Ce l’hai un posto felice?
Una persona che ti dà il sorriso?
Ce l’hai un isola sicura, una ​happy room ​per chiudere fuori la giornata?
Inciampi sulle scale, finisci in una pozzanghera. Hai chi ti aspetta, nella stanza? Ce l’avevi. Ma ora apri la porta e non trovi più nessuno. Ti scordi dei pantaloni bagnati, torna in mente l’altra sera. Entri. È vuota, la stanza.

La copertina del disco ​Stanza Singola. ​«L’Hotel Bled, che sta a Roma in Via di S. Croce in Gerusalemme. È un hotel molto vintage, che ha ancora quelle caratteristiche che cercavamo, quel calore, quella polvere, hotel ‘70-’80.» Franco126, Babylon

E lo sai che mi sembra ieri l’altro: mi suona in testa la tua risata, come fossi nella stanza accanto.
È così che finisce. L’album, uscito lo scorso 25 gennaio, riesce a raggiungere la settima posizione dopo pochi giorni. Lascia sospese queste parole, ma la puntina del giradischi ancora non si ferma.

È questa la ​Stanza Singola di Franco126. Un artista che sa di essere versatile, che accetta il rischio. Con questo disco cerca di raccontarsi come avrebbe fatto il cantautorato di Califano o De Gregori: sono loro gli artisti a cui si è ispirato nella stesura dei pezzi.
L’album segna il distacco dal genere che lo ha lanciato: chiude la porta al rap, la apre a sonorità indie pop. Ma non dimentica. Anziché puntare sulle melodie orecchiabili che l’indie richiede, Franco126 non rinuncia a un metodo di composizione più caro al rap. Scrive. Le sue tracce sono nate così, sulle basi che trovava su YouTube. In un’intervista dirà «l’attenzione maggiore l’ho rivolta ai testi».

Ogni vocabolo è scelto con cura, a partire dall’immagine della stanza. Una stanza con vista e una stanza piena di gente. Una stanza tutta per sé. Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave. Ho la ganja che puzza di stanza, ah scusa. La stanza che puzza di ganja, annusa.

Il disco dura 36 minuti ed è stato pubblicato il 25 gennaio 2019 dall’etichetta discografica Bomba Records

I tre numeri al fondo del suo nome d’arte sono Amore. Romanzo rosa, volemose bene, Lovegang. 126 sono le storie di un gruppo di amici di Roma che la sera si ritrova nel pub di San Calisto. Roma è la loro casa e Federico, classe ’92, ci è nato e cresciuto. È lì che con i suoi amici, da ragazzo, ha fondato il collettivo musicale che oggi fa tanto parlare di sé. 126 è la verità: «non dobbiamo più piangere, cresciuti tra i vicoli, moriremo pe’ ‘ste strade». 126 sono gli scalini di Via Dandolo, Trastevere.

Ci incontravamo in quelle scale ai gradini più in alto, affogavamo i mozziconi in un mare d’asfalto. E mi sembra di rivedere i dettagli, ma il tempo aggiunge sempre falsi ricordi.

126 è un gruppo di artisti: il poeta Ugo Borghetti, il dj Drone126, e i trapper Pretty Solero, ASP126, Ketama126 e Carl Brave, che fanno da padroni. Con quest’ultimo, Franchino aveva prodotto l’album hip hop Polaroid,​ unico lavoro completo precedente a ​Stanza Singola​. Uscito nel 2017, ​Polaroid ha condotto il duo al successo mainstream. Milioni di ascolti, tre dischi d’oro, centoventisei lettere d’amore. Finita la tournée, però, Carl Brave e Franco126 si sono divisi. Visioni contrastanti, strade diverse. Carl rimane sulla trap, Franco riesce a rinnovarsi.

Franchino (il ragazzo coi baffi) insieme a Ceri (quello pelato), che ha curato le basi strumentali del suo album

Stanza Singola h​a il suo momento più struggente nell’ultima traccia. “Ieri L’Altro”, brano dedicato all’amico Gordo, membro della 126 morto suicida qualche anno fa, colpisce forte la puntina del giradischi. La sfida a fermarsi, con versi malinconici mai strazianti. Un riff di chitarra acustica rubato ai Genesis da Giorgio Poi, che nell’album accompagna anche con il basso e il sax. Il ricordo della quotidianità di ragazzi romani.

E se passo in quella via, sai, guardo ancora in su. E mi aspetto che ti affacci, un fischio e scendi giù. E certe cose, no, non so spiegarle. E forse Dio era girato di spalle.

Da sinistra: Pretty Solero, Gordo e Franco

Anche gli altri due singoli del disco, “Frigobar” e “Stanza Singola”, hanno quello stile: la spensieratezza di un suono accattivante e il caos abitudinario di una città che, mai menzionata ad alta voce, ci ricorda inevitabilmente Roma. “Frigobar” infatti riprende nel testo e nella base il brano “Ammazzate oh” del cantante Luciano Rossi, per metà in dialetto romano.

La title track è una sigaretta. Una Peroni bevuta camminando sul lungofiume, forse, come quella di Franco nel videoclip con Tommaso Paradiso, leader dei Thegiornalisti.

Franchino insieme a una Peroni e a Tommaso Paradiso, unici due featuring dell’album, nel videoclip di “Stanza Singola”

È un’opera uniforme quella che il cantante ha messo insieme. Coerente, in un momento del suo percorso artistico in cui di coerenza aveva più bisogno. Stravolgere il genere mantenendo intatto lo stile era l’unica strada praticabile. Per non rivelarsi un astro d passaggio, per non sembrare una brutta copia di Carl Brave.

E noi seduti a bere, a guardare il tempo passare. E ci sembrava non passasse mai. Cercavo soldi nella borsa di mia madre e ci trovavo solo guai.

Ce l’hai un posto felice?
Arrivi alla tua stanza. Non trovi più chi aspettavi quando apri la porta, ma una persona sola come te. Una persona come Franchino, che n1on ti darà il sorriso, non ti aprirà la porta. Che non ti asciugherà mai dalle pozzanghere, ma una canna te la passa volentieri. Love gang.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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