Quello di Cristiano Godano è una garanzia di qualità più che un semplice riferimento anagrafico. Da sempre noto per essere il supremo leader dei nostrani paladini del noise Marlene Kuntz, aggiungiamo anche che nell’ultimo periodo il suo nome è tornato per far tremare il nostro establishment politico essendosi posto, in questo momento così cruciale, come promotore di spicco delle innumerevoli rivendicazioni (giuste o sbagliate?) mosse dal nostro panorama musicale.

Un colpo gobbo firmato Godano

Tuttavia, c’è molto di più: Cristiano, infatti, dopo averci regalato una vera e propria perla letteraria alla stregua della sua opera prima, Nuotando nell’aria, tenta oggi la sorte con rara tenacia con la sua primissima svolta solista in più di un trentennale di onoratissima carriera con i suoi inossidabili Marlene. Sebbene oggi Godano affermi quanto non augurerebbe mai ad un giovane di intraprendere la tortuosa strada del rock, a noi sembra che non solo non abbia mai smesso di farlo, ma che continui a percorrerla alla grande. Passiamo quindi in rassegna Mi ero perso il cuore, album nuovo di zecca, carico di tutta la potenza cantautorale di Godano e, al solito, di grande poesia e rigore.

Cristiano Godano al Contemporary Cluster di Roma. © Maria Chiara Cionfi

Se il cuore si perde, che si fa?

Alla produzione c’è il sapiente zampino del maître à penser delle migliori produzioni degli ultimi trent’anni, quel toscanaccio di Gianni Maroccolo. Già con questa informazione cominciamo a sentirci al sicuro, dato che Maroccolo a potenziali scarti o a colpi di testa inconsulti non vi ha mai messo mano. Non diciamo, infatti, che approcciarci all’ascolto di un Godano in solitaria sia stata una mossa facile: avendolo intervistato negli scorsi mesi e non avendo toccato per nulla l’argomento, il timore nei confronti del suo primo nascituro discografico si è tinto delle vesti del dubbio.

Cosa abbiamo davanti? Il prodotto catartico di una rinascita emotiva e o una botta di noia personale e autocelebrativa dal sapore nostalgico? Ebbene, ancora una volta Cristiano non ci ha traditi: ciò che si ascolta è un album maturo, consapevole che qualcosa si era incrinato e andava rimesso nel giusto ordine. Questo serviva al nostro Cristiano, ma serve di certo anche a noi.

Godano e il cuore ritrovato

Mi ero perso il cuore, quindi, è invito palese al guardarsi dentro, accettando la condizione che il cuore, spesso, si perda incontrollato in meandri ignoti del nostro Io. Le sue deviazioni, quindi, sono per noi misteriose e frutto di quella naturale, ansiogena certezza che qualcosa stia andando storto.

Godano, in questo suo primo lavoro così carico della necessita di elaborare nuove intuizioni e percorsi, il suo cuore l’ha ritrovato, e ce lo dona con una naturalezza disarmante come il più prezioso dei regali. Inoltriamoci, quindi, in quel luogo intimo e personale in cui Godano, chissà per quanto tempo, si sarà rifugiato, all’interno del quale il tormento ha assunto il sapore di quella risurrezione creativa che sembrava avere la portata dell’iceberg del Titanic nelle acque del suo animo inquieto.

Cristiano Godano al Contemporary Cluster di Roma. © Maria Chiara Cionfi

Un manifesto d’eleganza

Possiamo dire che, già dalle svolte intraprese dai Marlene dell’ultima ora, Godano ci avesse già educati al radicale cambiamento di rotta affrontato sia dalla band quanto dal suo pantocratore assoluto. Tuttavia, qui c’è qualcosina di più, e solo a dirlo parte l’emozione. La spinta cantautorale qui non appare solo come un tentativo vigoroso di affermare l’impellenza di una qualsiasi sorta di crescita stilistica, ma si manifesta ora come realtà concreta di un certosino lavoro d’impegno e sperimentazione. Aggiungeremmo, addirittura, di studio ai limiti del maniacale, vista la portata della raffinatezza, quasi impressionistica, che le forme di quest’album assumono.

L’impronta acustica di Godano, quindi, qui si palesa ormai come un dato assodato, apparendo galvanizzata da molteplici e illuminanti chiaroscuri che intensificano ad arte la resa acustica di questo prodotto che, diciamocelo, ci serviva come il pane. Ci si rende conto all’ascolto di quanto tutto sia profondamente studiato e curato nel più minimo dettaglio, dove l’asprezza di un Godano ormai cinquant’enne si appoggia, trattenendosi senza mai spezzarsi in questo turbinio di morbida tensione, a dei testi di rara bellezza e ricercata sensibilità.

Un vortice chiamato Cristiano Godano

Insomma, in Mi ero perso il cuore Godano fa i conti con sé stesso come mai prima d’ora. La sostanza profonda di questo album fresco d’uscita, alla fine, non è altro che la sostanza di Cristiano stesso: ogni parola, ogni nota, appare così irradiata da una slavina emozionale di tale portata da lasciarci quasi inermi alla fine del suo minutaggio.

È chiaro, inoltre, come Cristiano sia un tipo che si sia divorato quintali di letteratura, arrivando ad inglobarne famelico tutto il contenuto possibile per poi eviscerarlo, senza mai scadere nel rischio del citazionismo, all’interno dei suoi preziosi esercizi testuali.

Cristiano si sporca definitivamente e scientemente le mani con la sua dimensione emozionale più nascosta rendendocela fruibile. Il fatto è che ci stravolge a tal punto non solo per il suo porci in modo del tutto naturale come partecipi del mutare agrodolce della sua condizione, ma perché arriva a farci fare i conti con i momenti sparsi in cui quell’organo pulsante che ci ritroviamo in mezzo al petto non siamo stati più così tanto in grado di controllarlo.

Cristiano Godano al Contemporary Cluster di Roma. © Maria Chiara Cionfi

Caro Cristiano, tiriamo quindi le somme: dopo un album del genere non dovresti, secondo noi, scoraggiare i giovani alla tortuosità della vita tipica alla quale il rock ti porta, o forse addirittura ti condanna. Quello che ci hai insegnato dopo l’ascolto della tua opera prima è ben altro, ovvero che la rinascita è sempre possibile anche in tempi in cui la disfatta creativa sembra un mostro insormontabile. Il tuo album parla di coraggio, perché quindi non consigliare alle giovani generazioni di rocker in erba seguire il tuo esempio?

Chapeau.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Ti voglio dire, Com’è possibile, Sei sempre qui con me.

Immagine di copertina: © Maria Chiara Cionfi

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