C’è un posto nel mondo che è da guardare piano, che rimane se stesso, che gronda di vegetazione, di odori, di strade affollate.

A Bali è la stagione delle piogge, eppure il sole scalda tutta l’isola con una forza dirompente. A un certo punto, il cielo si gonfia di nuvole nere, scarica la sua acqua, e ritorna il sereno. Lo spettacolo più bello è al tramonto, quando dopo una giornata nuvolosa, esce il sole per toccare le cose, come a benedirle prima della notte.

A Bali la giornata è finita, in Italia è praticamente appena iniziata. A Bali i bambini escono da scuola, in Italia, invece, è appena suonata la campanella d’inizio. Eppure, se si ascolta bene, gli schiamazzi dei bambini sono gli stessi in tutto il mondo, appartengono a quei rumori privi della necessità della lingua, come una risata.

A Bali, gli occhi di un viaggiatore si poseranno ovunque, su un volto, su una spiaggia, su un tempio, sul fumo d’incenso per le strade e cercheranno di trattenere tra le ciglia ogni impressione, ogni ombra, ogni goccia di quel teatro a cielo aperto.

Bali è un’isola colorata, ma qui ve la presento in bianco e nero, essenziale e scarna.