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Nel 2003 la cantautrice Jewel, famosa per brani folk-pop semplici e sentimentali, tentò di associarsi alla moda pop di Britney Spears e Christina Aguilera lasciando alle spalle le sue radici originarie. Il risultato, il fallimentare album folktronica 0304, distrusse la sua carriera: la Jewel sensuale e provocante non piace ai fan di lunga data, e la nuova persona artistica indossata col nuovo album non combacia con la chitarrista romantica e onesta che con gli anni hanno amato. Quando nel 2017 Taylor Swift rilascia Reputation, l’album in cui annuncia in pompa magna la morte della “vecchia Taylor”, i paragoni con 0304 si sprecano da parte di fan e non fan. L’ultima volta che l’avevamo vista indossava gonnelline pastello e sospirava a un ragazzo lontano di ricordarla nei suoi “sogni più selvaggi”. Vederla ricomparire in abito di pelle nera, proclamando il decesso della sua persona artistica, è ancora più paradossale adesso, due anni dopo, quando con l’uscita di Lover sembra che nulla di tutto ciò si sia mai verificato. E chi, tra fan e detrattori, sperava di non vedere mai più la “nuova Taylor” sarà contento. Il problema, tuttavia, è che l’album non ha molto altro da offrire.

L’abito non fa la popstar, ed è stato sciocco da parte di Taylor Swift pensare che pelle nera attillata, eye-liner pesante e borchie fossero sufficienti a creare una “Nuova Taylor” da conoscere daccapo, capace di far dimenticare al pubblico anni di pop leggero e ritornelli orecchiabili. Si può vedere questo ritorno ai colori pastello e alle immagini di gattini pucciosi come un’ammissione di errore, un atto di codardia, o una mossa di marketing con l’obbiettivo di restaurare l’appeal della cantante dopo l’uscita repentina dai binari rappresentata da Reputation. I fan riconosceranno infatti ben poco del veleno dell’ultimo album, quanto piuttosto le atmosfere vellutate, tenere, del più fortunato 1989. Come se questa strana parentesi di serpenti, vendetta ed elettronica pesante non fosse mai esistita. Ma il 2014-5 è stato un biennio di fuoco per la Swift, e i risultati commerciali e critici sono stati più che soddisfacenti. Anche i detrattori di 1989 sono molto più proni ad associarlo a lei e al suo stile di Reputation, e in certi momenti Lover supera persino il predecessore artistico con tracce intense e profonde.

La title track è la punta di diamante dell’album: una bellissima storia di “what could have been”, una canzone folk intensa e ricca che riporta Taylor alle sue radici country, arricchendo il sound originale dei suoi primi album con una strumentazione più forte e un testo che evolve ben oltre le storie d’amore liceali. In effetti, bisogna dirlo, alcune delle tracce presenti in questo album sono tra le migliori della carriera della cantante: oltre alla title track abbiamo anche Paper Rings, una simpatica ballad che ricorda la Avril Lavigne di The Best Damn Thing, che tratta una storia d’amore matura in modo scanzonato senza ridurla in burletta. Anche Soon You’ll Get Better è dolce, vulnerabile e classica, con un ottimo violino e una performance delicata della Swift, anche se dispiace vedere le mitiche Dixie Chicks ridotte a coriste, o a malapena quello, in una collaborazione che avrebbe arricchito il brano se solo sfruttata come si deve.

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I successi conseguiti dall’album non bastano tuttavia a cancellare l’imbarazzo di You Need To Calm Down, una canzone sbagliata sin dalla genesi in cui i problemi personali della cantante con “hater” e critiche su internet vengono equiparati alle persecuzioni a danno della comunità LGBT+. Priva – complice anche l’epoca storica differente – della provocazione di Born This Way di Lady Gaga, la canzone risulta più performativa e disperata di attenzioni che ribelle e provocatoria. L’accoglienza della comunità è tiepida, e a ragione. Taylor Swift non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare, associandosi alla comunità LGBT+ nel 2019; e il video musicale dai toni pastello, in cui numerose celebrità che della comunità fanno parte vivono in una felice oasi di pace, non disturbati dalla protesta di un pugno di sporchi e stereotipati bifolchi, dimostra un impegno marginale e poco approfondito nel supportare una causa che non la concerne di persona.

Se i brani peggiori di ReputationThis Is Why We Can’t Have Nice Things e I Did Something Bad fanno sembrare Look What You Made Me Do modesta (erano almeno divertenti nel loro essere trash), il fondo del barile di Lover è rappresentato dalla pura noia. Eccezion fatta forse per la frustrante Miss Americana & The Heartbreak Prince, che recupera il meglio del peggio di Fearless con un paragone ormai superato a un ballo scolastico, tra abiti da sera, rose rosse e pettegolezzi nei corridoi stile 13 Reasons Why. Oppure le atmosfere tropical house di I Forgot That You Existed e Death By A Thousand Cuts, che non si può definire in altro modo che “filler”. La prima traccia, come se non bastasse, presenta un testo che riprende il peggior menefreghismo di Reputation, in cui la ragazza riesce a riprendersi da una rottura fingendo che il ragazzo che le ha spezzato il cuore, semplicemente, non sia mai esistito. Il synthpop continua a non essere il genere adatto a Taylor Swift, alla sua voce sottile e alle sue atmosfere fin troppo sognanti. Ma un po’ meno sognanti dei tempi d’oro: più concentrate, più introspettive, e con più intelligenza di fondo.

Il critico musicale Mark Grondin, del canale Spectrumpulse, definì Look What You Made Me Do una “regressione”. Nulla di nuovo conseguito, nessuna sperimentazione, nulla che non si sia già visto eccetto un abito nuovo. Ma come detto in precedenza, non basta un costume sexy a creare una popstar, e Lover è forse la cosa più vicina a un buon album puramente pop che Taylor Swift sia mai riuscita a creare. In un insieme collettivo di tracce noiose, prive di carattere e di impronta personale, emergono momenti che non si possono non definire eccellenti, una crescita artistica che inizia a farsi avanti e a lasciare la sua impronta in una carriera di successo, ma confusa e priva di una direzione chiara. Intanto, le copie vendute continuano a fioccare. Chissà cosa trarrà Taylor da tutto ciò.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Tracce Migliori: It’s Nice To Have A Friend, Lover, Paper Rings

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