È finalmente uscito l’ultimo album di Daniele Silvestri e come sempre, nei suoi lavori, nulla è lasciato al caso. La terra sotto i piedi, uscito il 3 maggio e preannunciato dalla partecipazione a Sanremo e da tre 45 giri, è un album studiato, puntuale e non banale. Il cantautore è quella certezza, nella scena musicale, di cui abbiamo bisogno; ogni suo album non toglie qualcosa ai lavori precedenti, ma è una lente in più sul suo mondo, che spazia dal rap alle canzoni d’amore. Daniele Silvestri, del resto, ci ha abituati nel tempo alla sua versatilità, sia nei generi che nei suoi testi. In ben venticinque anni di carriera abbiamo imparato a conoscere le “4850 cose in comune” con la donna amata, il suo lato più “testardo” e il voler gridare le sue idee ad alta voce con il suo megafono. Ma non solo. Nel 2014 ha collaborato alla realizzazione del sogno segreto di tutti i fan del cantautorato, quello vecchio ma non troppo, cantando ne Il padrone della festa con i suoi amici storici Niccolò Fabi e Max Gazzè. Solo due anni dopo, ha poi pubblicato un album da solista, Acrobati, che è un’ennesima dimostrazione della sua arte. Tante collaborazioni, tanti stili diversi nell’album, tanto amore e qualche accenno all’attualità. A distanza di tre anni, il cantante scende da quel filo da funambolo su cui era salito nella copertina di Acrobati e torna con i piedi per terra. Quasi a volerlo annunciare anche agli ascoltatori, in una delle quattordici tracce, Silvestri canta così: «Mi serve gravità, la stessa che negavo fino a ieri. Quando predicavo di essere funamboli sospesi per sentirsi liberi e leggeri». Torna con i piedi ben saldi sulla terra e lo fa parlando di politica e di attualità, ma soprattutto di quanto il mondo sia cambiato e la musica insieme ad esso.

Copertina album La terra sotto i piedi. Fonte: profilo Facebook Daniele Silvestri

Silvestri apre il disco con una canzone, Qualcosa cambia, che invita a resistere, e preannuncia uno dei temi dell’album: il cambiamento. Procede parlando di fede calcistica e di Totti, ne La vita splendida del capitano, decima traccia del disco. E no, la scelta del dieci non è sicuramente casuale. Ci sono gli adolescenti impegnati, ma anche quelli con la testa tra le nuvole di Scusate se non piango. Degno di nota è il video di questo brano, anche se chiamarlo video è un po’ riduttivo. Il cortometraggio, con la regia di Valerio Mastrandrea e Giorgio Testi e con un parterre di attori italiani che farebbe invidia anche al cast di Perfetti conosciuti, è un vero e proprio capolavoro. Girato all’Angelo Mai, collettivo artistico a cui molti cantanti della scena musicale italiana sono affezionati, ha come protagonista un giovane che se ne frega di lotte e di resistenza, perché è semplicemente innamorato.

La molteplicità del mondo narrato ne La terra sotto i piedi è visibile anche nella scelta di dividere, in tre tematiche, sei dei quattordici singoli che formano l’album. Per dare un tocco vintage e alternativo a questa scelta, i sei singoli non sono stati inseriti in tre EP, bensì in tre 45 giri, di cui due hanno anticipato l’album. La prima sfera tematica e musicale affrontata è quella dance. Il Vol. 1: Dance pack contiene due brani, Tempi modesti e Complimenti ignoranti, che hanno come focus tematiche quanto mai attualissime. Nella prima canzone, cantata con l’ex partecipante ad X factor Davide Shorty, si parla di social, analfabetismo funzionale e della logica del “mi piace”. In Complimenti ignoranti non si va tanto lontano e, con l’ironia e i giochi di parole che lo contraddistinguono da sempre, Silvestri gioca sul rapporto tra fan e cantanti nell’era digitale.

Con il secondo 45 giri, Vol. 2: Rap pack, arriviamo nell’universo del rap e lo facciamo sempre con due brani: Bliz gerontoiatrico e Argentovivo. «Sei monotono come il grammofono inceppato di mia zia»: è questa una delle critiche che un cantautore ormai cinquantenne muove a un mondo musicale dove tutto è uguale a tutto. Ci si potrebbe chiedere se il cantante pecchi un po’ di supponenza, ma la verità è che, grazie al suo camaleontismo, Silvestri se lo può permettere. Argentovivo è una delle chicche di quest’album e i premi ricevuti a Sanremo (ovviamente non il primo posto, come nelle migliori tradizioni) lo dimostrano. Per questo brano Silvestri, non solo si è fatto accompagnare sul palco da Rancore, rapper classe 1989 che si sta facendo strada anche grazie ad altre importanti collaborazioni, ma ha chiesto l’aiuto di Manuel Agnelli. I due avevano già collaborato per una versione di Voglio una pelle splendida e tornano nuovamente a farlo, mettendo insieme le mani sul testo di Argentovivo. Tra le righe del brano si leggono i disagi tipici di un’adolescenza ingabbiata tra pregiudizi, rapporti difficili con i genitori e da un mondo sempre “connesso”, dove l’argento vivo della gioventù perde la sua lucentezza.

Il Vol. 3: Love pack, unico 45 giri pubblicato dopo l’uscita del’album, chiuderà questa trilogia e lo farà, ovviamente, parlando d’amore. Perché, come ha dichiarato il cantante sui social, si può parlare di temi scomodi, di politica, dei massimi sistemi, ma alla fine l’amore è sempre il motore di tutto. Tra i due brani inseriti in questo vinile, Prima che e Ultimo desiderio, spicca il primo, che è sicuramente un’altra piccola perla de La terra sotto i piedi. Una ballata che si avvicina musicalmente a Sornione e che parla di amore, dei sensi di colpa e del rancore che si porta dietro una relazione giunta ormai al capolinea. Questi sei brani vanno a comporre, come se fossero pezzi di un grande puzzle, l’ennesimo album della maturità del cantante.

Tracklist de La terra sotto i piedi. Fonte: profilo Facebook ufficiale di Daniele Silvestri

Silvestri ci insegna cosa significa fare musica e farla bene. Ci insegna che un album deve essere ascoltato più volte per essere apprezzato e per coglierne la musica e i temi. Forse questo disco non sarà nella playlist dalla cosiddetta Generazione Z e, di contro, sarà probabilmente apprezzato da un pubblico che ha superato la soglia dei venticinque anni. Chissà. Il cantautore lascia a chiunque, che sia un diciottenne o un trentenne, questo bellissimo lavoro e saluta i suoi ascoltatori così:

È solo un lieto fine

Uno splendido finale

Un modo per andare

Senza salutare

Via

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagine di copertina: Foter Photo by Giuseppe Milo (www.pixael.com) on Foter.com / CC BY
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