di Nicolò Picchioni

Nell’epoca d’oro dei solisti, i Canova sono una band d’altri tempi, con un frontman carismatico, Matteo Mobrici, che da vero comandante ha la capacità e la saggezza di non ergersi al di sopra dei suoi commilitoni, Federico Laidlow, Fabio Brando e Gabriele Prina, ma di marciare al loro fianco, infondendo forza e sicurezza. Gli è bastato il disco d’esordio “Avete Ragione Tutti” per guadagnarsi un posto tra i maggiori esponenti dell’it-pop, la neonata corrente musicale che sta dominando le playlist di Spotify e riempiendo i club e i palazzetti d’Italia, ma il loro modo di affrontare la carriera musicale è quanto di più lontano ci possa essere dalla bulimia con cui la nuova musica italiana rincorre i grandi numeri e le venue gigantesche. Da quando nel 2016 è uscito il loro primo disco, hanno affrontato 2 anni praticamente ininterrotti di tour e si sono guadagnati sul campo la credibilità di cui oggi godono, passando dai localini di provincia ai sold out nei grandi club italiani. In una parola: gavetta.

Fonte: Rockol.it

Questo percorso, fatto non di grandi balzi avanti, ma di passi ragionati e pesati, li ha portati a pubblicare, venerdì 1º marzo, il loro secondo disco, “Vivi Per Sempre” (Maciste Dischi), che si compone di 9 brani, in cui ritroviamo l’amore dei Canova per il brit-pop di band come i Blur e gli Oasis, per Rino Gaetano, per gli anni ’80 di Vasco e Luca Carboni e per l’indie rock dei The Strokes; tutti elementi che caratterizzavano anche il lavoro precedente. Ad affiancarli nella produzione di questo disco è Matteo Cantaluppi, la cui firma si sente già dal primo brano del disco, “Shakespeare”, che si regge su un tappeto sonoro tessuto con synth dal sapore ‘80s.

A fare da fil rouge tra le tracce di “Vivi Per Sempre” sono un senso di amarezza e di nostalgia, spesso dovuto a delusioni amorose, come in “Domenicamara”, una hit immediata che si basa su un ritmo incalzante e una melodia ipnotica, e che ricorda la loro “Expo” dell’album precedente, ma anche nella delicata ballata dalle sonorità acustiche “Per Te” e in “Ho Capito Che Non Eravamo”, anche se con toni alleggeriti e con maggiore consapevolezza. “Goodbye Goodbye” serve a sfogare la delusione provata nello scoprire che l’attuale panorama musicale londinese è ben lontano da quello che i Canova avevano immaginato. “Ramen” si apre con un arpeggio di chitarra à la “Gli Angeli” di Vasco Rossi, mentre “Groupie”, scelta come primo singolo, ricorda “Santamaria”, il brano che ha chiuso il ciclo del disco precedente, costituendo il punto di contatto tra i due lavori. Dopo la ritmata e adolescenziale “14 Sigarette”, è la title track a chiudere il disco, aprendosi con toni tragici e onirici, per poi svilupparsi in un’esplosione di speranza (“Per combattere la vita e non sentirla già finita / Vivi per sempre”).

Fonte: Rockit.it

In “Vivi Per Sempre” i Canova raccontano con toni agrodolci e nostalgici di amori, di sigarette, dell’infanzia, delle domeniche, della noia e del senso di smarrimento che pervade un’intera generazione, ma senza la carica dirompente tipica delle opere prime che caratterizzava “Avete Ragione Tutti”. I quattro ragazzi di Milano hanno giocato in casa, facendo quello che avevano già dimostrato di saper fare e soddisfacendo le aspettative create dal loro primo disco, ma senza alzare ulteriormente l’asticella. Si confermano comunque come una band schietta e fresca, in grado di confezionare belle canzoni pop, semplici e dirette, che troveranno il loro habitat ideale sui palchi di tutta Italia, con concerti che promettono di essere delle vere e proprie feste in cui esorcizzare le proprie paure e insicurezze cantando a squarciagola le canzoni di Matteo e soci. Godiamoci il tour che questo album porterà con sé e aspettiamo il prossimo capitolo dei Canova per scoprire se riusciranno a mettersi in discussione, mostrando anche il coraggio di osare, sperimentare e uscire dal seminato.

 

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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