Sono Michele Brasili, ho 24 anni e vivo in un paesino in cui ci sono 4 abitanti e 5 bar. Qui di stimoli ce ne sono pochi, quindi, per necessità ho creato questo progetto. Di base sono un videomaker e amo raccontare storie, così, ho unito questa passione con la ritrattistica.

Odio lo stereotipo di ritratto, ovvero, bella ragazza, location con dei fiori – perché i fiori sono belli – e varie posizioni con le braccia alzate e le mani in faccia, perciò ho deciso di ideare qualcosa che andasse oltre il superficiale. Mi piace cercare nell’intimità delle persone fino ad individuare le piccolezze che rendono ogni persona insolita, particolare.

Il progetto in sé è semplice:

Incontro la persona davanti ad un caffè e facciamo una chiacchierata, mi faccio raccontare pensieri o singolarità che sentono di avere, così, inizio a immaginarmi il tipo di fotografia che andrò a scattare. Trovo quindi un momento della sua quotidianità che al meglio la rappresenta e lo vivo insieme a lei, come se fosse un documentario, però fotografico. Cerco sempre di rappresentare i dettagli che appartengono solo a quella persona, parlo di stranezze che ognuno di noi ha e che ci rendono umani. Quelle stranezze che si scoprono solo quando conosci una persona da molto tempo, per dire, una ragazza mi ha confidato di aver problemi a distinguere la destra dalla sinistra, così, porta un anello per capire quale sia la destra, un’altra, da ormai 10 anni mangia solo con il cucchiaio trovato nei Coco Pops  (avete presente?), oppure un altro ragazzo ha il sorriso rivolto verso il basso quando ride. Mi fermo sennò mi vengono a cercare.

La spontaneità, l’umanità e le particolarità sono alla base di quello che voglio trasmettere.

Voglio continuare questo progetto per tutta la vita e riuscire a scoprire e raccontare le caratteristiche più stravaganti. Mi hanno detto di scrivere massimo 1500 caratteri perciò chiudo.

E basta ritratti con i fiori o le mani in faccia!

© Michele Brasili

Lui è Andrea e difficilmente passa inosservato.

E’ uno di quei tipi misteriosi e riservati che fanno strage di cuori. Quelli che hanno sempre la sigaretta in bocca e sguardo perso nel vuoto, che non si sa cosa stanno guardando però fa figo.

Andrea fa il meccanico. Sono stato un pomeriggio nella sua officina a cercare di catturare quel particolare che lo rendesse cosi incomprensibile.

© Michele Brasili

Diana ama suonare il pianoforte, ha 5 gatti, la sua vita è colore rosso e da grande vuole fare la professoressa. La particolarità che ho voluto catturare è quel momento di pausa che lei dedica a se stessa.

Va su una panchina in cima ad una collina, con un libro di poesie in una mano e una birra nell’altra e si fa i fatti suoi.

Mi piaceva l’idea di ritagliarsi un po’ di tempo durante la giornata per stare da soli con se stessi.

© Michele Brasili

Lei è Monia ed ha una spiccata emotività.

Durante il primo incontro mi è rimasta impressa perché parlava, poi rideva, subito dopo si è messa a piangere, poi di nuovo sorrideva, poi arrossiva, poi rideva mentre piangeva.

In questa serie ho cercato di catturare proprio questa sua sensibilità.

© Michele Brasili

Nadia non è una persona è un’esperienza. Appena la conosci tutti i tuoi problemi di tristezza spariscono.

Una sua particolarità è quella di essersi inventata un’emozione con tanto di espressione facciale associata: la saas.

Quando una persona con cui stai parlando sta dicendo un sacco di cazzate e tu lo sai, quella sensazione che provi è la saas. Come se vai a spiegare come si fanno le foto a Salgado.

 

Se volete continuare a leggere i racconti di Michele Brasili, li trovate qui sotto:

www.accrocco.it