Dopo aver rimandato la release del disco a causa dell’emergenza COVID-19, Giovanni Picariello – in arte Ghemon – ha pubblicato lo scorso venerdì, 24 aprile 2020, Scritto nelle stelle, il suo sesto album di inediti anticipato dall’uscita di ben tre singoli (Carosello Records).

Siamo davanti ad una scelta coraggiosa da parte dell’artista e del suo entourage, i quali hanno deciso di rilasciare ugualmente il disco durante la pandemia per mandare un messaggio positivo e di supporto agli ascoltatori.

Ed effettivamente, se lo scopo era quello di diffondere dei messaggi di speranza con vibrazioni positive, possiamo dire che la strada intrapresa è stata quella corretta. Si tratta di un disco ben curato e molto piacevole all’ascolto, che scorre tranquillamente sia a livello musicale che contenutistico.

Ciò che risalta è la consueta raffinatezza del cantautore avellinese, il quale con originalità e una spiccata personalità riesce ad esprimere in modo limpido il suo sentire.

Il disco ha preso forma in studio a New York, dove l’artista ha deciso di ritirarsi per potersi concentrare al meglio sulla scrittura dopo il successo di Rose Viola al Festival di Sanremo dell’anno scorso.

Scritto nelle stelle è un titolo forte che esprime in modo chiaro il senso di predestinazione alle cose e lascia spazio all’idea che Ghemon possa essere riuscito ad accettare e metabolizzare il proprio sentire riguardo al proprio io e al destino delle cose. Ed in effetti questo album può anche essere letto come il superamento di un periodo particolarmente difficile che l’artista ha dovuto affrontare, così come raccontato da lui stesso nel libro Io sono – Diario anticonformista di tutte le volte che ho cambiato pelle, uscito nel 2018, nel quale Ghemon racconta della depressione che ha vissuto.

Scritto nelle Stelle - Ghemon - album cover

Cover “Scritto nelle stelle”
Fonte: musicfirst.it

Il sound di Scritto nelle stelle

Le scelte di sound complessivo del disco sono molto interessanti: non sono percepibili in modo spiccato le principali tendenze attuali del panorama musicale odierno, ma su un saldissimo filone RnB anni ’90, evidentissimo in brani come Due settimane. Si insinuano occasionalmente contaminazioni accessorie che impreziosiscono i brani senza però snaturarne il senso di continuità all’interno dell’album.

Questioni di principio – singolo anticipatore del disco – mescola a tratti elementi di musica elettronica ricollegabili alle atmosfere del londinese James Blake, mentre ad esempio in Cosa Resta di noi vengono introdotti elementi un po’ più contemporanei, strizzando lievemente l’occhio ad un beat e ad un basso più trap, smorzato però dal resto dell’arrangiamento e dalla metrica rap più tradizionale.

Elemento molto importante di Scritto nelle Stelle è sicuramente il ritorno di Ghemon al cantato rap, che sembrava ormai essere stato messo di lato con il passare degli anni. Rap di base morbido e largo, che all’occasione può stringersi per diventare serrato senza comunque perdere senso di musicalità. Il tutto resta perfettamente in linea con l’autenticità dell’artista, che da sempre si è mostrato un rapper anomalo all’interno del contesto, dove anche la sua scorza esterna rispecchia grande pulizia e sensibilità d’animo.

Ghemon - Scritto nelle stelle

Fonte: pagina Facebook Ghemon

Di cosa parla Scritto nelle stelle?

Il contenuto dell’album resta a stampo sentimentale: Ghemon è in fondo un gran romanticone, ed anche per questo ci piace. I temi trattati sono legati alla quotidianità, all’introspezione, all’emotività e alla scoperta della consapevolezza di sé stessi. Il tutto raccontato con estrema sincerità e voglia di esporsi.

È vero, durante l’ascolto di Scritto nelle Stelle a volte manca un po’ quella marcia in più sui brani da far sgranare gli occhi e drizzare le orecchie – cosa alla quale siamo stati abituati in passato dall’artista con brani come Rose Viola, Temporale o Magia Nera. Ogni tanto manca il lampo di genialità che ci aspetteremmo, ma il risultato nel complesso risulta ugualmente forte, ben strutturato, piacevole e coinvolgente.

In un certo qual senso un brano come Inguaribile e Romantico si avvicina maggiormente a quel livello di espressione artistica sopracitato, prendendo posizione di spicco all’interno della tracklist. Ma resta comunque la sensazione che manchi la botta finale per entrare dritto al cuore dell’ascoltatore.

Sarà che manca quel tocco in più di malinconia alla quale eravamo abituati, ma il Ghemon che vediamo in Scritto nelle stelle porta con sé un’aura sicuramente più positiva e aperta al mondo, probabilmente frutto dell’evoluzione del suo vissuto personale che lo ha portato ad oggi a trovarsi in una situazione di stabilità emotiva differente.

Un nuovo Ghemon

La differenza con Mezzanotte, disco pubblicato nel 2017, è facilmente percepibile: i toni erano decisamente più malinconici e scuri, ed i temi affrontati celavano sempre un alone di tristezza dolce e amara al contempo.

Adesso, come ha raccontato in diverse interviste Ghemon stesso, l’artista si trova a suo agio nella sua nuova pelle, libero di potersi esprimere e di poter raccontare ciò che sente. Meno urgenza espressiva di un dolore o di una sofferenza, ma più voglia di condivisione del proprio stato interiore attuale.

Champagne ad esempio – piccolo gioiellino del disco prodotto da Antonio Filippelli (già collaboratore di Levante e Diodato) – è un brano che a modo suo fa riflettere, spingendoci ad affermare chi siamo senza temere il giudizio degli altri, soltanto spinti dalla voglia di vivere la vita e di provare amore.

Scritto nelle stelle è un disco sicuramente scritto e prodotto con criterio: ha un inizio, uno svolgimento ed una degna conclusione, dove l’omogeneità della narrazione si sposa con una sostanziale continuità musicale, rendendo l’intero disco un lavoro completo che mostra cura nei dettagli – grazie anche alla presenza nel team del produttore Tommaso Colliva.

Nonostante qualche piccolo difettuccio, principalmente legato alla forma e alla eccessiva ricerca di continue rime e assonanze forse un po’ forzate, Scritto nelle Stelle è da considerarsi comunque un ottimo lavoro, in grado di suscitare interesse nell’ascoltatore, raccontando con la giusta leggerezza molte riflessioni intime dell’artista.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊 /10
Fonte immagine di copertina: metropolitanmagazine.it
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