Quando un cantautore decide di abbandonare per sempre il palco, l’addio è paragonabile a quello di un amico o meglio, a quello di un amico con cui abbiamo condiviso un’intera vita e che ci ha accompagnato mano per mano. Quando lo fa uno di quei cantautori che come Fabrizio De Andrè o Luigi Tenco ha lasciato il segno nella musica italiana, il dispiacere è ancora più grande. È questo il caso di Francesco Guccini, che pur non essendo stato un cantante costantemente sotto i riflettori, ha deciso di abbandonare il palco definitivamente due anni fa.

“Note di Viaggio: Capitolo 1: venite avanti…”
Fonte: profilo Facebook Francesco Guccini

In realtà l’addio c’era già stato e risaliva al 2013, un addio tradito solo in occasione del concertone post terremoto in Emilia in cui Guccini si era esibito in un’emozionante Il vecchio e il bambino. In realtà quello che avrebbe dovuto essere un ultimo saluto al palco e alla musica cantata è stato, in un certo senso, un arrivederci. Perché in un certo senso? Perché il 15 novembre, dopo settimane in cui si erano alternati sui social video e anticipazioni su questo disco, è stato pubblicato Note di Viaggio – Capitolo 1: venite avanti… Questo album ha destato sin da subito la curiosità di tutti, già a partire dalla copertina.

Copertina “Note di Viaggio: Capitolo 1: venite avanti…” TVboy
Fonte: profilo Facebook Francesco Guccini

La cover dell’album è in realtà un murales di Tvboy, già autore della celebre Amor Popoli in cui Salvini e Di Maio si lasciano andare in un bacio appassionato. L’opera, che si trova nei pressi di via Paolo Fabbri a Bologna, lancia un messaggio chiaro. Una barca accoglie gli artisti di Note di Viaggio, ma potrebbe essere una barca che accoglie tutti noi o una di quelle usate da migliaia di persone per scappare dalla guerra. Non a caso il murales si trova proprio accanto a un’associazione di via Libia che sostiene progetti di accoglienza e solidarietà.

Ma torniamo a cosa troveremo all’interno di questo disco. Sentiremo cantare ancora una volta Francesco Guccini? La risposta è sì, ma solo una volta. Che il cantautore ormai si senta più scrittore che cantante è cosa risaputa, tanto che il numero di libri all’attivo supera quello degli album e che come più volte ha dichiarato “scrivere canzoni lo affatica”. Questo disco, infatti, contiene solo un inedito a cui si aggiungono undici tra i brani più belli scritti dal cantante di Pavana. Dedicato a questa città, che è stata quella in cui un piccolo Guccini fu costretto a trasferirsi in seguito alla chiamata alle armi di suo padre è l’unico inedito presente nell’album. Natale a Pavana è la canzone che apre il disco ed è una poesia scritta da Francesco Guccini e dedicata ad un amico a cui il cantautore ha voluto ribadire che le sue origini pavanesi batteranno sempre quelle modenesi. Ad aggiungere un’aurea ancora più poetica è la lingua in cui è scritta questa canzone: il dialetto pavanese. Nata come una poesia molto lunga, Natale a Pavana è stata riarrangiata e messa in musica dalle sapienti mani di Mauro Pagani.

Al nome di colui che può essere definito come uno dei musicisti più acclamati del panorama italiano, si deve la creazione di Note di viaggio. “Le canzoni di Francesco hanno accompagnato da sempre il mio cammino di uomo e di musicista. – racconta Mauro Pagani – In ogni casa, in ogni festa, discussione o corteo lui in qualche modo c’era. Avere l’opportunità di risalire quel lunghissimo fiume di immagini e di parole, potendo per di più contare sull’aiuto e la maestria di così tanti amici, è stato davvero un gran privilegio. Scegliere è stata la cosa più difficile. Alla fine, ciascuno ha cantato ciò che era stato importante per lui, o magari semplicemente ciò che più lo emozionava. Quanta bellezza, quanta vita, quanto presente”.

Per questo album Pagani ha riunito nomi che vanno da Brunori a Luciano Ligabue, che con entusiasmo hanno scelto una canzone simbolo di Guccini per omaggiarlo. In realtà questo album è tutto tranne che un omaggio, anche perché suona fin troppo prematuro. Note di Viaggio è una raccolta che guarda al futuro, con canzoni del passato cantate da cantanti attuali. Quello che sembra uno scioglilingua è in realtà il modo migliore per esprimere l’obiettivo nascosto o quasi, di questo disco: mantenere intatto il valore dei brani di Guccini, che in questo momento suonano più attuali che mai.

A partire da Canzone delle osterie fuori porta, un brano che attraverso la metafora delle osterie “che sono ancora aperte, ma non sono più quelle di un tempo” descrive un passato ormai lontano pieno di rabbia e di voglia di cambiamento. Tutti questi sentimenti sono interpretati nel disco da due cantanti che davanti a quelle osterie e sotto i portici di Bologna saranno passati diverse volte: Luca Carboni e Samuele Bersani. Si gioca ancora in casa o per lo meno a pochi chilometri da casa con Ligabue. I due cantanti hanno dei trascorsi musicali e non: partendo dal ruolo del barista perennemente burbero interpretato da Guccini in Radiofreccia, fino ad arrivare a una cover di Dio è morto del cantante di Correggio. Il brano scelto è Incontro e l’interpretazione suona più che credibile, tanto che Guccini ha dichiarato di essersi complimentato con Ligabue. Non solo Bologna e dintorni in questo disco, ma tanto altro. Una versione di Stelle con la voce salentina di Giuliano Sangiorgi, che sceglie questo brano perché anche dietro i brani meno “politici” di Guccini, si nasconde una “politica buona, dove si è al centro di qualcosa di condivisibile”.

Non solo cantanti sulla cresta dell’onda da tanti anni, ma anche tante novità in Note di viaggio. A partire da Margherita Vicario, giovane attrice e cantautrice, che ha creato una vera e propria nuova versione di Noi non ci saremo, rendendola almeno in musica più pop rispetto all’originale. Uno dei casi del disco in cui l’obiettivo risulta ancora più chiaro: veicolare un messaggio come quello della rinascita della terra, in maniera più “leggera” e forse più vicina a quello che è il modo di far musica nel 2019. Una cover nel vero senso della parola.

La voce delle donne è più presente che mai in questo disco, aggiungendo quel quid in più a un progetto ben riuscito. Grazie alla grande capacità interpretativa di Carmen Consoli, Nina Zilli e Malika Ayane brani poco conosciuti hanno trovato una nuova linfa vitale. Note di viaggio ha sicuramente non un fiore all’occhiello, ma ben tre. Questi fiori all’occhiello portano il nome di due artisti della vecchia guardia e uno invece che ci è cresciuto a Guardia: Elisa, Manuel Agnelli e Brunori. Proprio quest’ultimo ha scelto uno di quei brani d’amore, che può essere inserito nella lista dei più belli mai scritti: Vorrei. Non si può dire che ne sia uscita una cover troppo diversa dall’originale, ma si può dire a gran voce che la delicatezza e le capacità interpretative di Brunori hanno reso, se mai fosse possibile, ancora più struggente questo brano. La voce di Elisa ha accompagnato una di quelle canzoni, che al pari di libri come il Diario di Anna Frank, in questo momento dovrebbero essere riascoltate più e più volte: Auschwitz. Niente virtuosismi vocali, ma solo la voce di una delle ugole femminili più potenti d’Italia. A chiudere l’album L’Avvelenata, uno dei brani più ambiti del cantautore pavanese. Ad aggiudicarsi questa canzone è stato il frontman degli Afterhours, che ha dato una veste ancora più rock a un brano che racchiude, anche solo nel testo, l’atteggiamento tipico di questo genere.

Insomma, questo progetto può dirsi più che riuscito anche se in Note di viaggio: Capitolo 1: venite avanti… ci sono grandi escluse come Dio è morto, Cirano e Canzone per un’amica. Non disperate, per il 2020 è previsto un secondo capitolo con cui, forse, saluteremo ancora una volta il Guccini cantante.

Canzoni consigliate

– Vorrei
– Natale a Pavana

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Immagine di copertina: profilo Facebook Francesco Guccini
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