“Chi vive senza follia non è cosi saggio come crede. Mentre tutti vogliono dettare la strada maestra, io vi suggerisco tredici indirizzi possibili per abbracciare l’imperfezione, la diversità, l’inadeguatezza, il dubbio, l’allegria, il coraggio, la vertigine, il sogno e tutto ciò che è meravigliosamente fragile e umano”. Il nono re di Roma (l’ottavo, a detta di molti romani, resterà per sempre Totti) Renato Zero, a soli due anni dall’uscita del suo ultimo progetto Zerovskij, ha chiamato a raccolta i suoi “sorcini” con un album dal titolo decisamente esemplificativo Zero il Folle. Che la follia nel senso più ampio del termine abbia sempre accompagnato il cantante romano è una cosa più che risaputa. Anche se quei tempi sono lontani. Sono lontani i tempi, infatti, in cui Renato Zero la esibiva in tutta la sua bellezza grazie a travestimenti figli di un glam rock decisamente in voga fatto di pailettes, tacchi alti e capelli vaporosi. Ma non solo. Un po’ ci mancano brani come Mi vendo e Il Triangolo, con quella veste provocatoria e alternativa che tanto hanno fatto ballare e tanto hanno turbato le menti ancora poco aperte di un’Italia figlia degli anni settanta. Il disco uscito pochi giorni fa è stato prodotto da Trevor Horn, ma non è finita qui. In studio, il nostro Renato, si è fatto “aiutare” da ben due ex Dire Straits Alan Clark e Phil Palmer, che hanno contribuito al racconto e all’elogio di questa follia.

Fonte: sito ufficiale Renato Zero

Zero il Folle è presentato dall’artista come un incontro con la follia tipica del re dei sorcini e all’appuntamento con questa follia “ognuno potrà scegliere come presentarsi e quali colori scegliere. A questo speciale evento Renato si è presentato più colorato che mai nelle copertine e lo ha fatto con look diversi, colorati e appariscenti. I “renati” che il pubblico potrà scegliere comprando l’ultimo disco saranno ben quattro e si aggiungeranno ai mille renati che abbiamo conosciuto in ben cinquant’anni di carriera. Quattro copricapi di colori che vanno dal blu all’argentato, passando per il rosso e per il verde e quattro lettere che formano la parola Zero. Ma cosa c’è dentro questo album elogio alla follia? In realtà poca follia rispetto al titolo. Se cercate tra i tredici brani le tipicità più evidenti che hanno reso famoso Renato Zero, potreste incorrere nel rischio di rimanere un po’ delusi. Piccolo spoiler: potreste rimanere delusi, ma probabilmente il Renato nazionale ha solo cambiato registro e ha ceduto un po’ a quella tendenza al dire qualcosa, ma senza gridarlo ad alta voce. C’è l’ironia e in alcuni casi è anche tagliente come quella di una volta, ma in altri è solo accennata e nascosta tra le righe. Ci sono gli argomenti forti, ma non c’è il racconto diretto e pungente tipico dei primi anni di carriera del cantante romano. Il titolo di quest’album sembra rivolgersi all’io ventenne del cantante e lo fa con immensa gratitudine, tanto da gridare nell’ultima frase del disco “Ti adoro folle Zero, io grazie a te vivrò”. C’è un Renato maturo e grato di tutta la follia che lo ha accompagnato in questi anni e il racconto di un uomo che ha raccolto fischi, delusioni ma che poi si “è cercato e si è trovato “nella barba di un vecchio eremita/in un bimbo in una storia pulita/E nel cuore di una puttana così vera ed umana”. Ad anticipare questo progetto è stata Mai più da soli, una canzone uscita il 17 maggio e il cui video è stato girato a Londra, un luogo che ha fatto riscoprire al cantante le sue origini musicali. Il tema affrontato in questo brano è quanto mai attuale ed è quello della solitudine che affligge la nostra società; un tema che Renato ha affrontato da diverse angolazioni e in diverse canzoni.

Lo ha fatto ne La culla è vuota in cui Renato fa un appello disperato alle nuove generazioni e chiede alle donne di mettere su famiglia. Canzone che suona decisamente pretenziosa e che si accompagna a un altro brano chiaramente antiabortista Figli tuoi. Le tematiche e i toni utilizzati nelle due canzoni viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, a metà tra la ramanzina e le belle parole. Ma i moniti che questo disco vuole lasciare, non sono finiti qui. Poteva mancare una canzone con il tema più discusso dell’ultimo periodo e che sta scuotendo gli animi e le coscienze di tutto il mondo? Ovviamente stiamo parlando dell’ambientalismo e di Che fretta c’è, che unisce questo argomento a quello dell’amore, dell’economia e del futuro. In questo pot-pourri di tematiche, una frase simbolo che racchiude in pieno l’indifferenza e a volte addirittura l’astio indirizzato contro chi finalmente riesce a far puntare i riflettori sui problemi che ci attanagliano “Che fretta c’è/Non riguarda te/La verità non sempre gradita è/Fingi anche tu che dolo non c’è”. Tra quelle che possono sembrare ramanzine e invettive, troviamo due fiori all’occhiello di questo album: due canzoni diverse ma allo stesso modo interessanti e rappresentative di quel Renato “il folle” a cui tutto il disco è dedicato. Da una parte troviamo una bellissima e struggente dichiarazione d’amore con Quanto ti amo, che ci riporta indietro a quei testi dove Renato Zero dedicava frasi del tipo “Magari toccasse a me prendermi cura dei giorni tuoi”. Con un salto di due tracce arriviamo a una delle canzoni, forse l’unica, che veramente ci fa sentire in pieno territorio “zeriano”: Ufficio Reclami. Strutturata quasi come un botta e risposta tra il cantante e il coro, in questa canzone Renato ironizza sul sesso, sulla carne e sul perdono che qualcuno da lassù darà a dei peccatori come lui stesso si è definito. Ad accompagnare il disco nei primi giorni di vita è un brano La vetrina in cui racconta ancora una volta una parte di sé stesso. Quasi a voler racchiudere tutti gli intenti di questo album, cerca ancora una volta di scuotere gli animi e incita a non perdere tempo, perché chi non perde tempo alla fine vince sempre.

Di tempo Renato non l’ha mai perso. Tra follia, paillette, travestimenti e bellissime canzoni d’amore, ha sempre dimostrato di essere all’avanguardia rispetto agli anni in cui si esibiva. Quindi se questo disco forse non è così “folle” e avanti con i tempi rispetto alle aspettative è perché i tempi Renato li ha anticipati già da un bel po’.

Canzoni consigliate

– Quanto ti amo
– Ufficio Reclami

Voto

🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagine di copertina: sito ufficiale Renato Zero
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