Capitolo I – L’uomo con se stesso.

Perché talvolta il mondo dentro la propria testa è talmente piccolo che guardando laggiù ti sei visto la schiena e girandoti indietro ti sei voltato le spalle.

Dei quattro singoli che hanno preceduto l’uscita di Natura Viva, terzo album della band italiana Eugenio in Via Di Gioia, il più introspettivo è “Il Tuo Amico Il Tuo Nemico Tu”, che parla di un uomo e della solitudine della sua alienazione.

Un dipinto surrealista. In mezzo al deserto, tre bicchieri su un tavolino: il tuo amico il tuo nemico tu. Ma una sola persona a berli. È nella natura di ogni uomo sentirsi soli, riconoscere in se stessi un ostacolo. Natura Viva parte da qui.

Quali sono i temi dell’album?

Eugenio: «Ce n’è un po’, è variegato. Possiamo raggrupparli in tre grandi argomenti: l’uomo e se stesso, l’uomo e l’ambiente, l’uomo e gli altri. Ma prima di tutto c’è l’introspezione. Un po’ anche nell’album precedente, Tutti su per terra, c’era già questo tema, ma con un atteggiamento più legato alla società. Qui invece è incentrato sul singolo, sulla sua interiorità.»
Emanuele: «Parliamo sia dell’individuo da solo che della sua solitudine con le altre persone. Il tema del disco è proprio l’alienazione.»

“Altrove”, il primo singolo dal disco, era stato un evento mediatico. È uscito a settembre e, a un mese di distanza, i quattro hanno pubblicato la “Giocattoli dei nipoti version” suonata solo con strumenti giocattolo.

Il videoclip della canzone è un montaggio di riprese dei membri del gruppo da bambini. I quattro hanno poi pubblicato su Instagram foto della loro infanzia ed esortato i fan a imitarli. Nel giro di qualche giorno l’hashtag #miperderoaltrove è diventato un grande album fotografico di famiglia. È così che la band vuole far sentire i propri ascoltatori, come una famiglia. Ormai sono entrati nella scena mainstream, il loro nome non è più associato all’indie, ma quella sensazione c’è ancora. Nei live, nei testi che scrivono, nelle parole che scambiano con ogni affezionato. Vogliono sentirsi più vicini ai fan, per questo amano i tour. Viaggiare permette di mantenere il contatto.

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Sia in “Altrove” che in “Camera Mia” si sentono anche altri temi, come quello del viaggio…

Emanuele: «Un po’ si parte sempre dall’interiorità, il viaggio ne è un riflesso spontaneo. Avendole scritte insieme, entrambe le canzoni si legano al resto del disco.»
Lorenzo: «E poi in quest’ultimo anno stiamo sentendo molto il peso dei viaggi
Paolo: «Sì, siamo sempre in treno. E questo fa.»
Lorenzo: «Il fatto di muoverci in posti sempre nuovi ci sta cambiando. Soprattutto il brano “Camera Mia” parla di questo, di quotidianità improvvisata. Di sentirsi a casa con persone che non avevamo mai visto, ma con cui ci siamo trovati fin da subito a condividere momenti e abitudini.»

Il gruppo ha la sua etimologia nell’unione dei nomi dei membri Eugenio Cesaro (voce), Emanuele Via (tastiera) e Paolo Di Gioia (percussioni). A Lorenzo Federici (basso) è invece dedicato il titolo del loro primo album di debutto, Lorenzo Federici (2014).

Febbraio 2018. Viaggiatori brontolano scocciati sul treno Italo Torino-Roma. Un vecchio ha letto il suo quotidiano tre volte, anche l’oroscopo, anche l’inserto sulla moda. Lo sbatte sulle ginocchia come a richiamare l’attenzione di qualcuno. «Quattro ore di ritardo, non è possibile.» Le lamentele aumentano. Una donna tenta di calmare il figlio, sperava che si addormentasse e invece ancora niente. «Tranquillo dai, adesso riparte.» Quattro ragazzi si alzano, portano gli strumenti musicali al centro del vagone e iniziano a suonare. Parte il delirio. Dopo qualche canzone arrivano i controllori ma, anziché fermarli, li portano a suonare in ogni vagone. Un’ora e mezza così, finché il treno non riprende la tratta. Il giorno dopo tutte le più grandi testate giornalistiche riportano la notizia con questo titolo: “Sul treno in ritardo c’è la band Eugenio in Via Di Gioia: ed è subito concerto.” 

Quest’anno, per continuare la tradizione, i quattro hanno suonato con altri artisti sui tram storici di Torino. E non è un caso che in “Camera Mia” cantino «la mia casa ha una stazione, la mia vita è una partenza». Movimento, routine. Innovazione e consuetudine.

Capitolo II – L’uomo con l’ambiente.

Dove vai albero? Così in alto che ogni germoglio è meno saldo alla terra e ogni foglia è meno forte e destinata a cadere poco più su delle radici.

La copertina del disco è stata realizzata in collaborazione con l’artista torinese Br1, che è solito realizzare manifesti e appenderli sui muri dimenticati. Gli Eugenio lo hanno scoperto per caso, vedendo una sua opera in giro per la città. L’artista ha realizzato per loro altri schizzi in bianco e nero, raccolti in un fascicolo all’interno del disco. La volontà è quella di interagire con il pubblico lasciandogli questi disegni, da colorare come vuole durante l’ascolto dell’album.

Natura Viva, pubblicato da Virgin Records, è uscito il 1º marzo. Il pomeriggio stesso la band si è esibita e ha firmato le copie alla Feltrinelli di Porta Nuova a Torino. È in questa occasione e in questa città che Artwave li ha intervistati.

Rispetto alle registrazioni precedenti Natura Viva ha testi meno immediati, ma più ricchi di significato. È un album poetico, degno di un ascolto approfondito. Le melodie sembrano meno pop, perché i quattro hanno esplorato per  la prima volta beat afro, suoni tribali. Nella scena musicale italiana questo tentativo può essere paragonato solo all’esperienza degli Ex-Otago. Gli Eugenio volevano spingersi oltre le sonorità già conosciute, immergersi nel fitto della natura. Alle radici della musica.

Alla base di questa ricerca c’è l’interesse della band per l’ambiente. Già nel 2017, con l’album precedente, avevano trattato il tema della natura. «Tutti i ghiacciai dei poli ai confini del mondo saranno sciolti» cantavano in “La punta dell’iceberg”. Negli ultimi mesi hanno collaborato con Coldiretti in una campagna di sensibilizzazione legata allo spreco alimentare. Conferenze al Salone del Libro, alla Bocconi di Milano. Ma la natura di cui parlano in questo album è qualcosa di diverso: non solo vittima dei nostri sbagli, ma soggetto in cui ci si può immedesimare. Non è più passiva ma attiva. Viva.

Il vero ambiente del gruppo è Torino. È qui che nel 2013 hanno esordito con il loro primo EP, intitolato appunto Ep Urrà. È qui che Eugenio ha iniziato a rompere le corde della sua chitarra. Ed è qui che si troverebbe la vera e propria via Di Gioia, se ne esistesse una.

A proposito di viaggi, cos’è ‘sta storia dell’esibizione sui tram di Torino?

Eugenio: «Era un progetto nato insieme a Sità Scoté, un gruppo di ragazzi di Torino che sta producendo un album di canzoni incentrate sulla città. Hanno radunato un po’ di cantautori torinesi, anche giovanissimi. A Roma era nato un movimento simile, Kahbum, ma Sità Scoté è una realtà unica nel suo genere: ha dato spazio anche ad artisti davvero mai sentiti, che ci hanno potuto dedicare più tempo. Quelli di Sità Scoté hanno dato visibilità vera a gente che non ne avrebbe avuta. Sono andati davvero incontro sia ai cantautori che al pubblico. Magari includere anche noi e i Sweet Life Society nel progetto li ha aiutati un po’, quanto a visibilità, ma hanno messo in mano il progetto a musicisti sconosciuti, quindi l’album è arrivato a meno gente. D’altra parte hanno davvero dato loro una mano, creando dei contenuti culturalmente validi per Torino.»

E voi, che a Torino siete cresciuti, avete un angolo preferito della città?

Paolo: «Un posto preferito? Ma proprio…»
Eugenio: «Vai, questa è carina. Ognuno dica il proprio. Il mio è sicuramente il punto fra piazza Carignano, via Lagrange e – come si chiama, piazza Carlo Alberto?»
Emanuele e Lorenzo: «Sì, è vero, è quello.»
Eugenio: «Ci abbiamo suonato spesso. Mi ha sempre rilassato e soprattutto lo sento molto nostro, a livello di gruppo
Paolo: «Anche piazza Castello, dietro, dove ci sono gli skater. Il primo video l’abbiamo girato lì.»

Ma se Torino vi piace così tanto, com’è che non avete ancora annunciato una data del tour anche qui? Ci dobbiamo offendere?

Paolo: «Perché per Torino stiamo preparando qualcosa di speciale, diverso dalle altre date. Una situazione apposta, proprio per darle importanza, per creare qualcosa di più grosso.»
Eugenio: «Speriamo.»

Allora lo sentite ancora forte, il legame con questa città?

Eugenio: «Ma certo!»
Paolo: «Il nostro seguito è partito tutto da lì, Torino ci ha dato tantissimo. Secondo me continuerà a essere importante per noi, anche se il grosso del nostro pubblico si è spostato

Capitolo III – L’uomo con gli altri uomini.

E tu, che ti senti un cerchio perfetto in un piano infinito, sali le scale per scoprire cosa c’è lassù. Ma non ti stai muovendo, stai cambiando solo piano, piano.

“Cerchi”, terzo singolo dell’album, esplora la concezione che gli uomini hanno del proprio posto nel mondo, in una ricerca che investe se stessi e gli altri.

È proprio dal loro rapporto con il pubblico che si capisce come gli Eugenio si relazionino al resto del mondo. Il loro brano più ascoltato, “Chiodo Fisso”, ha superato i due milioni di ascolti su Spotify. Ma loro ai concerti improvvisano ancora piccoli sketch, ridono, rendono partecipi gli spettatori. Riescono ancora a bullizzarsi a vicenda, a prendere in giro i fan. Questo atteggiamento giocoso non sembra mai una messinscena: davvero si rifiutano di prendere sul serio se stessi o gli altri. Per questo, almeno ai primi ascolti, il nuovo album delude se paragonato a Tutti su per terra. I loro brani più riusciti parlavano di società: sfottevano la massa come gli Eugenio sfotterebbero se stessi. Erano testi meno profondi, ma che parlavano di tutti, anche di loro. In Natura Viva invece la presa in giro è sempre vista attraverso la lente dell’introspezione: non parla solo di come si comporta la gente, cerca anche di indagare i motivi interiori per cui lo fa.

E come è cambiato, il vostro pubblico?

Paolo: «Sai, non è cambiato davvero molto. Ma con gli ultimi due dischi di sicuro si è ampliato, questo per noi è un grande motivo di orgoglio.»
Eugenio: «Un po’ di loro è evoluto insieme a noi.»
Paolo: «Esatto. Magari qualcuno l’abbiamo lasciato per strada, capita. Ma molti sono rimasti fin dall’inizio.»

Le vostre canzoni sono pensate per un certo tipo di pubblico?

Eugenio: «No, non abbiamo nessun target. Anzi! È stata proprio l’idea di scrivere per strada e di cercare l’interazione con i passanti a renderci trasversali. All’ora in cui andiamo a suonare noi puoi incontrare ogni tipo di persona, in giro. I toni sono quelli adatti a chiunque. Non è una scelta quella di non dire mai parolacce o di mantenersi politically correct, ma una conseguenza del fatto che non sentiamo l’esigenza di parlare a un pubblico specifico. Gli adolescenti non sono il nostro target, l’uomo in generale è il nostro target. Secondo me è un pregio non precludersi la possibilità di arrivare anche a mia nonna. Nella musica un po’ meno: quello che ci piace è quello che ci piace. Ma nei testi, nel modo di raccontare, può influire la nostra mediazione. Possiamo scegliere un vocabolo piuttosto che un altro, in modo tale da essere il più oggettivi possibile. Per non comunicare solo con i nostri coetanei ma con persone sempre diverse.»

Con l’arrivo della popolarità, riuscite ancora a gestire il vostro tempo come band?

Eugenio: «Ci è sempre piaciuto dedicare il nostro tempo a chi ci offre di collaborare a progetti grandi e piccoli. Ci chiamano spesso a suonare nelle scuole, durante le autogestioni. Cerchiamo di dire sì a tutti, anche se il tempo sta diventando sempre meno. Speriamo che diventi più facile adesso che abbiamo finito di lavorare a questo disco.»

Ne siete soddisfatti? Qual è la vostra canzone preferita?

Paolo: «“Lettera al prossimo”, la mia»
Eugenio: «Per me“Albero”.»
Emanuele: «Per me “La misura delle cose”.»
Lorenzo: «“Albero”.»

Se è vero che Tutti su per terra sondava meglio le tematiche di critica sociale, Natura Viva è una boccata d’aria fresca. Ha un aspetto più responsabile ma uno spirito più infantile, per questo quando attacca ha così tanto peso. Versi come «il mercato è libero, ma a quanto pare tu sei rimasto in questa gabbia così bella» fanno male perché sai che un bambino non mentirebbe mai.
Questo disco inizia come un quadro surrealista e lentamente prende la fisionomia dei quattro artisti che l’hanno realizzato. È il ritratto di un marmocchio ancora capace di stupirsi, ancora impaziente di perdersi altrove.

 

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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