Lo sappiamo tutti, con un tipo del genere c’è da aspettarsi l’inverosimile. Con queste parole non gettiamo a caso un’asserzione; siamo, invece, i portavoce di una verità assoluta, senza mezzi termini, concretezza che potreste testare di persona nutrendovi le orecchie con il sound più appetitoso in circolazione. La scorsa volta presentavamo quasi delle difficoltà a definire canonicamente il suo ultimo lavoro: dopo aver tratto le dovute conclusioni, l’eclettico full-lenght ci era sembrato attingere da un repertorio noir e poliziesco tipico dei lungometraggi italiani degli anni ’70, passando attraverso il funky e l’hip hop dei sobborghi newyorkesi, per poi approdare con classe nella cultura rap old school dei Nineties. Insomma, un disco-cupido armonico, ricco di entusiasmo, vivo e necessario, in grado di impressionare già da un ascolto iniziale e potenzialmente capace di guadagnarsi un posto di merito nel cuore e nella mente del pubblico più restio e lontano. Ogni storia, però, ha i propri colpi di scena e stavolta parleremo dell’inestimabile, inesauribile fonte di groove ed energia che lo caratterizza. Quello straordinario personaggio di nome Anderson .Paak (classe 1986) non solo può vantare una florida discografia che parte dal solo album Venice (2014) e passa da Malibu (2016), ma è anche stato in grado, per virtù o per magia, di pubblicarne un altro a soli cinque mesi di distanza dall’uscita del freschissimo Oxnard (2018). Il nuovo figlio musicale dell’artista californiano si chiama Ventura, è stato rilasciato il 12 aprile da Aftermath Entertainment e 12 Tone Music e si articola in undici brani. Ricco, pronto per essere scoperto e assaporato, è una collezione uditiva di piacevoli featuring che includono l’outkaster André 3000, Smokey Robinson, Lalah Hathaway, Jazmine Sullivan, Sonyae Elise e Brandy, oltre ad un pezzo con le voci postume del rapper Nate Dogg, scomparso nel 2011. Avevamo iniziato questa introduzione con un’espressione ben precisa: aspettarsi l’inverosimile. Non vi resta che seguirci in questo viaggio track by track per poter confermare insieme a noi l’impressionante potenza d’anima di quest’uomo. Lasciatelo splendere e, soprattutto, che nessuno lo tocchi nella sua corsa verso la memorabilità.

La copertina di “Ventura”, il nuovo album di Anderson .Paak uscito il 12 aprile scorso

Avvicinarsi a questo disco non sarà un’av-Ventura qualsiasi. O almeno è ciò che ci torna in mente tutte le volte in cui facciamo i conti col nostro caleidoscopico diavolo della Tasmania del soul, ma l’avevano già capito i fortunati riusciti ad essere tra il pubblico della sua unica data italiana al Fabrique Milano il 25 marzo scorso. Prodotto e supervisionato dalla natura eterea di Dr. Dre, l’album è introdotto dalla traccia Come Home, collaborazione col veterano André 3000; la temperatura all’improvviso subisce delle forti impennate, sembra quasi che l’amalgamarsi delle due voci e il flauto di un’altra era possano rappresentare un piacevole benvenuto all’inferno, vista quanto s’è fatta calda l’atmosfera. L’hot flow, preparatevi, sarà una sensazione di fondo che attraverserà l’intero ascolto. La soffice Make It Better, feautirng con Smokey Robinson, fa capolino per avvalorare questa tesi ed è accompagnata da un videoclip uscito il 4 aprile. Il pezzo è seguito dai beat sensuali, profondi e perfettamente anni ’70 dei quasi sei minuti di Reachin’ 2 Much con Lalah Hathaway. Winners Circle, invece, si guadagna il premio dell’orecchiabilità entrando subito in testa.

L’effetto macchina del tempo resiste e non ci vuole abbandonare nemmeno avanzando nella tracklist. La Good Heels incisa insieme a Jazmine Sullivan, pur essendo la più breve se paragonata alle altre, risulta classificabile come una delle più incisive, affascinti perle rare dell’intero lavoro. Yada Yada sembra venir fuori da un videogioco ed avevamo già avuto modo di conoscere la bellezza di King James in quanto primo singolo estratto e rilasciato il 15 marzo scorso. Hell is back con gli inferi dal retrogusto Daft Punk di Chosen One (feat. Sonyae Elise); i suoni poi via via si smussano ed addolciscono, arrotondando gli artigli ed accarezzano il cuore in ribelle in Jet Black, lo celebrano coi fiati in Twilight per poi coccolarlo, stringerlo e rassicurarlo con la chiusura di Ventura. Come può essere possibile tutto questo? Beh, What Can We Do? è un finale alla George Harrison che racchiude i vocals di Nate Dogg, errante nei Cieli e sempre inquilino della Terra.

Anderson .Paak ha un grande pregio, o meglio, un dono: l’unicità. Sarà totalmente impossibile cimentarsi nel trovare un pezzo anonimo, tappabuchi, dei minuti suonati e registrati che non siano intere porzioni riconoscibili dell’artista; gli album sono coerenti e mai noiosi, diventano quei momenti di intrattenimento e redenzione di cui tutti ne avevamo bisogno. Perdonateci l’involontario gioco di parole, ma appare lampante quanto ogni pezzo musicale sia anche un pezzo della sua anima.

Speriamo rimanga sempre una certezza basilare. Che possa continuare ad essere se stesso senza ostacoli. Che possa spendere imperterrito ed imperituro. E che nessuno, nessuno lo tocchi.

 

Tracklist:

Come Home (feat. André 3000) – 4:27
Make It Better (feat. Smokey Robinson) – 3:39
Reachin’ 2 Much (feat. Lalah Hathaway) – 5:55
Winners Circle – 3:29
Good Heels (feat. Jazmine Sullivan)- 1:38
Yada Yada – 3:28
King James – 3:18
Chosen One (feat. Sonyae Elise) – 4:05
Jet Black (feat. Brandy)- 3:28
Twilight – 3:16
What Can We Do? (feat. Nate Dogg) – 2:56

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Brani consigliati: Make It Better, Good Heels, Yada Yada, Twilight

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