Ci abbiamo messo qualche giorno per metabolizzare al meglio la bomba lanciataci da una delle Signore più inossidabili del nostro panorama discografico, ma finalmente ce l’abbiamo fatta. Sì, perché Marina Rei, con il suo Per essere felici freschissimo d’uscita, dopo anni di silenzio è tornata con un qualcosa di radicalmente diverso, proveniente da un altro pianeta rispetto a ciò a cui eravamo da sempre abituati.

Marina Rei, l’anima incompresa del nostro mercato discografico

Questo, inoltre, è anche un anno cruciale per l’artista capitolina, anno che segna l’ingombrante anniversario del suo venticinquennale di carriera dalla pubblicazione del suo album omonimo datato 1995. Forse è proprio per questo che Marina ha scelto di tornare alla ribalta con l’album più intimo e personale della sua produzione, quello che finalmente afferma a tutti gli effetti la sua personalità dirompente tuttavia troppo spesso passata inosservata, quasi in sordina, all’interno del nostro dinamico e troppo caotico mercato all’italiana. Un mercato che, a posteriori, definiremmo non pronto, forse, ai tempi alla portata abissale della sensibilità della Rei, non adatto a gestire e a saper vendere quella sua sfrenata eleganza che da sempre l’accompagna in ogni suo lavoro, il più delle volte forse incompreso, forse sottovalutato.

Marina Rei. © Simone Cecchetti

Dimenticate “Primavera”

Sono passati sei anni dal suo ultimo album di inediti, Pareidolia, e la Marina che abbiamo davanti è un’altra. È palese, tangibile, il certosino esercizio di stile operato su sé stessa in tutti questi anni, nonché il calibro di quell’allenamento emotivo e creativo che l’ha portata alla costruzione di un album in cui l’evoluzione stilistica più profonda della Rei, finalmente, si sente forte e chiaro, tanto da farci pensare a come spesso, in passato, tanti non si siano neppure accorti di tutto l’enorme potenziale celato dietro l’apparenza così mite e delicata della nostra cara Marina.

Insomma, possiamo ora scommettere quanto negli ultimi anni, la stragrande maggioranza non abbia capito un benemerito tubo di ciò che la Rei fosse in grado di fare, di quanto relegarla alla sua super hit “Primavera” sia stato non solo riduttivo, ma addirittura una colossale mancanza di rispetto nei confronti di una polistrumentista ed autrice con rari attributi. Marina Rei è pronta ora, con il suo Per essere felici, a raccontarci una storia nuova, quella del suo definitivo riscatto da un passato ormai asfaltato dal coraggio intrinseco presente in ogni singola nota, ogni singola parola di quest’album.
Questo disco è stato registrato quasi interamente a casa mia, con la volontà di non rincorrere alcun canone di bellezza o stereotipo sonoro. La scrittura è stata l’unica risorsa da cui partire e a cui tornare.

La Regina dell’indipendente è tornata

Non sono canzonette, quindi, le otto tracce che lo compongono, anzi. Oltre ad essere lo specchio di un’artista che ha fatto della più profonda sfumatura del concetto di indipendenza il suo credo esistenziale, i brani di Per essere felici parlano di quell’emozionalità quotidiana senza mai banalizzarla, senza porvi filtri di qualsiasi sorta: insomma, nella sua costante lotta al mainstream, secondo noi Marina Rei ha vinto.

Marina ha vinto per la profonda autenticità che permea ciascuna delle sue tracce, per quella genuinità che ci spinge a divorare quest’album e a farlo ripartire subito dopo. Ha vinto perché, tramite la sublimazione in musica del suo complesso percorso personale davvero ci dà un’idea di come imparare ad essere felici ripartendo da noi stessi.

Con quest’album Marina Rei ci mette in diretto contatto, quindi, con la sua realtà di donna e straordinaria autrice premendo sul valore semantico ed evocativo della parola, rimettendo così a posto quel prezioso cantautorato che stavamo perdendo. Un cantautorato così usurpato, violentato, da tanti sedicenti cantautori che vi si sono riempiti la bocca senza poterselo permettere.

Marina Rei. © Simone Cecchetti

La realtà privata di Marina Rei è la realtà di tutti?

La sfera privata, quindi, è il focus centrale del novello nascituro della Rei, un ambito che l’artista riesce a galvanizzare e a regalarci attraverso la forza dei suoi testi. Tramite l’ascolto riusciamo ad entrarvi a gamba tesa, a partire dal clima nostalgico e morbido in cui “Ci penso a te” ci introduce. Il privato, scevro di qualsiasi barriera o preconcetto, è preponderante in ogni aspetto che lo compone, rigonfio di tutto ciò che ci rende umani. Marina, senza timore o vergogna, parla di fragilità ma, allo stesso tempo, anche dell’importanza di rivelarsi al proprio mondo per potersi sanare dalle ferite e rendersi consapevoli così delle proprie innate debolezze. Ci narra della capacità del sapersi ritrovare tramite l’accettazione delle proprie crepe emotive, della conquista che risiede nel raggiungere la tanto agognata felicità dell’essere finalmente sé stessi.

Marina Rei, insomma, non si tira indietro. Ci mette la faccia, quella di donna, quella di figlia, quella di autrice. Ci parla d’amore, delle sue suggestioni e delle sue svariate impossibilità, e della complessità della vita con una semplicità talmente disarmante da renderci per forza di cose immediatamente partecipi di quello che è, senza ombra di dubbio, l’album più carico della sua intera carriera.

Marina Rei, quindi, tirando fuori un album come questo, forse inconsciamente, ci rende un tutt’uno con lei rendendo il suo privato universale, proprio di chiunque l’ascolti. Marina, in questo straordinario intreccio di musica e anima, ci insegna, quindi, a non aver paura nel ricercare la felicità: eliminiamo le sovrastrutture, spogliamoci dei limiti, che la felicità esiste, va solo trovata.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Per essere feliciComunque tuDimenticarci, Averti è come avere paura.

Immagine di copertina: © Simone Cecchetti
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