Del disco di cui vi accenneremo oggi ne saprete di più solo tra un po’ di tempo, precisamente verso la fine del mese. Stavolta ci intrigava l’idea di sporcarci le mani con un piccolo esperimento: cuocere a fuoco lento, lentissimo il vostro fine appetito, inebriarlo e stuzzicarne i più reconditi peccati di gola con dei suoni che la reticenza, o meglio, una timida codardia musicale ci impedisce di apprezzare al meglio. Anacronistico, inusuale, misterioso, affascinante. Questi sono alcuni degli aggettivi con cui potremmo definirlo; queste, però, sono anche alcune delle motivazioni che ci hanno convinto a presentarvelo. Fate attenzione, il nostro intento è quello di avvicinarlo piano agli angoli della vostra bocca, sull’umido delle vostre labbra per poi sfuggire via, in una nube evanescente. Vi diremo tutto e niente, senza spoiler; starà a voi aspettare il 31 maggio ed avere la meritata resa dei conti.

Ecco, ci siamo. Iniziamo a dare un nome alle cose. L’oggetto del nostro interesse è  l’LP Maps And Territory, il terzo lavoro in studio del progetto JuJu  pubblicato dalla londinese Fuzz Club Records. Ora, famelici, adoratissimi e curiosi quali sarete, ci chiederete di raccontarvi meglio di questo ensemble. Beh, i JuJu sono nati nel 2016 dalla mente del polistrumentista palermitano Gioele Valenti (qui impegnato in voce e chitarra), veterano nel panorama discografico contemporaneo e attivo dal 2000. In quell’anno intraprende la sperimentazione con il proprio alterego Herself e viene stampato dapprima dalla Jestrai dei Verdena, per poi essere prodotto da Amaury Cambuzat; tramite lo stesso pseudonimo collabora e incide con Jonathan Donahue dei Mercury Rev, che lo invita ad accompagnarlo in tour. Il suo approdo nelle lande della psichedelia è riconducibile all’aver costituito metà dei Lay Llamas, scrivendo i testi e le melodie del debutto, Ostro, e seguendo i Goat in giro per l’Europa come chitarrista di Josefin Öhrn And The Liberation. Dopo pochi anni (e facendosi attendere) arrivano finalmente loro:

Juju (o Ju-Ju): parola africana usata per descrivere la forma religiosa tradizionale predominante nelle zone sud-occidentali della Nigeria, caratterizzata dalla credenza negli spiriti, veicoli di comunicazione tra gli uomini e gli dei; in seguito, il termine è andato a indicare elementi tipici della stregoneria tradizionale della zona quali amuleti ed incantesimi.

Juju è un mix di caleidoscopi e frattali ritmici, antichi miti e neopaganesimo mediterraneo; rimanda la propria genesi musicale ad un racconto, quello della storia di un esodo africano dei giorni nostri che si conclude il più delle volte in tragedie, una sconfitta totale per il genere (in)umano, e si sforza di trasformare quella sconfitta in una celebrazione dello spirito e della psichedelia moderna. Il primo disco dei Juju esce nel 2016, pubblicato dall’etichetta americana Sunrise Ocean Bender ma è solo un anno dopo che prende piede la collaborazione con la Fuzz Club Records e la partecipazione alla Liverpool Psych Fest ed il Fuzz Club Eindhoven festival. Se il debutto dei Juju trae ispirazione da un viaggio dall’esito doloroso, il suo seguito appare invece come un tributo lisergico e panteistico alla cultura arcaica e alla discendenza metaforica dell’Uomo dalle piante, allusione alle radici comuni di tutta l’umanità e all’eguaglianza fra gli uomini. L’ultimo lavoro è forse quello più sorprendente; spontaneo seppur sudato, enigmatico in tutta la propria limpidezza.

 

La copertina di “Maps And Territory”, il nuovo LP dei JuJu che uscirà il 31 Maggio per la Fuzz Club Records, è stata realizzata da Marco Baldassarri

Maps & Territory, l’abum la cui uscita è prevista per il 31 maggio prossimo, racchiude neopsichedelia, mediterraneismo, krautrock, ritmi africani e non solo. Pieno di un’essenza immortalata dal particolarissimo artwork di Marco Baldassarri dei Sonic Jesus  (dove la liquidità e il movimento del blu mediterraneo del il territorio si contrappongono al giallo terroso della mappa), riafferma e allo stesso tempo trascende la formula originale dei Juju. Concept che riflette sul continuo processo di contrazione ed espansione della realtà’ territoriale, è contrapposto alla sua rappresentazione fisica e ideologica sulla mappa. in cui le infusioni e contaminazioni esterne vengono sia decostruite, riassemblate e arricchite dai suoni del continente più profondo e misterioso grazie al percussionista dei Goat che spinte fino ai confini del Jazz insieme alla compositrice avanguardista Amy Denio. L’acquolina ora sale, cauta e parsimoniosa. Ci ritroviamo di fronte a sei brani, Lato A e Lato B. Master And Servants è un canto pulsante, onirico, quasi ancestrale, che richiama ad un passato vissuto non tanto con la corporeità ma con la nudità meno pudica dell’anima. I’m In Trance (feat Goatman), uscito come singolo corredato di videoclip il 15 aprile scorso, esprime chiaramente le proprie intenzioni già dal titolo e si mantiene sulla linea psichedelica del brano d’apertura;  compensa con Motherfucker Core, pezzo forte, aggressivo, spietato e potente. In If You Will Fall la chitarra è pungente, rapisce l’ascoltatore quasi come farebbe un incantatore di serpenti. God Is A Rover si conferma incalzante, avvincente, un galoppo di emozioni e adrenalina che fa bene a corpo, mente ed anima. Il colpo di grazia arriva nel finale: Archontes Take Control (feat Amy Denio) è una perla rara che spiazza lasciando un sorriso sul viso ed il cuore più morbido, culla le insonnie degli spiriti, i mali degli avi, i fuochi del cielo e della terra. E’ bella da togliere il fiato.

Ed il resto? Quello dipenderà dalla vostra fame. Il pranzo è (quasi) servito. Buon appetito sonoro. 

Tracklist:
Master And Servants – 5:12
I’m In Trance (feat Goatman) – 5:26

Motherfucker Core – 7:34
If You Will Fall – 7:16
God Is A Rover – 5: 20
Archontes Take Control (Feat Amy Denio) – 9:41

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Scopritelo voi. Non è forse l’attesa del piacere essa stessa il piacere?

 

Pre-order: https://fuzzclub.shop/products/juju-maps-and-territory?variant=17151272386611

Photo Credits: ©Vincenzo Lo Piccolo – Courtesy of Cabin Fever Collective