Per chi è di Milano, la 90 dice molte cose. Oltre ad essere una delle prime, se non la prima, linea circolare a collegare Milano anche di notte, è una vera e propria istituzione, seppur famigerata.  In questi giorni Milano è cambiata molto, è una città vuota e la frenesia, il movimento tipico di questa città si sono spenti. C’è però una realtà, un luogo che tende a rimanere invariato: la linea 90/91 che ogni giorno – e ogni notte – fa il giro della città portando con sé persone e storie di tutti i tipi.

Il fotografo e regista Fabrizio Spucches è rimasto colpito dalla potenza delle tante storie che questa linea porta con sé ogni giorno e ha deciso, attraverso la fotografia, di farne un racconto in un documentario dal titolo 90 All You Can Eat.

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90/ All you can eat è un documentario d’inchiesta che esamina alcune questioni, come il mistero della vita, della morte e di Dio, attraverso il punto di vista dei “milanesi” di oggi. Questa indagine si svolge all’interno della 90/, la linea di autobus pubblici che, giorno e notte, compie il periplo della città di Milano lungo la circonvallazione esterna.

La certezza della verità rivelata, il dubbio agnostico e l’anarchia atea convivono perfettamente negli Italiani come negli stranieri, nei vecchi come nei teenager, negli esaltati come nei moderati.

90 All you can eat è una fotografia della società italiana di questi primi decenni del nuovo millennio che può contare sulla ricchezza delle differenze culturali, subito evidenti nei volti e, per fortuna, anche nei pensieri della gente.

La 90 circola attorno alla città senza sosta e può accogliere a bordo chiunque. Ma quando fa notte si riempie di senzatetto, immigrati, rapinatori, prostitute, drogati e matti: i “dimenticati da Dio” per antonomasia. Ne viene fuori un ritratto della città contraddittorio,
che alterna molteplici testimonianze, in nessun caso confutabili, presentate al pubblico in una frammentaria mescolanza, come in un grande, sacro e profano: All you can eat.

Testo e fotografie di © Fabrizio Spucches