Il viaggio, un ponte che attraversa vita vissuta e meraviglie velate. Il mio viaggio in Armenia ha segnato nella mia mente gli occhi di mille persone. Alcune di queste le ho fotografate e ve le voglio raccontare.

L’Armenia, messa a confronto con un paese qualsiasi dell’Europa, è una nazione relativamente povera. Lui si chiama Grigor. Un giorno mi si avvicina e mi chiede di scattargli una foto dal momento che in Armenia non tutti si possono permettere un fotografo o una macchina fotografica con la quale fare delle foto professionali. Lui voleva solo una foto.

Lei si chiama Natia. Ho immediatamente percepito la sua bellezza, la sua delicatezza dal primo momento in cui l’ho vista. Non abbiamo quasi mai parlato. Credo che ci siano persone che non hanno bisogno di parlare per far vedere quello che sono. Lei è una di quelle persone.

Lui si chiama Lasha. La sera in cui ho realizzato questi scatti l’ho guardato e ho capito avrei dovuto fotografarlo, non sapevo bene il motivo ma l’ho fatto. Il giorno dopo sono andato a stampare la sua foto e gliel’ho regalata. Lui mi ha guardato, mi ha abbracciato e si è messo a piangere. Aveva bisogno di un regalo. Questa esperienza mi ha segnato nel profondo, mi ha fatto capire la potenza che si nasconde dietro ad una semplice fotografia.

Lei si chiama Nanuka. La persona che vedete nella foto è lei, e lei è così. Non dimenticherò mai il momento in cui ho scattato questa foto. I momenti in cui riesci a rubare l’essenza delle persone e a imprimerla su una foto sono la linfa vitale dei ricordi.

 

Copyright foto e testo © Alessandro Amico