Che il silenzio elettorale possa fare echeggiare meglio le più importanti notizie musicali della settimana è tutto da vedere. Certo è che i maggiori candidati hanno chiuso le loro campagne elettorali col botto (nel caso dell’estrema destra s’intenda letteralmente), e che, cosa più importante, lo hanno fatto a suon di musica.

A Napoli, in piazza Dante, Potere al Popolo ha organizzato un vero e proprio concerto: si sono esibiti Franco Ricciardi (neomelodico che ha risciacquato i panni nella trap, David di Donatello nel 2014 e ospito fisso nelle OST di Gomorra), l’ex 24 Grana Francesco Di Bella e gli E’ Zezi, un gruppo operaio originario di Pomigliano d’Arco. Giorgia Meloni ha concluso a Latina la sua campagna, invitando tutti i candidati di Fratelli d’Italia a cantare sul palco l’inno nazionale. Specularmente anche Matteo Renzi, a chiusura del comizio all’Obihall di Firenze, ha invitato tutti i presenti a cantare l’inno di Mameli (anche se sul podio c’era posto solo per lui), per rimarcare che l’Italia non appartiene a quegli assassini fascisti, che il tricolore deve tornare a significare qualcos’altro. A Roma Emma Bonino, coerente alla sua vocazione europeista, ha scelto Beethoven al posto di Mameli: una rivisitazione dell’Inno alla gioia (inno dell’Unione Europea) è stata intonata sul palco insieme a Franco Mussida, fondatore della Premiata Forneria Marconi.

A sorpresa, nella Viral 50 Italia di Spotify (che da questa settimana si è quotato in Borsa, come vi avevamo anticipato), si piazza al primo posto Meno male che Silvio c’è, l’inno dedicato a Silvio Berlusconi nel 2002 e utilizzato nella sua campagna del 2008. Il brano, scritto da Andrea Vantini, ha goduto di una rinata popolarità non solo grazie al trattamento riservato sui social al cavaliere, ironico protagonista di bon mots e accostamenti improbabili, ma anche grazie a John Oliver. Inutile dire che quelli che giurano di non aver mai votato Berlusconi sembrano gli stessi che si sono lagnati per le stilettate che ci ha sferrato il conduttore angloamericano. Di impietoso c’è solo il fatto che John Oliver sia definito comico dalle maggiori testate che puntano il dito contro il suo monologo. Forse si sono persi di vista un altro comico di casa nostra…

A proposito di giovani stagionati. Al centro, la raccolta che celebra i cinquant’anni di carriera di Claudio Baglioni, è entrato a gamba tesa come new entry alla #2 della classifica settimanale degli album stilata dalla FIMI. Al primo posto, Rockstar di Sfera Ebbasta, com’era prevedibile. Ermal Meta e Fabrizio Moro stretti in un abbraccio anche in classifica, rispettivamente al terzo e al quarto posto. I secondi classificati al Festival di Sanremo diventano secondi classificati anche fra i singoli (non parliamo dell’album: Primati lo troviamo col lanternino alla #14). Una vita in vacanza è stata più volte paragonata a Occidentali’s Karma per la sua carica eversiva da chi non aveva assolutamente presente la discografia de Lo Stato Sociale precedente a Sanremo, prendendo come campione solamente la vecchia che balla. Almeno Gabbani prima di Sanremo non era veramente nessuno (anche se recentemente, grazie a un post di Interno Poesia, abbiamo notato in Gabbani un sosia di John Steinbeck). Ma i giornalisti che scusanti hanno stavolta per non sapere mai nulla? Nessuna, non siamo più nel 2008.

«E non avere paura di perdere. Se così deve andare, così andrà. La cosa più importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano via».John Steinbeck, nato oggi ❤️

Pubblicato da Interno Poesia su martedì 27 febbraio 2018

Nei giorni scorsi i giornalisti italioti sono saltati sullo stesso carrozzone a cui sono adusi quando devono ricordare l’anniversario di morte di un x musicista. È spuntata fuori una demo di Amy Winehouse, My own way. L’inedito, per stessa ammissione del suo compositore Gil Cang, era un classico brano pop, di quelli che venivano scritti per essere interpretati da giovani dal dubbio talento. E infatti My own way potrebbe essere benissimo un brano delle All Saints. Nel 2003 Amy aveva 17 anni, ma era capace di dare colore anche a pezzi inutili e imbarazzanti come questi, ma che inutili e imbarazzanti restano. A questo punto la decisione di Cang di rilasciare la demo su YouTube, nell’anarchia più totale, non è tanto differente dalla decisione della Universal di distruggere tutte le registrazioni di Amy per evitare che altre etichette ci mettessero su le mani, dopo la sua morte. È un atto morale nei confronti di chi? Nel caso della Universal è ovvio che a beneficiarne è solo l’etichetta, come è normale che sia se ci rendiamo conto che la vita reale funziona così; nel caso di Cang sembra che a beneficiarne non sia tanto la memoria della Winehouse, dato che è un brano che sottolinea le sue già indubbie doti vocali, ma nient’altro. Il brano non c’entra nulla con lei, con la sua personalità e il suo vissuto. Potevamo farne benissimo a meno, perché ricalca il cliché su un’artista per definizione irrisolta e indifferente allo status quo. Visto che siamo in tema, il documentario Amy, vincitore dell’Oscar nel 2016, è stato distribuito dalla Altitude, che attualmente sta lavorando a un documentario su Billie Holiday. Il regista di Amy, Asif Kapadia, sta girando invece un documentario su Maradona.

Anche gli Smashing Pumpkins ormai sono dati per morti, ma non possono godere dell’hype postumo che ancora circonda artisti come la Winehouse. Il loro tour di reunion sta andando malissimo, dato sconcertante nell’era in cui si va a un concerto pur non conoscendo una band, ma così, tanto per, come fosse un’attività ricreativa. Se gli Smashing Pumpkins non sono abbastanza grandi da riempire stadi e arene, dovrebbero seguire l’esempio degli organizzatori del tour di Fabrizio Moro. Per la data del 16 giugno lo Stadio Olimpico infatti è stato praticamente chiuso per tre quarti.

Parliamo di tour che stanno andando bene e di giovani donne che ci riservano delle sorprese più o meno piacevoli: verso la fine del suo concerto a Milwaukee, Lorde ha eseguito una cover di Solo, dall’ultimo album di Frank Ocean, più un inedito, Precious Metals. Charli XCX invece accompagnerà la wannabe mistress (con risultati desolanti) Taylor Swift nel suo Reputation tour. Le due erano già state gomito a gomito nella data di Toronto del precedente 1989 tour. Che dire? Speriamo solamente che stavolta Charli possa insegnare qualcosa a TayTay.

https://twitter.com/TeamFrankDaily/status/969794741780058113

Italiani all’estero. Passi Sfera Ebbasta nella Top 100 globale di Spotify. Ma Liberato al Sónar Festival è una notizia che ci lascia leggermente interdetti. Cosa sta accadendo, una buona volta, attorno a questo fenomeno? L’anonimato dopo un po’ stanca e l’ironia attorno ai luoghi comuni partenopei sono cose che funzionano solo su Facebook. Fatto sta che il 15 giugno il ninja napoletano (ma siamo sicuri che lo sia, a questo punto?) si esibirà a Barcellona. Bisogna essere fieri anche degli artisti scelti per l’edizione 2018 del SXSW: il South by Southwest Conference and Festival di Austin (Texas) quest’anno raddoppia le dimensioni dello stand Italy @ SXSW, e, tra il 15 e 16 marzo, darà spazio alla musica di Altre di B, The Jackson Pollock Weird Bloom, Denis The Night & The Panic Party, Violetta Zironi, Wrongonyou, Damian McFly, Fabrizio Cammarata, Sonars, Christaux, Espana Circo Este, Joan Thiele, Bruno Belissimo, Blindur e The Yellow Traffic Light.

Italiani amatissimi a casa loro sono invece i Baustelle, che hanno rilasciato un nuovo singolo, Veronica, n.2, già disponibile su Spotify. Si tratta del primo singolo dell’annunciato disco dei Baustelle, L’amore e la violenza vol.2, in uscita il prossimo 23 marzo per la Warner. Di seguito le date del tour:

7 aprile – SENIGALLIA – Mamamia

12 aprile – BOLOGNA – Estragon

13 aprile – FONTANETO D’AGOGNA (Novara) – Phenomenon

15 aprile – MILANO – Alcatraz

16 aprile – FIRENZE – Obi Hall

19 aprile – ROMA – Atlantico

20 aprile – NAPOLI – Casa della Musica

22 aprile – TORINO – OGR

27 aprile – PADOVA – Gran Teatro Geox

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