È giunto il momento di introdurvi alla svolta primaverile di questo anno che tutti stavano aspettando. Se vi state chiedendo cosa stia succedendo al Mattatoio Testaccio di Roma eccovi la risposta: Outdoor Festival 2018.

Il noto festival romano che include percorsi artistici, musica, conferenze, televisione e mercato si trasferisce nei padiglioni dell’ex edificio mattatoio nel cuore di Roma, reperto archeologico industriale completamente rinnovato, diventando la sua location più azzeccata.

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È infatti sotto l’ala dell’Azienda Speciale Palaexpo, che racchiude in se Palazzo delle Esposizioni, Macro e il superbo complesso Mattatoio, che l’Outdoor Festival trova il palcoscenico adatto a partire dal 14 aprile sino al 12 maggio, immerso in un sistema integrato di spazi ed eventi dedicati alla cultura, mai visto fino ad ora. Una Roma quindi in grado di mettersi a livello dei maggiori festival artistici europei, con quel tocco urbano che caratterizza la nostra Capitale generando un evento unico. Ma passiamo ai fatti.

Il Mattatoio ospiterà l’ottava edizione di Outdoor Festival, un progetto nato nel 2010 quando si sentì il chiaro bisogno di contribuire al cambiamento del tessuto sociale della città attraverso azioni concrete di carattere culturale. Qui entra in gioco il tema fondamentale dell’evento: l’eredità culturale arrivata a noi fino ad oggi.
Outdoor Festival 2018 si pone come il più grande festival in Italia dedicato alla cultura metropolitana e ci riesce dominando il tema centrale della manifestazione: Heritage. Come? Il festival interrogherà il pubblico su cosa sia il patrimonio oggi, cosa rappresenti e quale peso abbia nella nostra attuale società attraverso cinque precisi ambiti: arte, musica, televisione, conferenze e mercati; un percorso tutto da scoprire.

È nell’ambito artistico che comincia questa avventura, attraverso quattro percorsi, quali “lightspeed”, “retromania”, “total recall” o ancora “disobedience”, in cui il visitatore seguirà il proprio istinto per ritrovarsi immerso nell’allestimento risultato della sua scelta; a voi scoprire cosa vi attrarrà maggiormente. E il bello è proprio questo, una volta entrati nel festival gli ambiti si mescoleranno e il risultato sarà una totale immersione nell’arte così come nella musica e nella cultura.
La sala concerti prenderà la forma di un’installazione artistica d’ispirazione geometrica in cui immergersi che renderà possibile vivere l’esibizione musicale in un contesto diverso dal solito, rendendola un’esperienza innovativa e spiazzante.

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Uno dei percorsi artistici che sarà possibile scoprire all’interno del festival Outdoor 2018

Ma non finisce qui, perché se i cinque weekend di musica saranno caratterizzati da grandi nomi come Booka Shade, Anja Schneider, Francesca Lombardo, Digitalism, Purple Disco Machine, Cut Kille e Buenaventura, e al contempo tantissimi altri artisti romani posti proprio a paragone, negli altri padiglioni si avrà la possibilità di partecipare a tanti altri eventi collaterali.
Parliamo di conferenze d’approfondimento che analizzeranno i “Nuovi Linguaggi Contemporanei” e come questi si integrano nella nostra vita, mentre indagini gestite dalla RAI cercheranno di scoprire quali programmi hanno contribuito a formare la nostra società contemporanea. Il tutto accompagnato da una postazione studio mobile di registrazione Red Bull Music e dal Wave Market Fair, che scomposto in vari eventi tematici nell’arco di tutto il mese, tenterà di comunicare un messaggio importante rivolto ai giovani: bisogna diventare imprenditori di se stessi.

Un discorso importante quindi, in grado di farci riflettere su cosa sia l’arte e la cultura al giorno d’oggi, cosa significhi viverle nel proprio quotidiano, in una città bisognosa di sentirsi risollevata e riqualificata come la nostra Roma. L’iniziativa integra perfettamente la necessità di riacquisire il territorio circostante, anche fosse solo una vecchia industria abbandonata, e il bisogno di spazio in cui esprimere le proprie passioni, la propria contemporaneità culturale.
Sono proprio posti simili ad avere il più gran valore da donare alla città. Gli spazi vuoti e abbandonati di una metropoli non possono e non devono essere visti come macerie da sotterrare. Essi possono trasformarsi in qualcosa di unico, che sotto l’attenta supervisione programmata dei cittadini, in nome della cultura e dell’arte, può diventare il cuore pulsante di una metropoli, luogo di grandi manifestazioni della nostra generazione, lasciandoci con una sola grande domanda: qual è il patrimonio che trasmetteremo alle generazioni future?

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