Di origini italiane, voce graffiante e blues, innamorato della sua patria d’origine e del Genoa, sguardo da bravo ragazzo: questo è Jack Savoretti. Il cantante trentacinquenne nato da padre italiano e da madre di origini tedesche e polacche, è tornato con un album che è un inno all’amore e all’Italia. Singing to Strangers, uscito il 15 marzo, ha centrato l’obiettivo: è già primo nella classifica britannica e si sta facendo strada anche in quella italiana.

Copertina dell’album “Singing to Strangers”

Ma com’è nato l’inusuale titolo di un album per cui Savoretti si è affidato alle sapienti mani del produttore Cam Blackwood? Alla domanda di un’amica che le chiedeva che lavoro facesse il suo papà, la figlia del cantautore non ha avuto dubbi e ha risposto con una semplice frase: «Gira il mondo cantando agli estranei». Le novità di questo album sono state tante, prima su tutte quella di abbandonare la chitarra per sfiorare i tasti del pianoforte e accompagnarli a una voce che in questo progetto fa sfoggio di vari stili. Il disco è probabilmente quello della maturità artistica e non solo di Savoretti, che ha dichiarato di vivere un momento in cui ha tutto ciò che ha sempre voluto: una famiglia, una casa in campagna e un successo che però non lo ha travolto né snaturato. La hit per eccellenza non è mai arrivata per il cantautore anglo-italiano; Written in Scars ha raggiunto il vero successo dopo un anno dal rilascio e dopo questo periodo d’oro, il cantante è tornato a fare da supporto in un tour di John Legend. Insomma, i piedi del cantante sono sempre rimasti ben saldi a terra e la gavetta è stata tanta. Forse è proprio questo il motivo per cui dietro quest’album non ci sono canzoni gettate al vento, non c’è improvvisazione ma tutt’altro: c’è disciplina e studio minuzioso di ciò che si vuole comunicare. La paura della “pagina bianca”, come lui stesso l’ha definita, è stata esorcizzata proprio grazie a una canzone Going Home, che ha reso chiaro al cantante il vero scopo di questo progetto. L’obiettivo non è stato quello di farne uscire una hit, lo si nota dalla costanza della forza musicale e comunicativa dei brani, ma è quello di raccontare una nuova consapevolezza, traguardi raggiunti e soprattutto aver trovato il modo giusto per esprimerli. E qual è il modo migliore di raccontarli e metterli in scena se non come fa un musicista con le immagini di un film e con la sua colonna sonora? Singing to strangers è proprio questo: un’elegante e piacevole colonna sonora di un film lungo quasi un’ora. Le quindici canzoni dell’album, dalla prima all’ultima, rappresentano le scene di questo lungometraggio la cui sceneggiatura è la vita, raccontata con un tocco decisamente felliniano. Si va da un brano Dying For Your Love che sembra strappato, come da lui stesso affermato, dalla soundtrack di un film immaginario e non creato di David Lynch. Nota dopo nota si arriva poi a Youth and love, omaggio a Luca Guadagnino per il suo Call Me By Your Name, film che Savoretti paragona a La vita è bella, per la sua descrizione spensierata e felice dell’amore. Canzone emblematica del “film” messo in scena dal cantautore è Candlelight.

Se i brani sono le scene, la sceneggiatura è la vita, l’ambientazione di questo film è sicuramente l’Italia. L’amore sincero ed evidente provato dal cantautore nei confronti del nostro paese, non è mai stato tenuto segreto da quest’ultimo, che lo ha dimostrato svariate volte e in diversi modi. Ha collaborato con Elisa, Zibba ed Ex-Otago, ha cantato per la sua squadra del cuore, il Genoa, durante una partita e ha girato un videoclip allo stadio Luigi Ferraris. Nel suo ultimo progetto questo amore si è tradotto in un omaggio a Luigi Tenco, con una graffiante ed emozionante interpretazione di Vedrai, Vedrai. Il fil rouge che tiene unito questo amore all’ultimo album di Savoretti non si limita soltanto a una canzone, ma va ben oltre.

L’album è stato registrato negli studi di Morricone a Roma e l’atteggiamento con cui la band e lo stesso cantautore si sono affacciati nella capitale, per volere dello stesso, è stato tutt’altro che british ma tutto all’italiana. Pensando di essere in uno studio di Roma e non in uno di quelli a New York o Londra, pensando di vestirsi e atteggiarsi alla Mastroianni o alla Fellini, adattandosi agli orari della capitale e bevendo un cocktail davanti a un bel tramonto con vista sui Fori: è cosi che nell’afosa estate del 2018 è stato registrato Singing to Strangers.

Jack Savoretti e la sua band. Fonte Twitter; ph. Clement Lauchard

Ma se Savoretti ha deciso di affrontare la sfida di trovare connessioni convincenti e toccanti proprio con questi “sconosciuti”, lo ha fatto sfoderando le sue carte migliori. Tra queste carte i nomi di due artisti che spiccano nei credits dell’album: Kylie Minogue e Bob Dylan. Music’s Too Sad Without You è la canzone, inserita nell’edizione deluxe dell’album, che mette in risalto quell’aspetto della cantante anglo-australiana di cui Savoretti si era innamorato già in un duetto con Nick Cave. Dietro la collaborazione con Bob Dylan ci sono un manager e un’e- mail; niente storia romantica, tanto più che a Jack Savoretti probabilmente non interessava tutto ciò.

Ci sono due testi di uno dei cantanti più famosi di sempre e Savoretti doveva sceglierne e musicarne uno solo. Cosa fare quindi? Le direttive in questo caso sono arrivate da un altro membro della famiglia Savoretti, la moglie del cantautore, che gli ha “ordinato” di mettersi al pianoforte, suonare e non rovinare un testo di Dylan. Così è nata Touchy Situation, ottava “scena” di questo film chiamato Singing to Strangers.  Per sentire dal vivo questo mix di italianità, voce graffiante, testi di Bob Dylan e grandi duetti, non bisognerà aspettare molto. Il 16 aprile, proprio dalla sua patria d’origine, partirà un tour che lo vedrà esibirsi sui palchi di tutta Europa per ben otto mesi, per concludere in bellezza ad Edimburgo il 15 novembre.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Tracklist

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