Niccolò Fabi è tornato e le nostre orecchie, i nostri sentimenti, ma anche i kleenex usati per asciugare le lacrime, lo ringraziano. Il cantautore è riapparso dopo una pausa che aveva preannunciato e a distanza di tre anni da quel piccolo gioiello chiamato Una somma di piccole cose. Bissare il suo successo e il suo consenso è e sarà un’impresa ardua, perché quell’album gridava Niccolò Fabi in ogni nota: dalla canzone che presta il titolo al disco fino ad arrivare a chicche come Facciamo finta, Una mano sugli occhi e Vince chi molla. Se non lo avete mai ascoltato, fatelo. L’11 ottobre e dopo un singolo che lo aveva anticipato è uscito un nuovo album in cui il cantautore dai capelli “non pettinati con le bombe”, torna a far sognare e a far riflettere. Il suo nome è Tradizione e tradimento ed è un album che parla di scelte, di strade nuove ma anche di cosa portarsi dietro quando si intraprende un nuovo percorso.

Cover Tradizione e tradimento
Fonte:  Pagina Facebook Niccolò Fabi

Fabi ha capovolto e ha reso suo il concetto di “si sa quel che si lascia, ma non si sa quel che si trova”. Il cantautore, infatti, in questi anni ci ha dimostrato quanto è stato capace di rimettersi in gioco e di affrontare grandi cambiamenti sia in campo musicale, che nella vita. Dopo aver metabolizzato il dolore per una grande perdita, se mai fosse possibile, ha deciso di trasformarlo in bellezza con l’associazione benefica “Le parole di Lulù”. Ha partecipato a diversi progetti come Domani 21/04/2009 dopo l’evento tragico che colpì L’Aquila, ma anche a Il padrone della festa, tanto sperato e tanto voluto dai fan di Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè. Di strade in questi anni il cantautore ne ha prese molte: ci ha accompagnato con la delicatezza e l’eleganza che lo contraddistinguono in brani che raccontavano il suo e il dolore di molti e in brani di denuncia dove le parole si uniscono a suoni decisi e incisivi. Queste strade però hanno subito una fase d’arresto quando nel 2017 il cantante ha dichiarato di volersi prendere una pausa che, nella conferenza stampa del nuovo album, ha definito come una “pausa dall’essere cantante”, dovuta alla sensazione di non aver più nulla da dire. Fortunatamente la voglia di dire qualcosa il cantante l’ha trovata, eccome se l’ha trovata. Per capire di cosa ci vuole parlare Niccolò Fabi, abbiamo due scelte: iniziare il disco dalla prima canzone Scotta o dall’ultima. Se nella prima gli intenti dichiarati sono quelli “artistici”, nell’ultima è chiaro tutto il fil rouge di questo disco. La canzone, che presta il titolo all’album e che termina con una frase decisamente emblematica “sono in bilico nelle insidie di ogni cambiamento/tra le forze che da sempre mi dividono/tradizione e… tradimento”, è una dichiarazione d’intenti. È facile intuire il perché della parola tradizione nel titolo, ma perché tradimento? Perché abbandonare un percorso, una strada già tracciata, un porto sicuro significa “tradire” tutte queste cose. Per fare ciò serve coraggio e Niccolò Fabi in questo disco lo dimostra liricamente e musicalmente a partire dal retrogusto elettronico del progetto. Mettere le parole musica elettronica e il nome del cantautore nella stessa frase potrebbe sembrare azzardato, ma il disco dimostra altro. Ed ecco qui il primo match tra la tradizione e il tradimento. L’album inizialmente è stato pensato come un disco di rottura e con una componente elettronica decisamente preponderante, grazie anche alle sperimentazioni con Costanza Francavilla. Ma non è andata così: uno a zero per la tradizione. Fabi ha chiamato a raccolta due dei suoi collaboratori storici Roberto Angelini e Pier Cortese e con loro ha affrontato l’eterna lotta tra la tradizione e il cambiamento. E l’elettronica? C’è e si sente soprattutto in tre brani. In alcune tracce si confonde con la musicalità frutto del lavoro del trio, come nel caso di A prescindere da me e Nel blu e in altri dialoga con gli altri strumenti come in Amori con le ali. Quest’ultimo brano apre idealmente un piccolo capitolo dell’album: quello dedicato al viaggio e allo spostamento, visti come possibilità di ritrovarsi e ritrovare le cose perdute. Se è vero che come consigliava il suo caro amico Silvestri “spesso basta un viaggio e pochi grammi di coraggio”, non è importante il come si viaggia, ma l’importante è farlo. Ed è proprio questo che Fabi scrive nelle strofe del brano Amori con le ali in cui esalta qualsiasi mezzo di trasporto, addirittura gli elefanti. Ma se viaggiare significa spostarsi da un luogo a un altro, ecco che arriva un altro paragrafo di questo capitolo: Migrazioni. Trattare un tema come questo e farlo attraverso l’immagine poetica di uno stormo di uccelli e soprattutto senza cadere nelle solite frasi fatte e nei soliti clichè, non può che far apprezzare ancora di più il lavoro di Niccolò Fabi. Il tema viene affrontato anche in uno dei brani che ha anticipato l’album: Io sono l’altro. Un invito all’empatia che il cantautore aveva esteso anche su Instagram e che aveva definito come “l’unica modalità per sopravvivere” in un mondo dove “l’altro” è sempre o quasi sempre, etichettato come diverso.

Tra i brani più riusciti ce ne sono sicuramente due, anche se in generale tutte le nove tracce hanno colpito nel segno. Il primo è sicuramente A prescindere da me e il merito probabilmente è da attribuire alla vena poetica che lo avvicina alla bellissima poesia di Martha Meldeiros. Come in Lentamente muore, anche in questa canzone l’invito è quello di non restare immobili davanti alla vita, ma di acchiapparla e viverla veramente. Non manca un “attacco” alla classe dirigente a cui il cantante consiglia “di prendere decisioni sulle nostre vite, solo nel momento successivo a un orgasmo”. Chissà quanti problemi avremmo evitato. Ma queste decisioni sono sempre facili da prendere? La pausa di Niccolò Fabi ci aiuta a rispondere con un secco no a questa domanda. Ed ecco che arriva al centro di questo album un nuovo personaggio: lo smarrimento. Un personaggio che viene rappresentato in musica e in parole, grazie all’aiuto di Pier Cortese nella bellissima canzone I giorni dello smarrimento. Allora chi vincerà nell’eterna lotta tra la memoria e la prospettiva e tra la tradizione il tradimento, simboleggiati anche da una bellissima copertina? La risposta probabilmente è nell’equilibrio tra le due parti. In realtà il vero vincitore di questo album è proprio il cantautore, che in nove tracce non ci ha fatto rimpiangere i due anni in cui non ci aveva deliziato con le sue canzoni e la sua musica.

Canzoni consigliate:

– A prescindere da me
– I giorni dello smarrimento

🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊, 5/10

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