Roma, 15 marzo 2019

Se qualcuno mi avesse chiesto all’età di sedici anni di partecipare ad una manifestazione, per paura di non essere all’altezza o di non essere informata abbastanza o anche per superficialità, avrei probabilmente declinato gentilmente l’offerta e così mi sarei persa un’occasione. Ma come accade spesso nel corso della nostra vita, per decidere di buttarci con entusiasmo in quello che desideriamo fare, abbiamo bisogno di rispettare i nostri tempi. La stessa cosa vale per la fotografia, in fondo. Per questo motivo nella giornata di venerdì scorso, in occasione della manifestazione del Fridays for future, ho preso coraggio e ho deciso di buttarmi in questa nuova esperienza.

Ore 10.00, Colosseo

Carica di entusiasmo e con la mia Nikon appesa al collo, sono uscita dalla fermata della metro e mi sono diretta nel luogo dell’incontro. Ad accogliermi… Frastuono, sole, luci, colori, volti parole ed emozioni.

Ho incontrato l’esperienza di chi palesemente ne ha vissute tante e ancora ha voglia di combattere per qualcosa che ne valga la pena, attraverso il ritratto di un anziano incorniciato da una saetta gialla dipinta sull’asfalto. Ho osservato anche giovani donne, entusiaste nel sorreggere la loro protesta, che esprimevano la forza, la loro gioventù e la loro determinazione nel cambiare lo stato delle cose. Ho incrociato la presa di coscienza delle proprie responsabilità e la voglia di salvare l’ambiente di un uomo, attraverso l’azione quotidiana del pedalare. Ho catturato Il bisogno collettivo di scrivere parole che celebrino Greta Thunberg e il riferimento che lei può diventare per molti, espresso anche attraverso un sorriso e uno sguardo complice di due ragazze. Sorge così la domanda assillante “quale futuro?”, palesatosi attraverso lo sguardo determinato di una ragazza che emerge tra tanti altri sguardi incerti. Di fronte al desiderio di alzare la voce ed esprimere la propria preoccupazione nella salvaguardia del mondo, emerge l’amore tra i giovani, che, se sentito, è l’unica certezza. Mi sono ritrovata nel ragazzo che  si arrampica per portare in alto la propria protesta, espressa con caratteri neri sullo sfondo rosso del cartellone. Il movimento che è descritto dalla sua ombra esprime la tensione dell’ascesa, mentre la mano che solleva il cartello rappresenta la determinazione a raggiungere il “traguardo”, il tutto incorniciato da ghirlande d’alloro del monumento, scolpite in rilievo. Vedo in questi giovani intorno a me la voglia di proteggere la loro casa, la loro realtà e il loro futuro non con angoscia e paura, ma col sorriso e la voglia di stare insieme.

Grazie a queste immagini impresse nella mia mente, ho definito quello che rappresenta per me la fotografia. La fotografia mi ha insegnato ad essere coraggiosa e ha compiere gesti che normalmente non avrei mai pensato di fare. Mi ha insegnato ad avere costanza e determinazione nella ricerca di un sentimento che possa essere espresso con un’immagine, quando le parole non vengono. La fotografia, al di là dei tecnicismi, è per me l’espressione della creatività , della vitalità e dell’istinto. Attraverso di lei, ho imparato ad essere paziente ma anche pronta a cogliere l’attimo inaspettato, e , grazie al suo occhio, ho imparato ad osservare gli sguardi delle persone e a cercare di capire quello che normalmente non si nota, o a fantasticare su quello che invece potrebbe essere. Ha ragione Terry O’Neill  quando afferma  “Devi amare le persone. E’ questo il segreto ! Dalle immagini traspare… È questa la differenza tra uno scatto che vale qualcosa e uno scatto senz’anima”. E la fotografia , per me, rappresenta l’amore per la vita.

Copyright testo e foto: © Giulia Pontoriero
Sito web: www.ingenuamentegp.com