Ettore Sottsass diceva: l’unica vera funzione delle cose è la vita. E questo vale anche per le città, tutte quelle città che oggi sono deserte, in attesa di essere ripercorse e rivissute da tutti noi. Il progetto fotografico di Camilla Spadaro e Giulia Dal Bon, due studentesse dell’Accademia di Belle Arti a Milano, indaga attraverso due strumenti potentissimi, ovvero la fotografia e il disegno, la città di Milano com’era e come sarà, come tornerà ad essere.

Il disegno rappresenta per definizione la proiezione ancora instabile, temporanea di un’idea, di un possibile scenario. E’ interessante però come queste azioni disegnate rappresentavano fino a qualche mese fa il nostro quotidiano, la vita di tutti i giorni. Il compito di oggi è anche quello di immaginare e di disegnare, la città di domani con la speranza che questi disegni tornino ad essere realtà.

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Il progetto parte dalla situazione in cui ci siamo trovati gradatamente immersi e siamo stati improvvisamente costretti a una regolamentazione della libertà individuale.

Ancora prima che fossero imposte le restrizioni dell’8 marzo, a fine febbraio, comprendendo di trovarci in un momento storico particolare abbiamo deciso di documentare a Milano le prime manifestazioni di questo cambiamento: le scuole e le università chiuse, le prime attività commerciali bloccate, le strade vuote, i mezzi di trasporto non affollati.

In questa situazione iniziale non tutti avevano ancora preso coscienza della gravità della situazione: l’opinione pubblica era ancora divisa tra allarmisti e scettici. Improvvisamente ci siamo trovati davanti alla realtà dei fatti, e non c’erano più opinioni tra cui dividersi, davanti a questa minaccia siamo diventati tutti uguali e nell’arco di pochi giorni la nostra realtà quotidiana è stata sconvolta.

La città è vuota, ma sembra popolata da fantasmi: i fantasmi delle vecchie abitudini. Un luogo non è solo uno spazio fisico, ma è costituito soprattutto dalle persone che lo abitano e dalle azioni che svolgono ogni giorno. In quanti posti transito al giorno? Quante persone incontro? Quante cose tocco? Milano, la città della frenesia, ora dorme. Non ci è stata negata per sempre la libertà, ma le nostre vecchie abitudini sembrano essere rimaste intrappolate tra passato e futuro, come sospese in uno spazio irreale.

Penso che la condizione di isolamento ti porti a dare un valore più grande ad ogni piccola banalità che caratterizzava le nostre giornate, tutte cose che davamo per scontate: prendere un caffè in compagnia, pranzare fuori, scattare una fotografia, entrare in un negozio, prendersi per mano e fare una passeggiata. Mi fa sorridere il fatto che mi manchi persino ciò di cui mi lamentavo.

Fotografie di © Camilla Spadaro e Giulia Dal Bon