Che Giorgio Poi sia una sorta di panacea, un remedium amoris per le pene inquiete del cuore è un dato di fatto innegabile. Nulla da dire alla penna, alla voce e agli strumenti di quel ragazzo girovago in lungo e largo per il mondo; di qualsiasi campo o mezzo espressivo si tratti, il suo tocco morbido e vellutato lenisce i bollori dei suoi ascoltatori, ne cura l’anima escoriata, ne idrata i pensieri più secchi, più delusi e fragili. Ecco come stanno le cose: quando ricevi tanto, l’avere delle aspettative proporzionate diventa pressoché automatico. Musicalmente parlando si macinano giorni, si consumano mesi, anni in attesa del prossimo disco, della futura mossa dell’artista tenuto sott’occhio. Mossa, già. Tentativo che a volte potrebbe trasformarsi in un passo falso, se non ben dosato. Giorgio Poti, in arte Giorgio Poi, è uno di quelli che, con questo secondo disco, rischia di essere frainteso, surclassato. L’opinione quasi unanime della critica ci lascia ipotizzare che non sia stato capito. Oggi noi proveremo a cambiare approccio. Smog è da assaporare e gustare, ma soprattutto da prendere in tutta la sua interezza, proibendosi di incappare in mancanze e paragoni. Ecco ancora come stanno le cose: non sarà mai come il genitore Fa Niente (pubblicato il 10 febbraio 2017 da Bomba Dischi) e va benissimo così, ogni uscita discografica vive il proprio qui ed ora. Lasciatevi guarire da questo nuovo pulviscolo e seguiteci nel breve viaggio dentro questo full-lenght di nove tracce.

 

La copertina ed il booklet di “Smog”, il secondo album di Giorgio Poi, sono stati disegnati a mano dal musicista

 

«Smog è il mio primo secondo disco. Di dischi d’esordio se ne possono fare anche tre o quattro, con nomi sempre diversi. Invece i secondi dischi sono più rari, perché per fare un secondo disco non basta fare un disco, ma bisogna farne due, e mano mano che si va avanti la situazione si complica. Credo che siano pochissimi i casi di secondi terzi dischi, improbabili i secondi quarti e impensabili i secondi quinti. Con questo voglio dire che Smog è un disco fatto in casa, e un disco è una delle poche cose fatte in casa a cui non si può aggiungere di seguito “come una volta”, perché una volta i dischi si facevano in studio. Quindi di questo disco si potrà dire quel che si vuole, ma non che non sia un disco moderno».

Giorgio Poi in un post su Facebook riguardo l’uscita di Smog

 

Nato l’8 marzo 2019 per Bomba Dischi e Universal Music Italia, Smog vede la luce come lavoro solista dopo un lungo periodo di collaborazioni; tranne le percussioni, le voci e gli strumenti che sono stati registrati nel suo studio casalingo. In principio i featuring con Frah Quintale e Carl Brave, poi l’apertura di dieci date americane del tour dei Phoenix tra luglio e settembre, la partecipazione alle chitarre negli album di Calcutta e Franco126 e la produzione del disco di Francesco De Leo mettono in risalto un primo, grande quesito: ma quante vite avrà Giorgio? Come riesce a fare tutto questo e, soprattutto, a portarlo a termine egregiamente? È probabile che l’hype verso questo nuovo lavoro sia stato alimentato anche dalla somma di esperienze pregresse collezionate in un lasso di tempo – azzardiamo a dire – davvero breve.

Non si sa come, ma ce la fa. La sua ultima impresa titanica consiste in un viaggio introspettivo di ventinove minuti. Fermatevi e provate a pensarci, quante cose riuscireste a raccontare in meno di mezzora? Con quante persone vi siete aperti in modo reale e sincero impiegando milleottocento secondi?  Subito emerge un secondo quesito. La nostra risposta tarda ad arrivare. Una constatazione, però, è d’obbligo: lui riesce a parlare con il proprio bellissimo cuore in mano piano, dolcemente, senza incutere timore. Ovviamente risulterebbe sciocco affermare che “Smog” sia un album perfetto. Non lo è, senza ombra di dubbio. Sarebbe altresì poco onesto non riconoscere la sua efficace gestione che passa dalla componente estetica fino ad arrivare alla scelta dei singoli; Vinavil (12 dicembre 2018), La Musica Italiana con Calcutta (23 gennaio) e Stella (22 febbraio) sono brani ad elevato tasso di orecchiabilità, puntano sull’immediatezza, sulla freschezza del linguaggio diretto glabro, senza peli sulla lingua. Se in Fa Niente ogni pezzo poteva diventare un papabile tormentone già dopo un paio di ascolti, qui si gira attorno a due, massimo tre dotati di charme radiofonico.

L’approccio iniziale è quasi paradossale. A porgerci un biglietto di sola andata verso l’introspezione è proprio una traccia dal titolo Non Mi Piace Viaggiare; al primo ascolto non colpisce, non seduce abbastanza e diventa coinvolgente solo all’ennesima pressione sul tasto play. Potremmo dire che non rientri appieno nei canoni convenzionali con cui si dovrebbe, o meglio, potrebbe aprire un disco. Il secondo pezzo, Ruga Fantasma, salva la situazione in calcio d’angolo con le sue sonorità soft, pacate; tre minuti e trentaquattro secondi ed è come se i Peter Bjorn and John e Mac DeMarco avessero preso un caffè insieme. Segue Solo Per Gioco, sfortunatamente eclissata dal pezzo numero quattro in rotazione nelle radio italiane: arriva Stella ed è senza dubbio una delle più belle dell’album, canzone giovane, piacevole, perfettamente calata in un contesto commerciale, trionfo di synth stringi-anima ed algoritmi da hit. Napoleone riequilibra l’atmosfera e placa il pathos. La si potrebbe considerare piatta, spugnosa, ma ecco che sul più bello estrae un pugnale dalla manica e sferra un colpo a tradimento. Zac! Amore mio la pagherai cara/ ma in comode rate è il verso per cui non se ne esce vivi. Alla sesta posizione troviamo Vinavil ed anche qui vale lo stesso discorso fatto per gli altri singoli; l’abbiamo ampiamente conosciuta, amata, cantata sotto la doccia con un magone come microfono. Le diamo un’ulteriore nota di merito per il sensazionale videoclip che si rifà a quell’Art Attack di Giovanni Muciaccia con cui siamo cresciuti, quasi come se il nostro cuore fosse un manufatto da bricolage, riparabile con la tecnica del kintsugi. Smog sta a Smog come Patatrac sta a Fa Niente: difficile poter aggiungere qualcosa, Giorgio è fortissimo nello strumentale. L’ottava canzone, Maionese, funziona a manovella come Solo Per Gioco, mentre la scenografica chiusura è affidata al duetto col Re Mida del pop (ei fu indie) Edoardo D’Erme in arte Calcutta. Tutto quello che tocca diventa oro in un battibaleno: non c’è musica che possa rimanere integra, incontaminata. Nel complesso, Smog è un album con del grande potenziale e dal quale non si dovrebbe pretendere nulla di particolare, nessuna competizione senza fondamento. Poi è una garanzia per le coccole salvifiche all’anima, possibile che non sia sufficiente gustarlo e lasciarsi trasportare? Ascoltare e farsi ascoltare, il tutto nel silenzio di parole non nostre?

A noi, futili fruitori di piccola pace, piace così. Qualora foste intenzionati a sentirlo dal vivo, vi diciamo subito che a breve partirà lo SMOG TOUR 2019; Giorgio Poi attraverserà l’Italia partendo il 29 marzo dal MONK di Roma, per poi proseguire con l’11/04 al  LOCOMOTIV CLUB di Bologna, il 12/04 aprile al Dejavu Drinkandfood di S. Egidio Alla Vibrata (TE), il 13/04 al New Age club di Roncade (TV), il 19/04  all’Officina degli Esordi di Bari, il 20/04 al Duel Club di Napoli, il 21/04 al MOOD Social Club di Cosenza, il 22/04 ai  Mercati Generali di Catania, il 27/04 all’Urban di Perugia, il 03/05 al Circolo della musica di Torino e il 04/05 al Lumiere Pisa di Pisa. In questi ultimissimi giorni, inoltre, sono stati aggiunti due eventi speciali: per ora sono previste le sue esibizioni il 26 aprile al Balena Festival in Piazza Delle Feste (GE) ed il 24 maggio al MI AMI Festival presso il Circolo Magnolia di Segrate (MI).

La Artwave Airlines vi augura buon viaggio nell’ascoltare Smog. 

Tracklist:

1. Non Mi Piace Viaggiare – 3:56
2. Ruga Fantasma – 3:34
3. Solo Per Gioco – 3:42
4. Stella – 3:09
5. Napoleone – 3:33
6. Vinavil – 3:21
7. Smog – 1:50
8. Maionese – 3:39
9. La Musica Italiana – 2:42

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Ruga Fantasma, Stella, Vinavil, La Musica Italiana