Non ci sono dubbi. No diggity, come cantava nella cover dei Blackstreet incisa nell’album del 2012 Thinking in Textures; di Chet Faker rimane solo fuliggine, una testimonianza ben impressa negli annali dell’industria discografica ma accantonata lì, in scatoloni pieni di ricordi impolverati. Le atmosfere in bianco e nero, da presenza reale e corporea, sono diventate un mood pionieristico che ha segnato la nostra pubertà musicale. Parliamo di manicheismo, dicotomia o eliminazione serrata, senza esclusione di colpi? Decretatelo voi. Provate a cercarlo su Spotify e scoprirete che conserva tuttora il proprio bagaglio artistico sotto la dicitura Nick Murphy / Chet Faker. Allora, forse, la fine potrebbe non essere definitiva e per lo pseudonimo in onore al trombettista blu ci sarebbe ancora la speranza di una destinazione diversa dal camposanto.

Poco prima degli anni Novanta l’illustratore Martin Handford disegnò una serie di vignette in cui immortalava un coloratissimo marasma di personaggi per poi camuffarci, di soppiatto, anche l’omino col cappellino e gli occhiali chiamato Waldo (Wally nella versione italiana). La domanda era sempre la solita: where’s Waldo? In tutto quell’apparente non capirci niente confusionario, disperso tra la folla variegata e bidimensionale, dove si era andato a cacciare? All’acuto, vispo osservatore il compito di scovarlo. A poco più di trent’anni di distanza, il quesito non è poi così cambiato. In che punto del cuore s’è posizionato, in che mare della memoria è riuscito a naufragare quell’artista australiano talmente eclettico, particolare e sensazionale da emozionare un’intera generazione di giovanissimi wanderlust?

In principio v’era il sopracitato Thinking in Textures (2012), poi venne Built On Glass (2014) ed infine il buio. Risale al 2016 l’annuncio di volerci dare un taglio con quell’identità fittizia per dedicarsi ad un qualcosa di ancora più vero e trasparente di quelle copertine già minimal, essenziali ed immacolate. Quel quid non era altro che se stesso. E dopo collaborazioni con Flume e featuring, con grazia e letizia ecco giunta la svolta: il 26 aprile per la label Future Classic è uscito Run Fast Sleep Naked, il primo full lenght in studio (se pur preceduto dall’EP di debutto Missing Link EP del 2017) firmato con il proprio nome di battesimo Nick (Nicholas James) Murphy e registrato con un kit per un mini-studio portatile tra gli Stati Uniti, il Giappone, la Nuova Zelanda ed addirittura casa della nonna. Saturazione alta per la copertina, aspettative elevate per il pubblico. Ma non vogliamo dirvi altro: anche l’esito, com’è giusto che sia, decretatelo voi. Nessuno si azzarderebbe ad escludere la possibilità che, a furia di dare la caccia a berrettini ed occhialetti alla Harry Potter, non possiate trovare una barba fulva ed uno sguardo truce, profondissimo e simile all’ignoto.

La copertina di “Run Fast Sleep Naked”, l’ultimo lavoro in studio di Nick Murphy uscito il 26 aprile per la Future Classic

Undici brani, quarantasette minuti complessivi. L’onore ed onere di smorzare il travaglio mentale ed aprire le danze è affidato a Hear It Now, un canto di liberazione dalle cui sonorità sembra già possibile presagire il vestito nuovo di quel personaggio ormai noto come Nick Murphy; in essa c’è sogno, c’è speranza, c’è il desiderio di riscatto e di farsi conoscere intimamente, profondamente, con uno slancio naturale e delicato. Si continua poi la tripletta eccelsa ed impeccabile del disco, una sequenza costituita da Harry Takes Drugs On The Weekend, Sanity (brano corredato di videoclip ambientato tra le stesse dune della copertina ed uscito come singolo il 4 marzo scorso) e Sunlight. Validi, orecchiabili, gradevolissimi al cuore ed all’anima, sono identificabili come il nucleo centrale dell’intero disco: la prima è morbida e gentile, la seconda è un pullulare di energia e luce brillante e la terza, infine, ha un retrogusto speziato d’elettronica che accarezza l’ascoltatore e lo inebria a poco a poco, piano, con fascino e discrezione. Some People richiama alla memoria un nonsoché delle ballads otusiders made in Red Hot Chili Peppers; sulla scia del climax del pezzo precedente, si fa accogliere in punta di piedi e rimane in disparte come un ragazzino silenzioso fino al fatidico “minuto 2:38“, momento in cui la bomba della timidezza sfonda la bandiera della resistenza ed esplode. Nessuno è illeso: non avevamo preso alcuna precauzione e siamo stati travolti dall’onda d’urto del ritmo. L’hide and seek col musicofilo continua, il gusto si rincorre in una sfrenata acchiapparella di alti e bassi tra i moti duri di Yeah I Care, la bassa marea di Novacaine and Coca Cola, la ripresa sudata in salita di Never No. Non male, ma neanche bene se preso in uno sguardo d’insieme: il disco sembra assopirsi di tanto in tanto per poi rinsavire all’improvviso. Lo stesso dicasi per le battute finali e sebbene Dangerous possa apparire quasi piatta, Believe Me si presenta intrisa d’una bellezza terribile, sconvolgente. Chiude il tutto Message You At Midnight. Ad ascoltarla viene il magone: perchè Run Fast Sleep Naked non è riuscito ad ispirarsi totalmente a questo pezzo? Perché non adottarlo come filo conduttore, costante perpetua, imperitura, dolce sentire di fondo anziché relegarlo in fondo alla tracklist? È la canzone, l’esperienza di cui abbiamo bisogno. Ne sarebbe servita di più. Invece no, c’è concessa solo un’ultima performance prima del rumore morto; lo stesso Murphy ne ha caricato sul proprio canale YouTube un’esecuzione sublime con chitarra elettrica e un arco di violino, ve lo lasciamo al fondo dell’articolo per goderne il più possibile. Dopo averlo assaporato con attenzione, la nostra impressione è che la metamorfosi di questo autore sia stata impellente, recondita, linfatica, necessaria. Ogni cosa ha bisogno di essere calata in uno spazio ed in un tempo ben preciso, ogni cosa è figlia di combinazioni decise e casualità, ogni ciclo risulta caratterizzato da una nuova rinascita. La sua vita artistica è come una partita di battaglia navale: Chet Faker si trovava in D8 ed è stato affondato, senza lacrime e rimpianti ma con un grande tepore nel cuore. In che mare sia naufragato, però, non si sa; lo attende un lungo cammino in un deserto tutt’altro che sterile, in una landa di pubblico affezionato ancora da convincere.

Dimenticavamo: la fluidità di Nick Murphy vi aspetta al Teatro della Concordia di Torino il prossimo 7 ottobre. Provate a cercarla.

 

 

Tracklist:

Hear It Now – 3:56
Harry Takes Drugs On The Weekend – 3:42
Sanity – 3:35
Sunlight – 3:32
Some People – 3:48
Yeah I Care – 3:25
Novacaine and Coca Cola – 6:31
Never No – 4:32
Dangerous – 3:12
Believe Me – 5:45

Message You At Midnight – 5:07

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊 e ½/10

Brani consigliati: Harry Takes Drugs On The Weekend, Sanity, Sunlight, Believe Me