di Francesco Zannini

La breve sequenza di fotografie che presento parte da alcune foto che ho scattato in Uganda, dove sono stato per fare volontariato la scorsa estate. Non soffermandomi troppo sulla descrizione, ma volendo lasciare più spazio all’osservazione e partecipazione attenta, aggiungo solo una cosa che mi colpisce sempre quando riguardo questi volti. Mi colpiscono le espressioni di queste persone perché ci guardano e sembrano chiedere qualcosa a ciascuno di noi, ci guardano con una nudità che trafigge e che sembra portare alla luce domande come: Chi siete veramente? Per cosa siete fatti? Che vita conducete voi che avete tutto quello che noi desideriamo ma che non abbiamo? Sembra che provino una certa invidia per il tanto ambito e conteso Occidente, ma secondo me si tratta solo di una curiosità e non invidia perché la vita che si respira in Africa è diversa, più vera, più intensa, una ‘morte viva’ come ho pensato spesso quando vivevo con loro.

Il fulcro di quello che faccio attraverso questa forte passione che mi rende vivo è cercare di descrivere e interpretare la realtà, quello che ai miei occhi è un intrecciarsi tra il bene e il male. In questo intreccio intravedo la bellezza, la misera condizione umana e i molteplici rischi con cui essa si trova a convivere. Una critica alla società che, tuttavia non è solo critica, perché ci sono tante sfaccettature a mio parere tristi di questo vivere dinamico, ma c’è anche una bellezza impressionante che controbilancia tutti i nostri sbagli. Insomma un intreccio, una compenetrazione tra il bene e il male, tra noi piccoli e questa vita grande; un intreccio di contrasti e paradossi, un intreccio di felicità e sofferenza. Riprendendo quanto detto nella sezione ‘Uganda’ (ci tengo a precisare che le due sezioni presentate non sono distaccate, da intendersi come due mondi diversi, le due realtà parlano dello stesso intreccio, solo in forme differenti) il rischio che vedo per la nostra vita buffa è che si riduca ad una ‘vita morta’, perché abbiamo tutto ma troppo facilmente perdiamo noi stessi e siamo distratti di fronte a ciò che è, come scrive Wallace, così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti.

Copyright foto e testo © Francesco Zannini