Il Metronotte

Favignana, Sicilia
2017

Scogliere a picco sul mare e onde che si infrangono con violenza su di esse. Scogli e nient’altro nella piacevole brezza di un pomeriggio di metà luglio. Uno scenario magnifico e incontaminato se non fosse per un uomo che, solo, siede su una roccia e, solo, scruta quella immensa distesa di acqua. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero visibile a pochi, anzi, invisibile. Una strana persona a sentire i vecchi pescatori che non hanno mai lasciato l’isola: faceva il metronotte, mentre, di giorno, amava vagabondare senza una meta precisa, come un fantasma, invisibile. Nessuno aveva mai capito dove lo portassero quelle sue lunghe passeggiate e neppure si erano mai posti la domanda: era un uomo strambo e solitario e i più pensavano fosse meglio stargli alla larga. Quel pomeriggio di metà luglio una barca a vela stava navigando all’orizzonte; era una semplice barca, anche piuttosto piccola, ma il metronotte la osservava intensamente e con uno sguardo perso e sognante. Come un bambino desideroso di stringere tra le braccia il giocattolo dei suoi sogni così il metronotte sembrava voler a errare quella barca e farla sua per sempre. Ma la barca altro non era che un pretesto, un mezzo per sottrarsi alla realtà di oggi che sentiva non appartenergli e riuscire, così, a tornare indietro nel tempo per rivivere una realtà ormai perduta. Gli occhi del metronotte erano l’obbiettivo attraverso il quale ltrare la realtà e vedere ciò che agli altri sfuggiva. Non amava passare le sue giornate in solitudine, si sentiva incompreso. Non era strano, era solo romantico e nostalgico.

A.VENTI

 

©Enrico Casini, Francesca Fiorentino – Photographers