreno per salvare sua moglie dal suo stesso destino, e l’unica persona in grado di vederlo è un’adolescente che lo accompagnerà in questo compito. Il compositore ci aveva fatto comprendere, attraverso le tredici tracce che componevano la colonna sonora della prima stagione, la solitudine di un uomo che può solo assistere passivamente al mondo che gli passa davanti. Keep me in your head/Remember what we said/Those days are nevere dead/ I’m invisible, cantava Charlie Winston nel primo brano di questo album, che in un crescendo di emozioni ha accompagnato gli spettatori nelle scene salienti di questa serie. Ma se, come diceva Caparezza, “il secondo album sempre il più difficile nella carriera di un artista”, parole di cui lo stesso Lentini si è appropriato, la colonna sonora della seconda stagione della serie tv non ha deluso le aspettative. Eseguiti magnificamente dall’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e mixate nell’ AIR Studios di Londra con Geoff Foster, questa volta i brani ci portano a scoprire il passato di Leonardo Cagliostro, ad approfondire la sua solitudine e a conoscere la verità sul suo assassino. Anche ne La porta rossa 2 i temi sono l’amore e la morte, e quale opera migliore se non La Traviata, il cui nome originario sarebbe stato proprio Amore e morte, per ispirare il compositore? Cinque delle diciotto tracce presenti nella colonna sonora inserita nel box set uscito in questo mese sono una rivisitazione di altrettanti brani dell’opera di Giuseppe Verdi. È stato proprio Stefano Lentini a spiegare perché abbia scelto Preludio Atto I, Solinga, Un dì quando le ceneri, Preludio Atto III, Addio al passato e Amore e morte per rappresentare, tramite il capolavoro di Verdi, l’anima di questa stagione. “Ho scelto i brani a me più affini – racconta il compositore – e li ho rivisitati e modificati nel testo e nella musica declinandoli nella nostra storia e cercando di far emergere i tratti più cupi e notturni”. Ed è proprio così. I tratti più cupi e più macabri della storia, rappresentati visivamente da una Trieste sempre piovosa e da attori che hanno dato il meglio di sé nella recitazione, sono stati sottolineati non solo da questi cinque brani, ma anche dagli altri tredici. La colonna sonora, quindi, diventa quasi la metafora della fortunata serie tv.

Nell’album troviamo brani come La fenice, che porta il nome della confraternita protagonista della storia, in cui ciò che la fa da padrona è la suspance. Ma andando avanti nell’ascolto di questo cd, troviamo tracce in cui l’attesa di ciò che potrebbe succedere da un momento all’altro è rappresentata magistralmente in musica da strumenti classici e strumenti del rock. A ritrarre le paure dei protagonisti, questa volta non solo in musica, ma anche a parole tramite la voce di Luiza Constantin, ci pensa il terzo brano di quest’album, Back in town. Come racconta lo stesso compositore in un breve video su Facebook, il brano è la storia di uno specchio e di una città che raccoglie il bene e il male e le due polarità della realtà, le quali sono viste attraverso gli occhi di Cagliostro e di Vanessa. Anche in questa stagione, la musica risulta un valore aggiunto e l’album con la soundtrack de La porta rossa 2 lo dimostra: non ci resta, quindi, che aspettare la nuova serie e, ovviamente, una nuova colonna sonora firmata da Stefano Lentini.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagine di copertina: https://en.wikipedia.org/wiki/Stefano_Lentini – Autore: Filmcommission
© riproduzione riservata