di Ray Morrison

Da piccolo i miei mi portarono in Russia. Ricordo che una sera, parcheggiati vicino alla piazza centrale della cittadina, chiesi a una ragazzina come mai le persone in quel posto stessero ballando così appassionatamente a occhi chiusi. Mi rispose che sua nonna le diceva sempre che, mentre noi ascoltiamo la musica, lei ascolta anche noi. Attenta, ci ascolta se parliamo con il corpo, attenta, ci ascolta se le parliamo con il cuore.

Aveva ragione quella ragazza?  Ogni anno, a Luglio, gente da ogni parte del mondo va all’Umbria Jazz, un festival che, negli anni, ha attratto molti nomi importanti, dai grandi classici ad una Lady Gaga duettante con Tony Bennet. Trovo comprensibile che la gente venga per artisti così bravi, ma se questo non fosse l’unico motivo?.

Uno di quei giorni nel mese di Luglio, gironzolavo per Perugia. Ho deciso di fotografare qualche volto in quelle strade accarezzate dal Jazz. Scattando chiedevo sempre: “sei qua per un artista in particolare? O senza un programma preciso e magari in vacanza?”.

Dopo pochi rapidi colloqui era chiaro che nessuno era là con uno scopo specifico. Come la ragazzina russa, erano là per incontrare gente, per ascoltare e soprattutto ascoltarsi, per essere parte dell’universo.
L’ansia o la depressione, uno dei problemi più grandi dei nostri tempi, sembra derivino, oltre che dalle singole situazioni socio-familiari e dalla sensazione di non essere compresi, anche dalla mancanza del senso di appartenenza a qualcosa o qualcuno. “Sembra che uno degli antidoti più efficaci sia potenziare questo senso di appartenenza. Anche se si sta bene, questo aspetto andrebbe sempre curato. Si dice che in Israele, pur con la paura di imprevedibili piccole o grandi bombe, le persone siano meno ansiose e più felici. Sembra derivi proprio dallo spiccato senso di appartenenza al loro popolo e al loro stato. Umbria Jazz, fra le note dei sassofoni, offre un multietnico ritratto del nostro mondo, unito dalla musica, fatto di cuori che vogliono essere capiti e ascoltati. Per questo sono andato e ho scattato i volti dal Marocco, dal Kenia, dal Messico e dal Regno Unito, per citarne alcuni. Perché non ci sono confini con cui famiglie o politici possono recintare quel bisogno, che tanti abbiamo, di andare a sfiorare altri esseri umani, contenitori di splendidi cuori.

 

Copyright foto e testo ©Ray Morrison