L’estate è giunta al termine, fa buio molto prima, e insieme al buio è arrivata anche la malinconia prepotente del dover tornare a lavoro, o sui banchi di scuola se siete ancora dei liceali. Se siete universitari, invece, so con estrema certezza che la malinconia non vi ha mai lasciati. Le sessioni estive e di settembre non lasciano molto tempo alle vacanze, ma spero che siate riusciti comunque a ritagliarvi un po’ di tempo per una passeggiata nel bosco e un buon libro. La mia lettura estiva è stata Shōgun, un mattone di mille pagine ambientato nel Giappone del ‘600, che racconta di un uomo inglese che si trasforma in un samurai. L’autore, James Clavell, ha detto a proposito del libro, di essere stato ispirato da una frase letta sul libro di scuola della figlia. E’ impossibile non rimanere sorpresi sul come un qualcosa di così grande, come un tomo di migliaia di pagine, possa essere partito da una cosa così piccola, una frase su un sussidiario: “Nel seicento un inglese andò in Giappone e diventò un samurai”.

L’ispirazione è un seme, che, piantato e curato, si trasforma in qualcosa di veramente grande. L’ultimo album di Lana Del Rey ha subìto lo stesso processo di quel seme. E’ stato un pensiero, una lancinante ispirazione letta sul sussidiario del nostro tempo, diventato musica, e soprattutto poesia.

Copertina dell’album Norman Fucking Rockwell Fonte: profilo facebook dell’artista

Lana Del Rey, definita da qualcuno “la diva nichilista” della nostra generazione, ha superato tutte le aspettative con il suo ultimo album: Norman Fucking Rockwell. Non ha semplicemente descritto il decadimento di un’intera nazione, ma si è armata di penna e l’ha demolita a colpi di versi. Lana non si limita a guardare, ma partecipa attivamente a questo processo di sconsacrazione di miti e verità culturalmente accettate, ponendo al centro di tutto l’album la sua prospettiva un po’ fatalista, un po’ disillusa, ma sempre centrata. Costruisce un feticcio di fantasie romantiche e versi ad effetto, solo per distruggerli l’attimo dopo, con la grazia che solo lei può avere. Gli ingredienti segreti di questo album sono di certo un’inesauribile ironia e l’umorismo nero, che danno quel tono di realismo di cui ha bisogno tutta la narrazione.

“Mi hai scopata così bene che ho quasi detto “ti amo”,

Canta Lana nel brano di apertura. Si parla anche di sesso, ma ancora di più di seduzione. La ragazza di “Video Games” si insinua fra le tracce con una voce suadente al limite dell’erotico, declinando in maniera magistrale la sua idea di raccontare in musica l’anima più corrotta dell’America di Trump e post Trump, le sue fantasie più immorali e la sua più onesta perversione. Lana ha preso la cultura moderna americana, ma ancor prima di spogliarla, l’ha struccata. L’ha resa inerme e fragile alle orecchie dei suoi ascoltatori, facendo un’accurata riproduzione della sua essenza.

L’album è un incredibile elogio del vuoto. E’ la più alta celebrazione delle vertigini esistenziali di una popolazione intera. E’ incantevole, per quanto disincantato.

Fonte: profilo facebook dell’artista

La title track è un delicato dialogo tra la voce di Lana ed un arrangiamento orchestrale che però lascia molto margine alla potenza vocale della cantante. Il folk-noise di Mariners Apartment Complex, invece, è una porta su una dimensione più mistica, e soprattutto un richiamo a “West Coast” e alle sue sfumature noir. Uno dei momenti più alti dell’album è la coda strumentale di Venice Bitch, che rappresenta un unicum nella storia discografica moderna, dando quasi la percezione che sia un prodotto di decenni fa, quando il margine di sperimentalismo era molto più ampio di ora.

Parole e musica si rincorrono senza sosta, in una dicotomia strana fra purezza ed erotismo.

La versatilità pop di Doin’ Time, cover di un brano dei Sublime, è opera del suo produttore Jack Antonoff, che condivide con Taylor Swift nonostante i generi completamente opposti. Il mood malinconico/romantico del progetto potrebbe essere riassunto anche solo da questa canzone. Un incontro col grande pubblico, senza intaccare la natura sublime dell’artista americana.

Manifesto pubblicitario a Toronto Fonte: profilo facebook dell’artista

Le attitudini blues e country del suo album capolavoro, Ultraviolence, vengono superate abbondantemente, con una maestria nuova, frutto di un’esperienza decennale che si fa via via più chiara traccia dopo traccia. Love Song e Cinnamon Girl sono i due piccoli capolavori di questo album. Brani da una potenza espressiva devastante, in un incrocio musicale fra il suo debutto di Born To Die e il suo meno famoso Honeymoon.

Con il brano Hope Is A Dangerous Thing For A Woman Like Me To Have – But I Have It Lana tratteggia le somme di un’esperienza di autoconsapevolezza umana. Con la solennità di un atto finale, ed il tono epico dell’intera composizione, la cantante abbandona le vesti di diva glamour (troppo strette per tali contenuti), concedendosi alla realtà e alle sue istanze con magia e delicatezza. Produce di sé l’immagine di prototipo di femminilità consapevole, e segna decisamente il punto finale. Si scrolla di dosso l’immagine di icona femminile inarrivabile, condensando la sua arte in una diversa estetica, profonda seppur normalizzata. La diva ha lasciato il posto ad un antidiva, col coraggio che solo chi è sicuro della sua riuscita può avere. O la scelleratezza di chi salta nel vuoto, ma casca sul morbido.

La sua visione è quel seme che ispira. E’ la frase letta su un sussidiario che può far nascere mille pagine di racconti. Servono altre parole per dirci convinti?

Fonte: profilo facebook dell’artista

Canzoni consigliate: Norman Fucking Rockwell, Mariners Apartment Complex, Venice Bitch, Doin’ TimeLove Song, Cinnamon Girl, Hope Is A Dangerous Thing For A Woman Like Me To Have – But I Have It

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Tracklist:

© riproduzione riservata