L’estate sta finendo e un anno se ne va” cantavano i Righeira. Era il 1985 e la tradizione, tutta italiana, delle hit estive viveva ormai incontrastata il successo da oltre trent’anni. Il duo torinese era già ampiamente noto per altre due hit come Vamos a la Playa e No tengo Dinero ed erano in molti a scommettere sul fatto che il duo non sarebbe più stato in grado di produrre altri successi. Michael e Johnson Righeria, invece, stupirono tutti: con un sound nuovo e malinconico produssero un pezzo che li fece schizzare in cima a tutte le classifiche. L’elettropop anni ‘80 incontrò definitivamente la melodia e la morbidezza degli anni ‘60 targati Italia, formando un mix che piacque davvero a tutti. L’Italo disco prendeva forma. 

I Righeira nel 1982. Fonte: pagina Facebook Johnson Righeira.

Ma in fondo, tra i motivi di un successo da un lato prevedibile e dall’altro inaspettato, c’è sicuramente ciò che l’immaginario collettivo collegava agli anni ‘60. Il boom economico era ancora vivo e la metà degli anni ‘80 per molti sembrò significare una nuova ripresa dopo diversi anni di crisi. Così L’estate sta finendo assumeva un significato profondo: riprendere le hit estive di un’epoca felice e riproporne il significato sociale e culturale, nascondendo però una malinconia profonda di qualcosa che si avviava a conclusione. Quella malinconia si rivelò, in fondo, anticipatrice di una nuova era che arrivò con il decennio successivo. Così gli anni ‘80 furono, per molti versi, una grande estate che si avviava a conclusione e la fine di un mondo che ormai si trascinava in avanti a fatica. Certo, tutto questo i Righeira non potevano saperlo. Furono, però, abili a fare leva su un sentimento che nasceva all’interno della società italiana e a cavalcarlo a ritmo di synth e sassofono

Qualche anno prima, un ragazzino si aggirava per le spiagge della Calabria con in mano una paletta e un secchiello, divertendosi a costruire castelli di sabbia. Era il 1982 e non si faceva altro che parlare dei mondiali appena finiti, vinti dall’Italia di Bearzot, o della mitica partita a scopa tra Pertini e i calciatori della Nazionale sull’aereo di ritorno. Qualche anno dopo, nel 2009, Brunori Sas decise di inserire questi ricordi e tanti altri all’interno di Guardia ‘82, sesta traccia del suo primo album Brunori Sas, Vol. 1. Una traccia, questa, che fa dell’italianità un’icona e ci riporta immediatamente agli anni ’80 visti dagli occhi di un ragazzo. 

La copertina del primo album di Brunori. Fonte: pagina Facebook dell’artista.

Una canzone che si basa su una strumentazione semplice. Un attacco di chitarra sul quale si inserisce in contemporanea la voce graffiante di Brunori ci fa volare per la prima strofa, per poi aggiungere la batteria e il basso. Dal primo ascolto, il pezzo sembra diverso dalle hit estive a cui siamo abituati: la canzone è una dichiarazione di un amore – di per sé un topos musicale ricorrente nelle hit italiane – che nasce e cresce negli anni, che accompagna le estati del protagonista il quale, cantando, racconta di sé. Niente di radicalmente diverso, come detto sopra, dai temi cari alla tradizione delle hit estive. Se non fosse che il tutto è inserito magistralmente in un contesto, quello del primo album di Brunori, fortemente impregnato di nostalgia. Brunori riesce a raccontare del proprio amore adolescenziale, il primo vero, come ce lo racconterebbe il nostro migliore amico. Insomma, il Brunori di ormai dieci anni fa è riuscito a sfornare un album capolavoro della musica contemporanea italiana e un pezzo che rende ancora oggi speciale un argomento che rischia ampie banalizzazioni. Si susseguono delle strofe che ci pare naturale cantare perché siamo consapevoli che quel ragazzo con la chitarra in mano che urla sulla spiaggia potrebbe rappresentare il noi di tanti anni fa. Il tutto, di nuovo, inserito in un contesto preciso e reso perfettamente come quello della società italiana targata anni ’80. Tutt’altro che una trovata commerciale, insomma. 

Se si parla di anni ’80, poi, non si possono non nominare i TheGiornalisti. Cronologicamente non c’entrano molto col decennio in questione – a parte le date di nascita del trio – ma negli anni la band di Tommaso Paradiso si è caratterizzata per un sound pop che rimanda più o meno palesemente agli anni Ottanta. Tralasciando le hit delle ultime estati, ci occupiamo di frugare tra i loro successi più vecchi. Nel mezzo della discografia dell’ormai nota band romana troviamo uno degli album chiave della loro carriera, Fuoricampo, un album che ha segnato, quando uscì nel 2014, il primo vero successo di pubblico e ascolti per Paradiso & co. Il passaggio da un sound tipicamente indie a uno più vicino al pop elettronico – che solo negli ultimi anni si è trasformato in un vero e proprio pop – è evidente. Fuoricampo è, alla fine, un album che con la stagione estiva ci azzecca poco: un po’ perché prodotto quasi interamente nell’estate del 2014 e, in gran parte, perché i temi dei dieci pezzi sono tutti più o meno legati alla stagione estiva. La settima traccia dell’album è proprio Fine dell’Estate, un pezzo nel solco dell’intero album che fa del sintetizzatore e della melodia malinconica il suo forte. 

La fine dell’estate è anche qui legata ad un amore che finisce inesorabilmente al 31 di agosto. La voce di Paradiso ci porta attraverso un flusso di ricordi di una stagione finita da poco ma che potrebbe essere una qualsiasi estate della nostra giovinezza. 

Le hit italiane vivono la loro fortuna, cambiando e adattandosi ai tempi, ormai da più di sessant’anni. La loro fortuna è stata quella di aver interpretato un sentimento di rivalsa e felicità che nasceva e si faceva più vivo nei mesi della calura estiva. Andare a scovare – cosa non sempre facilissima – i pezzi che invece, da allora come ancora oggi, parlano della fine dell’estate è qualcosa di diverso e che spesso contiene motivi più profondi. Sembra che la malinconia e la tristezza, mista a nostalgia, che accompagna i testi di questi pezzi si adatti alla perfezione ad un sentimento che nella società odierna è costante. Allora, forse, ha senso fare tesoro della fine dell’estate per sapere ricominciare una nuova stagione.

 

Fonte immagine copertina: pagina Facebook ufficiale Brunori Sas
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